
Si intitola «Milano e Bologna, il nostro basket cresce con il gioco» l’editoriale di Valerio Bianchini su La Gazzetta dello Sport.
Leggiamo: «La classifica dell’Olimpia è condizionata dagli infortuni che ha avuto, quella della Virtus dal fatto che pur facendo ottime partite a volte ha perso il fio del discorso al momento di concludere.
Ma a prescindere da questo vedo un miglioramento qualitativo nel modo di giocare, che è un po’ il mio cruccio in questa nuova pallacanestro determinata dall’uso facile del tiro da tre punti che lascia un po’ a desiderare perché il gioco tende a sfuggire un po’ di mano agli allenatori lasciando i giocatori unici protagonisti: lo sport infondo è sempre lo specchio della società, e nella nostra società il senso di individualismo prevale sul collettivismo».


D’accordo ma bisognerebbe cambiare le regole per tornare ad un gioco più tecnico e collettivo.
Abrogare il tiro da tre o allargare fisicamente il campo.
Io personalmente, oltre ad ingrandire il campo, allontaberei la linea del tiro da tre, metterei un limite numerico allo stesso. Esempio: limitare a 15 il numero di tiri da tre, . Oltre a questo numero puoi continuare a farlo, ma il tiro oltre al numero prefissato vale sempre due.
Fosse vero che la società non sia collettivista…