
Il Foglio oggi in edicola ne ha per tutti. Ecco l’articolo dal titolo «Sono 30 anni che il basket italiano sopravvive a fallimenti e rinunce» a firma di Giacomo Iacomino. Un pezzo quanto meno superficiale, di cui vi riportiamo due passaggi.
«E quando il sistema sembra reggere, lo fa grazie a interventi esterni. Milano è rimasta nell’élite ma solo grazie all’ingresso diretto di Giorgio Armani, che prima di vincere il primo scudetto ha investito complessivamente circa 100 milioni di euro».
«Persino la Virtus Bologna contemporanea, oggi prima in classifica e dietro solo a Milano quanto a budget, mostra segnali di fragilità. Qualche anno fa il presidente Massimo Zanetti ha chiuso improvvisamente il progetto della squadra femminile in cui giocava Cecilia Zandalasini, ancora oggi la miglior giocatrice italiana. Negli ultimi tempi sono emerse difficoltà economiche rilevanti, con un rosso di bilancio che, secondo quanto emerso, si misura in decine di milioni. Un ridimensionamento che, pur lontano dai default del passato, conferma quanto sia sottile la linea tra stabilità e crisi anche per i grandi marchi. Il quadro è ancora più significativo se letto in prospettiva storica».

E’ da quando è stato editato per la prima volta che il foglio spara baggianate. Nessun imprenditore specula ( per ora ) sul basket ma è il frutto di una passione genericamente che lo muove .
Mi sembra che sia proprio quello che dice Il Foglio, almeno stando a questa sintesi: se non ci fossero quel paio di mecenati non interessati a speculare, il “movimento” nostrano sarebbe quasi inesistente.
La Nazionale è una delle conseguenze, insieme all’attrattiva televisiva, agli spettatori, alle strutture……
Penso che il Foglio abbia colto il punto critico che spiega molte cose.
In Italia con c’è un movimento e tifosi sufficienti per competere.
E non ci sono sponsor adeguato per sostenere le aspettative di un pubblico esigente ma ridotto.
Abbiamo solo una grande piazza Bologna ma con pochi soldi ed un grande mecenate a Milano ma con pochi tifosi.
Quindi risultati scarsi in Europa e in Nazionale per non parlare della Nba dove latita un solo italiano
Ci sono piazze con pochi soldi ma con grande seguito (Serbia, Lituania, Turchia) e piazze con tanti soldi (Grecia, Monaco, Spagna) e poi gli italiani.
I tempi d’oro sono finiti almeno 20 anni fa. Facciamocene una ragione