
Esiste un Marko Guduric da EuroLeague e un altro da LBA. Lo ha sottolineato anche Andrea Trinchieri durante la telecronaca di Virtus Bologna-Olimpia Milano di domenica sera, e i numeri, in effetti, confermano questa sensazione. Nel giorno del suo ritorno da ex a Istanbul, contro il Fenerbahce, torniamo a parlarne.
Marko Guduric e l’Olimpia Milano, un matrimonio pesante
Essere Marko Guduric, in Olimpia Milano, non è semplice. Il classe 1995 di Priboj, cittadina serba al confine con Montenegro e Bosnia Erzegovina, ha firmato in estate il contratto più pesante della recente storia biancorossa. Un investimento importante, tecnico e simbolico, per un giocatore chiamato ad assumersi responsabilità da leader.
Tifoso della Stella Rossa, come Nikola Mirotic, legatissimo a Zeljko Obradovic, da lui definito “il miglior allenatore del mondo”, Guduric ha scelto Milano rinunciando sia alla permanenza al Fenerbahce sia alla proposta del suo ex club. L’obiettivo era chiaro: diventare un punto di riferimento riconosciuto, dentro e fuori dal campo.
Il suo percorso, però, è partito in salita. Dopo l’Europeo è arrivato con una fastidiosa tendinite, che gli ha impedito di svolgere regolarmente la preparazione. Ha saltato preseason e Supercoppa, poi Ettore Messina lo ha lanciato nella doppia trasferta di Belgrado che ha aperto la stagione europea. In seguito, nel giorno della promozione di Peppe Poeta a head coach, è stato nuovamente fermato per circa due settimane.
Da quel momento Guduric ha potuto finalmente lavorare con continuità fisica, ma il rendimento è rimasto alterno. La discontinuità, del resto, non è mai stata del tutto estranea al suo profilo. A Istanbul lo raccontavano così: quando “gira la chiave”, diventa un giocatore capace di spostare gli equilibri. E spesso lo ha fatto proprio nei momenti che contano di più.
Tra l’intesa con l’allenatore e alcuni picchi di altissimo livello, resta però una pressione diversa rispetto al passato. Al Fenerbahce Guduric era uno dei giocatori di riferimento; a Milano, invece, è chiamato a essere il riferimento. E questo, soprattutto in LBA, continua a fare la differenza.
Marko Guduric, i numeri tra Europa e Italia
Il primo dato da sottolineare è semplice: quando il peso della partita aumenta, Marko Guduric tende a esserci. Anche in Italia. Alle Frecciarossa Final Eight è sempre andato in doppia cifra, crescendo gara dopo gara: 12 punti contro Trieste, 15 contro Brescia, 18 contro Derthona. In quelle tre partite ha anche prodotto 3.7 assist di media, tirando con il 54.5% da tre punti.
Se si guarda invece al rendimento complessivo, la differenza tra EuroLeague e LBA emerge con chiarezza. In campionato viaggia a 8.5 punti, 3.3 assist e 1.8 rimbalzi di media. In EuroLeague sale a 10.1 punti, 2.8 rimbalzi e 3.7 assist. I numeri europei sono migliori in quasi tutte le voci, e raccontano un impatto più pieno e continuo. Soprattutto, 4.9 di valutazione contro 11.4.
| Punti | Assist | Rimbalzi | %2 | %3 | Valutazione | |
|---|---|---|---|---|---|---|
| Legabasket | 8.5 | 3.3 | 1.8 | 50 | 33.8 | 4.9 |
| EuroLeague | 10.1 | 3.7 | 2.8 | 58.4 | 37.4 | 11.4 |
Anche il recente andamento in LBA conferma questa lettura. Nelle ultime cinque gare di campionato ha segnato 6 punti con Brescia, 2 con Cremona e 6 con Cantù. In EuroLeague, invece, i 4 punti contro Hapoel e Barcellona dimostrano che non si tratta solo di una questione legata all’ultimo periodo, ma di una tendenza più generale, oggi forse solo leggermente più equilibrata.
Va anche detto che non è una dinamica nuova. Già al Fenerbahce la situazione era simile: nella scorsa stagione Guduric ha segnato 1.4 punti di media in meno in BSL rispetto all’EuroLeague. Eppure, quando la postseason turca è entrata nel vivo, ha alzato il livello: doppia cifra nella sfida decisiva con il Turk Telekom nei quarti, in tutte e tre le semifinali con il Bahcesehir e in due delle cinque gare della finale contro il Besiktas.
Il quadro, quindi, è abbastanza chiaro. Da ottobre a maggio il primo pensiero di Guduric sembra essere l’EuroLeague, mentre il campionato resta spesso sullo sfondo, almeno fino ai momenti davvero decisivi. È quello che spera anche Olimpia Milano, ma le esigenze del roster raccontano un’urgenza diversa: con Guduric ormai primo handler nei possessi pesanti, un salto di qualità costante anche in LBA sarebbe prezioso.
Perché essere Marko Guduric oggi, a Milano, significa soprattutto questo: accettare il peso della leadership, delle aspettative e di un contratto che impone presenza, non solo talento.

Se le cose stanno davvero così come dici, allora il contratto è sbagliato – insieme con le aspettative di aver creato un faro.
Così com’è sbagliato l’utilizzo del giocatore in campo, anche considerando la necessità di volerlo usare in quel modo, a causa delle emergenze in regia.
Il contratto è sbagliato perché, come sanno tutti, e ripete l’articolo qui sopra, Guduric è sempre stato piuttosto altalenante, anche se quando vuole ha il talento per essere determinante.
Ma appunto: quando è uno dei leader. Non il faro della squadra.
Cosa che per carattere, indole, abitudine, non può e non sa fare – e non gli andrebbe chiesta.
Cioè quando gli altri possono supportare le sue “assenze” congenite, che si conoscono, che fanno parte della sua storia, che solo il management dell’Olimpia sembra non conoscesse…
Un giocatore che percepisce il doppio di quanto vale realmente. Un altra perla di Messina Manager.
E’ inutile continuare a parlare di Guduric mentre lo si utilizza nel modo sbagliato, se ne riparla l’anno prossimo, quando la squadra avrà un play coi fiocchi e il ragazzo sarà messo nelle condizioni di dare per ciò che vale (ovviamente tutti sogni e supposizioni le mie)