
Marko Guduric, in queste ore, si è raccontato al sito ufficiale di Olimpia Milano. Ecco due passaggi.
Sull’essere Clutch
“Ricordo molto bene quei momenti, anche se sono passati più di dieci anni. Non credo necessariamente di essere quello che si dice in gergo, un Clutch Player. Non sono un Clutch Player. Non ci penso mai. Voglio solo fare la cosa giusta per la squadra. Per tutta la mia carriera ho cercato di fare ciò di cui la squadra aveva bisogno in quel momento e di mettere i miei compagni nella posizione giusta per avere successo e per aiutare la squadra a vincere. Ma in qualche modo, nella mia carriera, molte volte la palla mi è arrivata nei momenti cruciali. E quando succede, non sono un giocatore timido. Non mi tiro indietro di fronte a un’opportunità, alla possibilità e alla responsabilità. E mi ritengo fortunato, grato a Dio, e a tutti i miei allenatori e compagni di squadra per avermi dato fiducia e di aver creduto nella mia capacità di prendere la decisione giusta”.
Sull’importanza della vittoria
“Me l’ha insegnato Saras Jasikevicius. Prima di ogni finale, non importa di quale competizione, diceva sempre che un trofeo è un trofeo e imparerai ad apprezzarlo di più con il tempo, quando ti guarderai indietro. E io ho compreso quella lezione. Nel 2026 c’è solo uno scudetto che viene assegnato, c’è solo una Coppa Italia poi c’è solo una Supercoppa. Quando siamo più giovani, diamo alcune vittorie per scontate. A volte si pensa che sia facile vincere. Alcune cose che mi sono successe nella mia carriera inizialmente mi sono sembrate facili, troppo. Poi col tempo si capisce e impara come e quanto bisogna affrontare ogni giorno per prepararsi e prendersi cura della propria vita e della propria carriera. Per questo per me ogni trofeo è importante e ogni volta voglio vincerlo perché so che un giorno sarò orgoglioso di ognuno di loro”.
