Olimpia Milano, il mercato ha una direzione: meno occasioni, più identità

Daniele Baiesi

Il timore dei tifosi dell’Olimpia Milano è comprensibile. Gli addii sono tanti, alcuni pesanti, e l’uscita di Shavon Shields toglie un altro volto storico a un ciclo che, nel bene e nel male, ha segnato gli ultimi anni biancorossi. Ma per capire davvero il mercato dell’Olimpia bisogna partire da una frase pronunciata tempo fa da Daniele Baiesi, alla sua prima estate da plenipotenziario dell’area tecnica: «Credo ci sia da decidere a tavolino chi vogliamo essere e poi cercare di esserlo nella miglior condizione possibile».

Mercato Olimpia Milano: la nuova identità tra Baiesi, addii e scommesse

E ancora: «La sensazione da osservatore esterno è che si siano approcciate le cose partendo dal risultato sportivo e poi andando a ritroso, invece di ottenerlo in base a quello che veniva fatto». Qui c’è il punto centrale. L’Olimpia non sembra essere partita dalla classica domanda: chi offre oggi il mercato? Ma da un’altra: che squadra vogliamo diventare?

Gli arrivi, o gli arrivi attesi, raccontano questo cambio di metodo. Darius Thompson, Devon Hall, Marko Guduric, Alec Peters, con Leandro Bolmaro come elemento in costante sviluppo, formano un core di alto livello. Thompson è un creatore primario, Hall garantisce difesa, taglia fisica e conoscenza dell’ambiente, Guduric aggiunge talento e letture, Peters porta tiro, dimensione e affidabilità. A parte Bolmaro, che resta ancora in una fase di piena costruzione europea, tutti hanno già prodotto cose importanti ad altissimo livello. Tutti sono arrivati in fondo ad EuroLeague negli ultimi due anni, Hall, Guduric e Peters l’hanno alzata da professionisti.

Attorno a questo nucleo arrivano pezzi funzionali. Nicola Akele dà atletismo, taglia e italianità. Jason Burnell è una scommessa, sì, ma coerente: fisicità, energia, capacità di stare dentro un sistema. RJ Cole è l’altra grande prova di coraggio: non arriva come nome da copertina EuroLeague, ma come giocatore chiamato a dimostrare di poter salire di livello. Sono due mosse che possono generare dubbi, ma anche due mosse che raccontano una strategia precisa: non inseguire solo il curriculum, ma provare ad anticipare valore.

Mancano ancora un centro e un esterno. E proprio l’ultimo esterno, dopo l’uscita di Shields, sarà probabilmente la chiave emotiva e tecnica del mercato. Perché è lì che l’Olimpia dovrà decidere se completare il roster con un altro giocatore di sistema o provare a inserire un profilo più pesante, capace di cambiare il livello offensivo della squadra. Perché sì, al momento pare mancare del talento realizzativo.

Il contesto, però, conta. Non c’è una grande free agency. Non è un’estate piena di occasioni certe, soprattutto per chi cerca giocatori pronti, affidabili, compatibili e realmente disponibili. Per questo l’Olimpia sembra aver scelto una strada alternativa: garantirsi dominio e profondità in Italia, costruire una squadra più logica e leggibile, e affrontare l’EuroLeague di rincorsa.

Non significa rinunciare. Significa, forse, cambiare prospettiva. Milano oggi non deve vendere l’illusione di essere già pronta per vincere inseguire una Final Four di EuroLeague. Deve tornare credibile, competitiva, stabile. Deve provare ad arrivare in zona play-in, magari al decimo posto, e intanto ricostruire un’identità tecnica chiara dopo anni in cui troppo spesso il risultato atteso ha preceduto il percorso.

Il mercato, visto così, non è una collezione di nomi mancati o di nostalgie. È un tentativo di scegliere prima cosa essere, e solo dopo chi prendere. Esattamente quello che Baiesi aveva anticipato. L’Olimpia sta provando a non cucirsi un vestito con gli scampoli rimasti sul tavolo, ma a disegnarlo prima. Ora servono gli ultimi due pezzi. Soprattutto l’esterno. Perché l’idea c’è. Ma in EuroLeague, prima o poi, l’idea deve diventare talento, punti e vittorie.

