“Non ce l’ho, non ce la faccio”. Il manifesto dell’essere Peppe Poeta

Alessandro Maggi 1

«Non ce l’ho, non ce l’ho». Sarunas Jasikevicius “trita” gli arbitri per 40’, Peppe Poeta rivendica il suo modo di essere in sala stampa

Peppe Poeta

«Non ce l’ho, non ce l’ho». Sarunas Jasikevicius “trita” gli arbitri per 40’, Peppe Poeta rivendica il suo modo di essere in sala stampa dopo il ko di Olimpia Milano con il Fenerbahce.

«Di base, non ce l’ho ragazzi. Non ce l’ho, non ce l’ho, non ce l’ho. Ci proverò, ci proverò. Se serve ci proverò, ma non è nel mio carattere, come quando mi hanno detto che per vincere devi essere più duro con i giocatori delle volte. Io da quel punto di vista ho il mio carattere e non scendo a compromessi. 

Cioè se tu mi dici devi essere più duro con i giocatori, cioè devi essere più duro, devi farti odiare dai giocatori e vinci tre Euroleague, io preferisco non vincere niente e essere me stesso. E’ più o meno lo stesso concetto con gli arbitri. Io se devo mettere pressione e urlargli addosso, non sono me stesso, non riesco, non fa parte del mio carattere partendo dal presupposto che secondo me non so se sia un beneficio onestamente. 

Lo fanno tutti, non fa parte del mio carattere, non penso ci riuscirò mai e voglio credere che non benefici. Voglio credere che non benefici… gli arbitri possono sbagliare, sono molto tolerante verso gli errori degli arbitri perché sono come i giocatori, come gli allenatori, possono sbagliare però ecco… caratterialmente è difficile arrivare ai compromessi, sono me stesso, arrivo dove arrivo, se per vincere bisogna mettere pressione agli arbitri magari non sarò in grado di farlo. 

Io l’anno scorso ho preso zero falli tecnici, penso. O forse uno… Forse uno, forse uno. Forse uno perché ho messo un piede in campo. Ci sta, dovrei farlo, magari dovrei farlo. Non ce l’ho, non ce la faccio».

One thought on ““Non ce l’ho, non ce la faccio”. Il manifesto dell’essere Peppe Poeta

  1. Tutelare i suoi giocatori non è una abilità opzionale: deve far parte delle capacità di un coach a questo livello.
    Carinerie e sorrisi vanno bene uno, due volte, poi devi dare ai tuoi giocatori la sensazione che li tuteli: al fallo di Birch doveva saltare in campo!
    Non mi allarma che non l’abbia fatto…..Mi allarma sentirlo dire “non ce la farò mai”.
    Se vuoi sopravvivere fra gli Itudis e gli Jasi, devi cambiare.
    E mi stupisce che i compagni, coerenti con lo stile della Casa, non siano corsi verso Birch: Mike lo avrebbe fatto, nonstante la differenza di stazza!

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