
Olimpia Milano post Udine, vincere così fa sempre bene, soprattutto ad una squadra che, risultati alla mano, era pronto ad entrare nello stato di crisi.
E’ vero, quinta vittoria in fila in LBA, ma ci sono scoppole che fanno più male di altre, e quella contro una Virtus pesantemente menomata dalle assenze, se seguita da un ko con una neopromossa, avrebbe fatto sensazione.
In campo, di certo, si è vista una squadra non serena. Pessimo approccio, incapacità di consolidare la ripresa del comando delle operazioni nel secondo quarto, ancora un disavanzo pesante a 6’ dal termine.
Poi, quando le cose devono andare male, ci trovi anche la clamorosa giocata di Alibegovic alla Ray Allen (anzi, due), ma bravo lui a crederci, e brava la squadra di Vertemati ad arrivare all’ultimo tiro.
Cosa dice il campo oggi? Che Quinn Ellis e Armoni Brooks, quanto meno, sono leggermente in riserva, e dietro Marko Guduric, Nico Mannion e un Leandro Bolmaro ai box non sono in grado di coinvolgere Josh Nebo per renderlo un fattore dominante. Non è successo con la Virtus, non è successo con Udine.
Sul britannico poco da dire. Nelle ultime sette di LBA è andato in due occasioni sotto i 29’, mai sotto i 26’. In EuroLeague nelle ultime 5 viaggia a 28.8’ di media, nelle ultime 12 a 29’.
Marko Guduric è ancora un battitore libero, vaga per la partita cercando di illuminarsi quando il tiro pesa, ma non è parte del sistema. Nico Mannion con Udine è rimasto a guarda come con la Virtus dopo aver dato qualche segnale settimana scorsa.
E allora qualcosa, in questo contesto, serve, visto che Lorenzo Brown è un giocatore che ha bisogno di 25’ in campo e palla sempre in mano, ma oggi non si sa se sia in grado di essere fattore in qualche modo per 10’.
Meno male allora che c’è Armoni Brooks. Due cose prima. Difesa, male, praticamente sempre, 44 punti concessi nel secondo tempo e basta agli avversari portare il centro lontano da canestro per sapere che non ci sarà aiuto sotto battendolo uno contro uno.
Poi l’attacco, che nel finale prende almeno scelte lucide, quanto meno. Quinn Ellis che trova Zach LeDay nell’angolo, poi Peppe Poeta che fa rimettere Shavon Shields.
Quindi, Armoni Brooks. C’è voluta un’azione da rimessa, con 2’’ da giocare, per dargli un tiro decisivo in mano. E lo ha messo. Deve trovare lui il modo di liberarsi in certi frangenti senza farsi sopraffare dal fisico delle difese. Ma Milano, quando il pallone conta, deve cercare in tutti i modi di andare da lui.
