Gianmaria Vacirca: Un sogno vincere lo Scudetto a Milano. Brooks preso con convinzione. E ho il rimpianto Shields…

Alessandro Maggi 1
Gianmaria Vacirca Olimpia Milano

Gianmaria Vacirca, oggi general manager di Derthona Basket, ha raccontato a Simone Mazzola di Backdoor Podcast i suoi due anni da direttore sportivo di Olimpia Milano. Un’esperienza professionale e personale molto intensa, culminata con la conquista dello Scudetto.

«La mia esperienza a Milano, per una serie di congiunzioni e fattori in parte voluti e in parte no, mi ha portato ad avere un ruolo quasi costruito su misura», ha spiegato Vacirca. «Mi era stata affidata la responsabilità del coordinamento degli uffici e del mondo corporate. Ero l’interlocutore per la parte finanziaria e aiutavo le altre componenti della società nel controllo di gestione, rendendolo compatibile con le diverse esigenze».

Un incarico che gli ha permesso di crescere ulteriormente: «Da una parte potevo svolgere un lavoro che avevo nelle corde grazie alle esperienze precedenti in realtà strutturate; dall’altra ho avuto un upgrade personale, confrontandomi con un punto di riferimento di livello superiore».

Vacirca ha avuto anche responsabilità nell’area sportiva: «C’era una parte di campo nella quale dovevo coordinare gli scout già presenti nella società. Abbiamo cercato di dare al lavoro un’impostazione sistemica e un metodo. Mi ha fatto piacere poter lasciare qualcosa, non soltanto alle persone, ma anche come struttura di lavoro».

I due anni all’Olimpia Milano hanno richiesto un impegno totale: «È stato molto consistente e ha comportato un radicale cambiamento di vita. Sono arrivato a Milano con una figlia di sette mesi e mancavo dalla mia città da dieci anni. Ho dovuto riabituarmi anche a quelle dinamiche».

Il dirigente di Derthona si è soffermato soprattutto sui sacrifici richiesti dall’EuroLeague: «È un impegno sottovalutato per tutte le persone che lavorano intorno ai giocatori. Dirigenti, fisioterapisti, staff medico, allenatori, assistenti e personale degli uffici sacrificano tantissimo della propria vita privata. All’Olimpia ci sono persone che svolgono da anni un lavoro incredibile, alcune in prima linea e altre dietro le quinte».

Vacirca ha citato due esempi: «Penso a Filippo Leoni, che conduce una vita incredibile per il suo impegno, e ad Alessandro Barenghi, responsabile delle divise da tantissimi anni. Sono persone che magari si vedono meno, ma che dedicano completamente la propria vita a questo lavoro».

Il ricordo più bello resta lo Scudetto conquistato da dirigente e tifoso: «Mai avrei immaginato, da antico tifoso dell’Olimpia, di vincere uno Scudetto ricoprendo un ruolo nella società. Per me non vale la regola secondo cui vincere rappresenta un sollievo. Fu una grandissima gioia, perché credo che le vittorie debbano essere vissute così».

Restano anche alcuni rimpianti: «Le due sconfitte nelle finali di Coppa Italia ancora oggi mi tormentano. Ho vissuto tante finali da dirigente, ne ho perse diverse e ne ho vinta soltanto una, con Cremona. Quella all’Olimpia è stata comunque un’esperienza molto forte, che rifarei».

Vacirca ha poi raccontato la scelta di portare Armoni Brooks a Milano: «Brooks, come altri giocatori, fu il risultato di un lavoro di gruppo. Con me lavoravano Alberto Rossini, grande dirigente dell’Olimpia per oltre dieci anni, e Ismail Senol, che era da tempo lo scout della società e successivamente ha lavorato per un anno e mezzo all’Efes come sport director».

Decisivo anche il contributo dello staff tecnico: «C’era un lavoro di selezione e di filtro, poi si passava agli assistenti allenatori. Quell’anno prepararono un’enorme quantità di clip sui giocatori selezionati, sotto il coordinamento di Mario Fioretti, che considero il maestro internazionale delle clip».

L’Olimpia si mosse con largo anticipo: «Provammo a prendere Brooks prima ancora dell’inizio dei playoff della stagione precedente. Sua moglie era incinta del terzo figlio, ma portammo avanti l’operazione molto presto e con grande convinzione, offrendogli un contratto biennale. Alla fine della sua prima stagione gli scrissi un’email dicendogli che, secondo me, sarebbe stato l’MVP dell’anno successivo. Non avrei mai immaginato che avrebbe conquistato tre premi di MVP».

Infine, parlando dei giocatori più significativi della sua esperienza milanese, Vacirca ha scelto Shavon Shields: «Era il capitano dell’Olimpia. Ho un po’ il rimorso di non aver esplorato ulteriormente il nostro rapporto. È una persona dal carattere particolare, molto legata alla famiglia e alla società. Per Milano era un giocatore che sentiva davvero di appartenere all’Olimpia».

One thought on “Gianmaria Vacirca: Un sogno vincere lo Scudetto a Milano. Brooks preso con convinzione. E ho il rimpianto Shields…

  1. Insomma, come per chiunque sia stato in Olimpia in questi anni di sconfitte ed umiliazioni (dove conta), le dichiarazioni si assomigliano tutte: ” un grande onore, una splendida esperienza etc etc”……non uno che spieghi cosa, in questo paradiso di nome Olimpia, non abbia funzionato…….

    Brooks in questi anni disgraziati è stato un successo, vero, l’unica operazione, ma tutto il resto? ssssss…..silenzio!

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