Vi vogliamo così. Vince il Panathinaikos, ma ad Atene è un’altra Olimpia Milano

Alessandro Maggi 9

Lontano dal Forum l’Olimpia Milano ritrova la voglia di lottare. Ad Oaka, con Alec Peters in infermeria, e Marko Guduric lasciato a lungo a guardare, cavalcando a lungo il doppio centro Diop-Booker, i biancorossi giocano una gara orogliosa contro una delle grandi favorite per il titolo, cedendo solo nel finale. E’ vero, la classifica non cambia, anzi, si aggrava, e i ko in fila sono sei nella massima competizione continentale, ma è questa la squadra che tutti vogliono vedere.

Ovvero combattiva, davvero underdog, capace di trovare un passo in avanti non da tutti, ma da molti sì, come Wright e Darius Thompson. Alla fine, la profondità e il talento del Panathinaikos hanno la meglio, però resta la prestazione. Cui è obbligatorio dare seguito, anche al Pireo. 80-75 il finale. 20 per Nunn, 13 per Lessort con 11 rimbalzi. Milano che regge a rimbalzo, 39-35, ma ha 8/30 da 3. 15 di Hall, 10 di Vole, Bolmaro, Thompson e Diop. Solo 6’ per Guduric.

La partita

L’Olimpia Milano accarezza l’impresa all’OAKA, ma si arrende al Panathinaikos dopo una battaglia decisa negli ultimi possessi. La squadra di Poeta reagisce a undici punti di svantaggio, mette in difficoltà i greci con il doppio lungo e arriva avanti nell’ultimo minuto e mezzo. Poi pesano i rimbalzi offensivi di Lessort e le giocate di Nunn. Mathews ha la tripla del pareggio sul 78-75, ma il suo tentativo non tocca il ferro.

Milano parte con Hall, Bolmaro, Burnell, Cole e Wright. Il centro firma tutti i primi sei punti biancorossi, tra schiacciate e presenza difensiva. Il Pana fatica al tiro, ma trova nei rimbalzi d’attacco il modo per restare vicino. Cole dà sostanza all’attacco e l’Olimpia chiude il primo quarto avanti 19-18, mostrando subito di poter competere.

Nel secondo periodo arriva la prima spallata dei padroni di casa. Lessort e Hernangomez alimentano l’attacco, Nunn cambia ritmo e punisce la difesa milanese: un parziale di 12-1 porta il punteggio sul 36-25. Poeta trova però risposte importanti schierando insieme Diop e Booker. Milano recupera consistenza sotto canestro, Booker raccoglie punti dalla lunetta e Hall firma le due triple che riaprono tutto: all’intervallo è 40-37, nonostante gli undici rimbalzi offensivi già concessi.

La rimonta prosegue nella ripresa. Hall colpisce ancora dall’arco, Bolmaro firma il sorpasso e poi la tripla del 46-42. La difesa biancorossa costringe il Panathinaikos a possessi complicati, mentre Booker continua a incidere vicino al ferro. Nunn risponde con giocate individuali, ma il finale del quarto è di Thompson: tripla e canestro in piroetta per il 61-60 Milano alla terza sirena.

L’ultimo periodo è una lotta. Il Pana prova a scappare, l’Olimpia resta aggrappata con Bolmaro e un Diop prezioso sui due lati del campo. L’uscita di Booker per cinque falli priva però Poeta di un riferimento. Hall trova il 71-70, poi Cole segna da tre il 74-73 a 1’50’’ dalla fine.

Milano ha il possesso per allungare, ma non chiude il conto. Lessort domina una sequenza di rimbalzi offensivi da cui nasce il nuovo sorpasso greco, con il tocco irregolare di Hall sul pallone sopra il ferro. Lo stesso Hall sbaglia in attacco, Nunn firma il +3 a sette secondi dalla fine. Un libero per parte lascia all’Olimpia l’ultima occasione: Mathews fallisce la tripla. L’impresa sfuma, dopo una prova di carattere e qualità.

9 thoughts on “Vi vogliamo così. Vince il Panathinaikos, ma ad Atene è un’altra Olimpia Milano”

    1. Ma il risultato non cambia. Il problema non è solo Guduric ma è più complesso: abbiamo una squadra di bidoni!

    2. Cambiando l’ordine dei fattori il prodotto non cambia: giochiamo male e perdiamo, giochiamo bene e perdiamo sempre. 1-7 e poche storie. Anche i bidoni hanno un minimo di orgoglio.

  1. Mah. Avessimo vinto ma volerli cosi avendo perso mi sa molto di squadra di secondo se non terzo piano che stupisce se perde di poco

  2. che sia una squadra di secondo piano è indubbio ma almeno stasera ha non fatto vedere qualcosa di decente.

    Avessero giocato sempre così la classifica sarebbe differente anche con i limiti evidenti di questa squadra.

    1. Che dire, un’ottima prestazione! Peccato solo per quel piccolo dettaglio chiamato tabellone: sesta sconfitta di fila, record 1-7 e la certezza che la bellezza salverà il mondo, ma non la nostra classifica.

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