Daniele Dallera: In questi casi si dice “non si poteva andare avanti”

Alessandro Maggi 5

Daniele Dallera firma sul Corriere della Sera l’editoriale dal titolo: «Questione di feeling e creazioni non riuscite»

Daniele Dallera Messina

Daniele Dallera firma sul Corriere della Sera l’editoriale dal titolo: «Questione di feeling e creazioni non riuscite».

Si parla ovviamente di Ettore Messina: «Ha fatto bene Ettore Messina a dimettersi, così come è stata saggia la decisione di Leo Dell’Orco, presidente dell’Olimpia e plenipotenziario del gruppo Armani, ad accogliere le dimissioni del tecnico (resterà in società come consulente: a noi il doppio ruolo non è mai piaciuto). In questi casi si dice: non si poteva andare avanti».

«Una squadra fatta male, l’ennesima creazione non riuscita, almeno a livello intemazionale, lo scenario più interessante per una società come quella milanese che deve andare oltre i confini dello scudetto. È questa la grande colpa di Messina, la scelta degli uomini, dei giocatori, della copertura di certi moli: presi individualmente sono forti, ma non fanno e creano squadra».

5 thoughts on “Daniele Dallera: In questi casi si dice “non si poteva andare avanti”

  1. Ci riprovo.
    Che vuol dire, nel linguaggio di Messina, “essere divisivo”, ed imputare il suo esonero a questo fattore?
    Perché insomma tutti parlano del suo operato in Olimpia, chi nel bene chi nel male, ma non ho letto un’analisi delle sue parole, che mi pare gli spetti.

    Ora: non possono essere i social, dove è divisivo di sicuro, ma dubito li legga e se li legge dubito fortemente che li consideri.
    Facevo l’ipotesi che i vari sponsor che pagano per stare sulla maglia, abbiano oltre ai numeri del Forum, una necessità di valutare il gradimento della maglia stessa, come si riverbera su tutti i presenti.
    Quindi magari loro hanno un addetto ai social che legge tutto e riporta: certamente un popolo diviso.
    Ma se questo fosse il caso, e gli sponsor premessero per una svolta di simpatia della squadra, questo sarebbe abbastanza unanime e non “divisivo”.

    Lo sguardo dell’Olimpia come club, non può che essere rivolto alla grande rivoluzione che, si dice, sta per avvenire.
    Un futuro che la proprietà Armani non può affrontare da sola, ma che richiede una cordata ricca e competente.
    Ecco che allora, in questa chiave, la difesa che la proprietà ha sempre offerto a Messina, potrebbe essere risultata divisiva rispetto alle necessità degli altri attori che si preparano ad affrontare il nuovo.

    Non vedo molte altre spiegazioni per quell’aggettivo che ha determinato un’improvvisa e inaspettata mossa del nostro ex allenatore, “divisivo”.

      1. Dello spogliatoio Olimpia sappiamo pochissimo, in realtà.
        Diverse dichiarazioni di vari Tonut o Maodo Lo e altri, francamente piuttosto improbabili, fanno intendere che sia retto da un codice ferreo, magari nemmeno “scritto”, ma molto rispettato.
        Del resto Messina è molto rispettato e molto temuto in tutto il mondo del basket, non solo in Olimpia.

        Lo prova il fatto che tutto sembrava coeso, poi invece proprio lui rivela di essere divisivo.
        Fa piacere che se ne sia accorto, ma vede cose che noi non vediamo, perché un occhio esterno come il mio, come il nostro, non troverebbe tracce di scontento, se non nei tifosi social che non contano un, perché quelli del Forum sempre zitti.

        Varie ipotesi di un roster che gli remerebbe contro sono state smentite con argomenti che trovo ragionevoli e convincenti.
        I migliori certo vanno via, Melli, Hall, Mirotic, ma questo conferma soltanto il ferreo codice di spogliatoio: contro il capo non si parla, piuttosto si va via, chi può.
        La vicenda Melli, con lo strascico delle dichiarazioni controverse, per me prova molto, del codice e del disagio inespresso.

        Quindi sullo spogliatoio non posso dire niente. Diviso e divisivo? Mah.
        I boss fanno quello che vogliono: molte volte ho visto Shields incazzato, ripreso dalle telecamere, non mandare a dirle. Gli altri non contano. Non ci sono elementi per parlare di divisione, credo.

        Mi resta l’ipotesi, più accessibile, dei nuovi soci che già hanno obiettato sulla sua presenza.
        E la notizia che non sia più Pobo, ma sia diventato consigliere speciale di Dell’Orco, se confermata, prova ancora di più l’ipotesi, secondo me.

    1. Messina ha cercato una giustificazione plausibile per la sua inadeguatezza come head coach. Quando le cose non andavano bene ha sempre dato la colpa agli altri fino a licenziare poco alla volta l’intero staff, e cestinato decine di giocatori attraverso continue rifondazioni.

      Tutto ciò non è servito a niente e allora il coach si è definito divisivo per magnificare il suo ego, come dire il mio impatto è di tale rilevanza che ho tolto qualsiasi equilibrio alla squadra e allora mi facico da parte ma senza colpe personali.

      E lì sta il problema, perchè le responsabilità sono tutte sue, come coach e ancor più come manager, ma lui non accetta di ammetterlo. Si comngeda con una lettera, perchè sua signoria non accetta una cs con contraddittorio che verrebbe tacitato immediatamente trasformandosi in un comizio.

  2. Avevo tre desideri, due si sono avverati: via Messina, via Cancar. Rimane il terzo: via Lorenzo Brown. Sul mercato c’è un buon play?
    So che ci sono anche altre criticità, ma per quest’anno penso di dovermi accontentare così.

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