15 thoughts on “Olimpia Milano, il mercato ha una direzione: meno occasioni, più identità

  1. 40 anni fa la Pravda lodava Breznev meno di quanto ROM faccia con la società Olimpia.
    Cmq è divertente leggere certe cose insensate e improponibili.
    Anche questo è il bello dell’estate.

  2. Quello che viene detto con molte parole in realtà si può ridurre a molte meno: ridimensionamento tecnico ed economico oltre che dí obiettivi
    Detto questo:
    la squadra seppur in costruzione è non di livello EL pare avere una sua logica tecnica ed economica;
    dopo la morte di Armani si va a diminuire il budget, cercando nel frattempo soci e partner per tornare in futuro con budget da EL;
    I play in, se anche fossero raggiunti non sono un obiettivo, l’obiettivo per chi fa EL sono i play off per poi tentare la scalata;
    In questi anni passati sotto la gestione Messina avevamo un budget tra i primi di EL e purtroppo non siamo riusciti ad approfittarne raggiungendo una sola final four e non andando quasi mai nei playoff e questo è da addebitare esclusivamente alla gestione tecnica e dirigenziale di E.Messina
    Detto questo, fino all’ingrato di nuovi soci in grado dí portare risorse per affrontare EL con ambizioni da playoff e final four, il nostro obiettivo è la LBA e cercare di evitare figuracce in EL facendo magari qualche buona partita qua e là.
    Per questo obiettivo, la squadra che sta nascendo mi sembra logica, equilibrata e funzionale

    1. Prima si spendeva una montagna di soldi con Messina senza mai raggiungere e né sfiorare l’obiettivo prefissato, almeno così non buttiamo più soldi questa è la vera novità.
      Quello che non ha fatto G.A ora lo fanno i suoi eredi che hanno capito finalmente che l’EL non fa per noi. Infatti Baiesi e Poeta hanno colto la palla al balzo per dichiarare che i play-off di EL non sono un obiettivo e Infatti si nota dai giocatori che stanno arrivando.

  3. Bella la domanda “Che squadra vogliamo diventare”?

    Quella che tiene i migliori e aggiunge altra qualità per aprire un ciclo dopo Messina direi di no, perchè il quintetto è stato smantellato la notte dopo lo scudetto: via Nebo, Brooks, LeDay Ellis, Shields. Ora via anche Mannion.

    I sostituti non sono all’altezza dei partenti. E i partenti non hanno raggiunto la post season di Eurolega.

    Aggiungiamo l’incertezza societaria degli eredi di Giorgio Armani, privi di passione, che tirano avanti fino alla vendita e mantengono lo status quo, per cui gli va bene qualche titolo locale in chiave marketing, ma non hanno sogni europei.

    Cosa mai potrà andare storto?

  4. Leggo di scommesse, leggo di coraggio……ogni cosa, prima che i fatti (il campo) diano una lettura precisa, si presta a racconto, a interpretazione, in sostanza, ad ora, vale tutto

    Io potrei dire che questo prese sono la dimostrazione di una “minorata capacità” di movimento sul mercato cestistico, Maggi ci racconta come sia (questa ristrutturazione del roster) un modo di “ripensare il basket”……vale tutto (in questo momento)

    Passare insomma da delusione conclamata (rispetto alla falsa grandeur del recente passato), a sorpresa possibile, certo è un cambiamento di “status” o di “standing”……magari accadesse

  5. Le mie perplessità su Burnell, le ho già espresse, ma ovviamente remo a favore perchè tutto vada per il meglio.
    Con le difficoltà di Leday, ci penserei (fa pure rima!!) un attimino, su Eboua non si sa più alcunché !!
    Su “Done Deal Cole” penso servirà una buona dose di pazienza per far si che sia disciplinato in una squadra dove forse non potra, e non dovrà, tenere il pallone in mano per 15/20″ ed andare al tiro spesso come lo abbiamo visto forzare in quel della Reyer Venezia. Le sue penetrazioni saranno importanti per punire la difesa che si allarga per marcare il, tiro dal perimetro. Il penetra e scarica sarà uno dei live motive dell’attacco milanese, spero.
    Anche le scelte di tiro dovranno essere più sensate, ma la sua imprevedibilità e il suo tiro da 3 e la velocità, a scapito del suo fisico, dovrebbero consentirgli di ben figurare anche in EL, ma non deve commettere gli stessi errori di NML.
    Per il giocatore finalizzatore e soprattutto il centro attendiamo impazienti

