Arthur Kenney: Milano è casa per me. Le vittorie si dimenticano, le sconfitte no…

Alessandro Maggi

Le parole di Arthur Kenney nel giorno delle celebrazioni dei 90 anni di storia del club

Arthur Kenney è tra i grandi ospiti al Forum per le celebrazioni dei 90 anni di storia del club: «E’ casa per me» le sue parole a LBATV, che ha dedicato uno speciale LIVE sulla sua piattaforma.

Le parole di Arthur Kenney

«A Milano ho fatto tre anni, e per tre anni abbiamo giocato lo spareggio contro l’Ignis Varese, i nostri cugini-nemici. Però, quando loro giocavano contro squadre come il Real Madrid e le altre squadre straniere, tifavamo per loro. In campo, invece, erano davvero sfide con grandissimo agonismo, ma fuori dal campo una cosa era diversa dall’altra.

Sono venuto qua anche perché, per fortuna, avevo visto il Milan del 1966, quando vinse la finale contro lo Slavia Praga: la trasmisero sulla televisione americana. Così vidi per la prima volta Bradley giocare con una squadra italiana. Un mio amico mi disse: “Vieni a vedere in televisione Bill Bradley che gioca per una squadra italiana”. Allora andai per seguire la continuazione della carriera di Bill Bradley».

Poi, fu amore: «Invece Vianello, che era capocannoniere, e gli altri giocatori, l’angelo biondo Riminucci, che giocava veramente, veramente bene. Dissi: “Bradley è fortissimo, ma anche gli altri sono davvero fortissimi”. Poi c’erano il coach Cesare Rubini e l’assistente Sandro Gamba. Era una società veramente di alta classe».

E sul club: «Più che una cultura, era una famiglia. Lo sponsor era la famiglia Sada. Ieri abbiamo fatto una riunione con Tino Sada e Giovanna Sada, 95 anni e 84 anni, e poi con le figlie. Ieri è stata proprio una giornata tutta Sada. Veramente persone squisite, era davvero una famiglia».

Tra i ricordi negativi, Belgrado: «Sì, ci avevano fatto un torto e noi volevamo vincere quella partita soprattutto per arrivare al numero uno del nostro girone. Dall’altra parte c’era il Fides Napoli e volevamo ottenere il contrario, cioè una finale tutta italiana. Invece abbiamo perso. E lì hanno pagato caro il brutto scherzo che ci avevano fatto a Belgrado».

Tra vittorie e sconfitte: «Sì, se lo chiedi a Dino Meneghin, lui risponde nello stesso modo: le vittorie si dimenticano, però le sconfitte… è difficile superarle, specialmente. Io facevo incubi per queste sconfitte, perché abbiamo perso due spareggi con i nostri cugini di Varese. Però nel 1971-72 abbiamo vinto lo spareggio, la Coppa Italia e la Coppa delle Coppe.

E poi Dino fu nominato miglior italiano e io fui nominato miglior straniero. È interessante anche perché l’Ignis Varese vinse la Coppa dei Campioni quell’anno, mentre noi vincemmo lo spareggio. Loro erano più forti in Europa e noi più forti in Italia».

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