E’ solo gara-1 ma…

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dalla pagina «Play me or trade me» di Alberto Marzagalia

In archivio le gare 1 dei quarti di finale e tutto sommato nessuna sorpresa.
Avellino ha aperto le danze con un netto successo su una Pistoia che sembra aver esaurito la scorta dei miracoli: onore ai ragazzi di Esposito, grandiosi per aver fatto fruttare al meglio il tesoretto accumulato nel girone d’andata, ma Avellino pare semplicemente più forte e non vedo come possa non vincere questa serie con una certa facilità.
Nella serata di sabato vi era grande attesa per il remake della finale 2015, tuttavia non si è vista esattamente una pallacanestro di categoria, escluse alcune prove individuali di un certo valore.
Aradori ha disposto come voleva della difesa (?) di Sassari mentre Silins ha regalato una pulizia di gioco, soprattutto nel passaggio, che ha pochi eguali nel nostro campionato.
Isolani decisamente poca cosa: se nei playoff non difendi, le partite non iniziano nemmeno. 20 rimbalzi, di cui “ben due” offensivi credo la dicano lunga sulla situazione dei sassaresi.
Aggiungiamo che se Logan non fa il fenomeno, Sassari non fa che rispettare l’andamento equivoco di tutta la stagione.
Preoccupa un po’ in casa reggiana la condizione di Kaukenas e Lavrinovic, che restano determinanti: 2/5 da due per un totale di 30 minuti.
Grissinbon squadra migliore, e non di poco, ma come sottolineava correttamente Menetti, la spunterà chi manterrà il piede sull’acceleratore dell’intensità e della concentrazione, cosa che a Sassari riesce solo a sprazzi, troppo pochi.
Cremona è in debito di ossigeno e anche qui, come per Pistoia, non si può che fare un monumento alla stagione di Pancotto, tuttavia pare che la spia della riserva sia accesa da un po’ troppo tempo: domani vita o morte, altrimenti sarà Venezia, che pare rinfrancata dai nuovi arrivi, sebbene vi sia stato un Pargo pressoché nullo.
Nella cornice di un Paladesio già a temperature tropicali, dove puoi gustare un’indimenticabile birra analcolica attorno a tavolini in plastica sponsorizzata ormai desueti perfino negli oratori più sperduti, dove una signora deve avere una complice che faccia il palo dinanzi alla porta rigorosamente rotta della toilette se vi si deve recare, Milano gioca una partita seria in un contesto che poteva essere difficile e che non sarà semplice per il resto della serie.
Importante separare però due concetti: difficile psicologicamente affrontare chi ti ha battuto con merito tre volte su quattro, ben diverso farlo in condizioni di forma fisica quali quelle attuali e con Esteban Batista in campo.
Trento non ha armi né corpi da opporre al centro uruguagio e questo peserà, come è stato ieri, tantissimo, nonostante sia stata la prima prova sotto il 50% al tiro per il centro milanese (e sulle statistiche bugiarde ci torniamo presto..).
Repesa se l’è giocata con grande intensità proprio laddove l’aveva persa, limitando moltissimo gli esterni trentini che tanto avevano fatto male in Eurocup e portando Wright dove non è così efficace.
La partita a scacchi tra i due coach continuerà, così come è stato per almeno una decina di cambi speculari nel corso di gara 1.
In America, paese totalmente asservito alla statistica, si dice che “Ci sono bugie, grandi bugie e statistiche”: ecco servita la prova di Charles Jenkins, 23 minuti, 1 punto, -5 di plus/minus.
Sporcati almeno 15 palloni, negate una decina di linee di passaggio, rallentata più e più volte l’entrata nei giochi di Trento, un paio di giocate di quelle che infiammano partita e palazzo: ora chi lo lascia fuori per gara 2?
La profondità del roster milanese permette a JR di spalmare il minutaggio con precisione scientifica nella distribuzione dello sforzo, laddove solo Lafayette raggiunge i 30 minuti di impiego e Kalnietis arriva a 27: per Buscaglia invece è più dura, giocando ogni 48 ore, con Pascolo, Lockett e Wright oltre i 30 minuti.
Menzione ancora una volta d’onore per Dada Pascolo: sono ormai diverse stagioni che questo giocatore viene dato per inadeguato al livello cui accederà la stagione seguente, perché non ce la farà, perché non ha il fisico, perché non ha kg etc. Credo sia definitivamente il caso di ammettere che si tratta di un ottimo giocatore di pallacanestro, tecnicamente devastante per la sua atipicità ed un uso del perno favoloso, fisicamente difficilissimo da affrontare per via delle braccia che ricordano solo quelle di Solfrini (nostalgia canaglia..) ed in grado di comprendere il gioco e le sue situazione al meglio.
La costante pressione mantenuta fino a sei metri dal canestro alla fine ha avuto la meglio su Trento e credo che Repesa ci abbia detto una mezza bugia quando sostiene che bisogna lavorare meglio a rimbalzo (39-38 TN con 17 offensivi a 10): tale intensità crea spesso degli 1vs1 sotto le plance in cui si può perdere il duello, ma la guerra è quella che conta di più e la guerra, con Trento, si vince tra i due ed i sei metri dal ferro.
Detto questo sono playoff, quindi ogni successo vale 1 come ogni sconfitta e da stasera si riparte da zero a zero con molto, moltissimo in mano ai coach ed agli aggiustamenti.

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