    Forza Olimpia

  6. Povero Maggi, ha capito l’andazzo e piuttosto che esprimere il proprio dissenso dopo che per anni ci hanno intortato, si è piegato a 90 🤣🤣🤣

  7. Inutile nascondere che perdere Brooks e Shields non è un bel segnale, significa perdere quelli che avevano i famosi “punti nelle mani”.
    Ma in realtà è da 10 anni che quando l’asticella dell’asta diventa alta Armani non rilancia. Credo che sia sempre stata una scelta che io a malincuore rispetto.

    Ci sono stati molti giocatori ormai affermati in Europa che hanno iniziato dall’Italia e poi come scommesse se ne sono andati per poi affermarsi. Quindi alcune scelte di quest’anno vanno in quella direzione.

    Non esprimo giudizi, non credo di avere conoscenze e competenze per emettere sentenze…io aspetto

    1. Quello che sta avvenendo è il primo ridimensionamento da quando 20 anni Armani prese la società, non è una cosa già vista.
      Ed è questo che preoccupa.
      Come ha scritto Lucky, tutto questo in attesa di vedere come evolveranno gli assetti societari.

  8. Baiesi era stato più che chiaro in merito ed io stesso l’altro giorno ho sottolineato come il mercato stesse seguendo le linee guida che Baiesi e Poeta avevano tracciato. Si parla di ridimensionamento e nemmeno si attende che il roster venga completato e nonostante ci siano stipendi milionari a Thompson, Guduric, Hall e Peters (Peters acquistato dal claub che ha appena vinto l’EL).
    Il roster che ha vinto il triplete si è capito benissimo nel corso della stagione come fosse stato costruito da Messina senza preoccuparsi del fatto che dovesse essere ereditato da Poeta, è giusto che Poeta venga giudicato con un roster costruito in base alle proprie preferenze assieme alle capacità di Baiesi ed è quello che sta succedendo.
    La proprietà Armani ha sempre stabilito un limite oltre il quale non spingersi per il monte ingaggi, aste per acquistare o trattenere giocatori a suon di milioni non sono mai state fatte, dopo 20 anni di proprietà direi che dovrebbe essere assodato invece leggo continuamente tifosi che criticano e pretendono eccessi di spesa di soldi altrui, non capirò mai su che base un tifoso possa “pretendere” che un proprietario spenda un quantitativo di denaro per poi riempirsi la bocca di tante belle parole sul “bisogna tifare i colori”, “si stava meglio quando eravamo in 1000 al Lido a tifare per la maglia” e amenità varie.

    1. Quali linea guida parli? Baiesi e Poeta da scaltri quali sono hanno capito l’aria che butta e preferiscono vincere in Italia per salvarsi il c u l o proprio come quello (il tuo pastore) che li ha messi li.
      Ma non eri tu che scrivevi che il roster 2025/2026 era stato composto da Messina anche in funzione di Poeta? E ora lo rinneghi dopo che per mesi l’hai ribadito e straribadito fino alla nausea? Non ti è rimasto un briciolo di coerenza? Tu cosa vuoi capire? Sei solo un Cap(rone).

  9. Non voglio giustificare coloro che pensano di conquistare il Nasdaq coi soldi altrui, però, quantunque il danaro abbia sempre un valore, vero è che la proprietà-società Olimpia non sia l’imprenditore lombardo che ha tirato su l’aziendina, ma un colosso del lusso, in cui Olimpia Milano rappresenta un granellino di sabbia (magari di quelli che entrano nei sandali dando un discreto fastidio) eredità di Re Giorgio

    Penso che il basket non importi più di tanto all’attuale assetto societario, ma penso che anche Lui, Re Giorgio abbia sempre messo paletti ben precisi rispetto al suo impegno in Olimpia……padrone, anche mecenate, ma fino ad un certo punto……

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