
Luca Banchi, ct di Italbasket, è protagonista di Uomini e Canestri, la rubrica di Luca Chiabotti su Repubblica-Milano. Ecco quattro dichiarazioni tra passato e presente.
Sulla sua fede biancorossa
«Io nasco tifoso del Simmenthal , grossetano ma con il mito di Giulio Iellini e poi di Mike D’Antoni: ho giocato per un’intera stagione orgoglioso delle mie Converse che mi ero fatto autografare, grazie ad un arbitro, da Mike».
Sul passato in Olimpia Milano
«Aver incrociato persone come il signor Armani e il signor Dell’Orco, mi ha fatto entrare in un’orbita totalmente diversa. Resta un piccolo rammarico: arrivato con un contratto biennale, che dopo pochi mesi fu esteso a triennale, non sono riuscito a portare a termine il percorso e il desiderio professionale di lasciare all’Olimpia un’impronta della mia visione. Ogni allenatore ha bisogno di tempo e spera gli venga concesso, non soltanto quando vivi stagioni straordinarie. Per me, invece, fu fatale il primo momento di flessione. Resta un rapporto solido con le persone del club, al di là del mio ruolo istituzionale, e il mio orgoglio di avere realizzato un sogno nella mia carriera».
Su quella Milano
«C’era l’idea di lavorare su un nucleo di giocatori giovani italiani, Alessandro Gentile nella sua migliore versione, Nicolò Melli che cominciò a mostrare anche a livello internazionale il suo impatto, Daniel Hackett e la ‘scoperta’, di Bruno Cerella diventato velocemente idolo del Forum e capace di rinverdire i valori delle Scarpette Rosse».
Sul momento attuale
«Anche Milano, con Quinn Ellis, sta dimostrando di saper puntare su un giovane, anche se non utilizzabile in Nazionale. E in Europa, la sfida tra le squadre al vertice è fuori ogni logica economica. Ogni anno, poi, entrano nuove realtà, come Hapoel e Dubai, che aggrediscono il mercato con budget ai quali neppure il mio Efes dell’anno passato, club tra i più ricchi, ha potuto opporsi, pur offrendo rinnovi ricchissimi ai giocatori. Se questa è la direzione di Eurolega, per le squadre italiane, che non hanno risorse paragonabili e, soprattutto, cercano una gestione più sostenibile, è difficile ambire a qualcosa in più di quello che stanno già facendo e che va apprezzato. Da c.t., mi piace Bologna che sta valorizzando i giovani azzurri mentre Milano ha ancora la legittima ambizione di puntare ai playoff in una lega tanto difficile e spietata».
