Di quell’intervento societario che ha certificato le scelte e del mal di trasferta di Reggio Emilia

Di Alessandro Luigi Maggi

Uniti, alla meta. 24 ore, e poi sarà tempo di finale scudetto. Jasmin Repesa chiama a raccolta il popolo biancorosso allontanando distrazioni e voci di mercato. Non conta altro, e così è anche per il popolo stesso, scottato da quel fallo difensivo che poteva essere offensivo, e da quel rimbalzo infine concesso.Dunque finale, con una serie di concetti da analizzare. In primo luogo per il discorso turnover. Nella sua intervista a «La Gazzetta dello Sport» Rakim Sanders sorride sulle sue precedenti esclusioni, sottolineando come fosse decisione originaria del coach quella di ruotare i giocatori a disposizione. Di fatto, le prime tre gare contro Venezia hanno ricalcato, nelle esclusioni, quelle precedenti con Trento: McLean, poi Jenkins infine Sanders. Ma dopo quell’1-2, qualcosa è cambiato. Per la terza volta, dopo l’eliminazione in Eurolega e il ko di Berlino in Eurocup, la società è intervenuta direttamente, lanciando segnali al tempo stesso di serietà e richiamo all’ordine. Discorsi a quattrocchi, anche per ribadire come il futuro sia luminoso, ma nasca dai comportamenti del presente. Da quel momento, a prescindere da successi comunque non brillanti, ma sostanziali, le scelte sono state chiare, e il turnover ha prodotto la costante eliminazione di Charles Jenkins. Il gioco durerà anche contro Reggio Emilia? Tante le variabili, ma lo stop definitivo di Stefano Gentile cancella un uomo dal perimetro avversario, e allora Bruno Cerella e Oliver Lafayette, nel loro primario concetto di baluardi difensivi, possono quantitativamente bastare. Meglio quindi concedersi tante armi tra chi può tenere il pitturato, tenendo conto di come Vladimir Veremeenko (ma pochi in Italia possono tenere Batista nell’uno contro uno quanto Golubovic), soprattutto nelle prime sfide, sarà certamente menomato fisicamente.

In tutto questo, vi è poi da considerare l’animo reggiano. Per la prima volta Max Menetti vivrà una serie «pesante» senza la garanzia del PalaBigi. Nei due atti più importanti della sua esperienza reggiana, con Sassari e Avellino, il fattore-campo è stato il segreto per garantirsi, quanto meno, un arrivo in volata in mezzo al pubblico amico. Menetti, ora, sa come tutto debba passare da una vittoria al Forum, ma il record i 8-11 stagionale lontano da Reggio non è il migliore dei biglietti da visita.

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