Peppe Poeta: Pensavo fosse duro allenare in EuroLeague, ma non così duro

Alessandro Maggi
Peppe Poeta Olimpia Milano

Peppe Poeta si è raccontato a lungo a The Benas Podcast, canale YouTube condotto da Benas Matkevicius. Il coach di Olimpia Milano è partito dall’estate successiva allo Scudetto: «È stata fantastica, davvero. Dopo aver vinto il campionato è sempre fantastico. È stata molto rilassante, molto piacevole. Ho avuto circa 40 giorni davvero liberi, ne avevo bisogno».

Il tecnico biancorosso ha spiegato di aver impiegato qualche giorno per staccare dopo una stagione lunga e intensa: «Ci è voluta una settimana. Pensavo fosse duro allenare in EuroLeague, ma non così duro. Con l’amore per questo lavoro, con la passione e l’amore per il gioco, ma è davvero, davvero difficile».

Poeta ha insistito soprattutto sul livello di richiesta quotidiana della competizione: «Non sono mai stato in NBA, posso immaginare che anche lì sia duro. Ma qui, la richiesta che c’è, la richiesta che un grande giocatore ha in termini di preparazione delle partite, di essere pronto, di video session, di correzioni e di tutto il resto, è meravigliosa. Ti sfida ogni giorno, ma allo stesso tempo è davvero molto impegnativa».

Poi il riferimento al lavoro concreto dello staff: «Immagina volare da una parte all’altra e guardare due, tre partite degli avversari. Io guardavo tre partite degli avversari. Non sto facendo niente di speciale, lo fanno tutti. Ma dopo una sconfitta, dopo una vittoria, devi continuare, provare a entrare nella testa di tutti. È davvero un lavoro duro. Era meglio giocare».

Il passaggio dalla carriera da giocatore a quella da allenatore è uno dei temi centrali. Poeta ha raccontato di riuscire comunque a staccare grazie alle sue abitudini estive: «Per fortuna sono ancora nella memoria dei giocatori. Ho il mio posto dove mi rilasso, Formentera, dove sto con i miei amici. Faccio tanti aperitivi, tante cene tardi sulla spiaggia con i miei amici. Questo mi resetta davvero in un ottimo modo».

Matkevicius gli ha poi chiesto da dove arrivi la sua energia positiva. Poeta ha risposto così: «Penso sia qualcosa che mi ha trasmesso la mia famiglia e il posto dove sono cresciuto. Non voglio dire che sia stato difficile perché Sud Italia e tutto il resto, ma una specie di spirito di sopravvivenza mi ha dato questa mentalità».

Il coach di Olimpia Milano ha aggiunto: «Più di tutto, mi piace davvero godermi la vita. Penso che ne abbiamo una sola e mi considero il ragazzo più fortunato del mondo. Ho fatto come lavoro il giocatore di basket e ora alleno al massimo livello. Mi considero super fortunato. Non ho dovuto lavorare un solo giorno della mia vita. Faccio come lavoro ciò che è la mia passione».

Poeta ha poi ripercorso il suo cammino, partito senza grandi aspettative: «Ho iniziato tutto senza aspettative. Per questo mi godo davvero il viaggio. Quando avevo 15, 16, 17 anni non ero mai stato in un settore giovanile importante, mai in Nazionale giovanile. Sono partito dalla quinta divisione. Ho preso ogni passo come un regalo e questo mi ha aiutato ad avere questa mentalità positiva».

Il riferimento agli inizi è molto concreto: «Sono stato fortunato a fare questo percorso, partendo dalla sesta, quinta divisione, guadagnando 300 euro al mese. Partire da lì mi ha dato il valore di ciò che ho raggiunto e di ciò che ho oggi».

Secondo Poeta, partire dall’alto può essere persino più complicato: «Penso sia molto difficile iniziare con grandi aspettative, con un grande contratto quando sei molto giovane, e soddisfare quelle aspettative ogni giorno. È molto più difficile di come ho fatto io, onestamente».

Infine, la frase che sintetizza il suo modo di vivere la carriera: «Quando mi chiedevano qual era il mio sogno, rispondevo sempre: il mio sogno è continuare a vivere il sogno che sto vivendo, ovunque fossi. Anche quando ero in terza divisione e guadagnavo pochi soldi, dicevo: se posso giocare tutta la vita, guadagnare questi soldi e avere il basket come lavoro, va bene. Continuare a mettere il cento per cento in ciò che faccio, sapendo di essere fortunato, e godermelo».

Una filosofia che Poeta dice di aver avuto anche nei momenti difficili: «Molte persone, quando finiscono la carriera, dicono: ora capisco quanto sono stato fortunato quando giocavo. Io non posso dirlo. Io lo sapevo. Me lo dicevo nei momenti duri, negli infortuni, nelle brutte stagioni: sei super fortunato, goditi il momento, stai facendo la cosa migliore che una persona possa desiderare al mondo».

Ora, da allenatore, il livello di stress è più alto. Ma il punto resta lo stesso: vivere il percorso, senza perdere il senso del privilegio. E dopo lo Scudetto con Olimpia Milano, Poeta si prepara alla sua prima stagione piena da capo allenatore biancorosso con la stessa idea di fondo: passione, gratitudine e lavoro quotidiano.

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