
Peppe Poeta domani pomeriggio ritroverà la sua Pallacanestro Brescia al PalaLeonessa. E’ il terzo confronto dopo amichevole e Supercoppa, ma il primo ufficiale all’ombra del Cidneo.
Peppe Poeta un anno fa portò la Pallacanestro Brescia alla prima finale Scudetto della sua storia. Memorabile il 3-0 a Trapani Shark in semifinale, meno lo 0-3 con la Virtus Bologna all’ultimo atto, anche se decisivo fu l’infortunio di Maurice Ndour nel corso di una gara-1 che i biancoblù parevano avere in mano.
Compiuti i 40 anni a settembre, il tecnico di Battipaglia ritrova Mauro Ferrari. Il patron della Pallacanestro Brescia, da quando è numero uno del club, si è sempre distinto per la capacità di scommettere sugli allenatori. Non gli andò benissimo con Vincenzo Esposito, che pure aveva ben condotto la squadra fino al Covid, ma diede la prima panchina da capo allenatore ad Alessandro Magro, con cui ha vinto la Coppa Italia, a Peppe Poeta e oggi a Matteo Cotelli, che nel club ha fatto tutta la trafila dal settore giovanile.
Persone vicine a Peppe Poeta raccontano i timori del tecnico prima di comunicare al patron l’addio in direzione Milano, nonostante un contratto da poco rinnovato. Era il giorno della festa di fine stagione del club.
E invece, in privato, Mauro Ferrari fu generoso: «E’ un’occasione che non si può rifiutare». E anche in pubblico le dichiarazioni furono di apertura e affetto: «Ringrazio coach Giuseppe Poeta – le parole il giorno dell’addio – in pochi minuti, durante una cena, ho compreso quanto di uomo ci fosse in lui e io scelsi l’uomo ancor prima che l’allenatore. Avrai una carriera importante. Io, la Pallacanestro Brescia e la città, ti porteremo sempre nel cuore. Ricordati della tua promessa compiuta ieri sera: invitarmi il prima possibile ad una finale di Eurolega. Il tuo gesto di ieri, nel mondo dello sport, è un gesto di rara missione. Ancora grazie, Giuseppe. I tuoi genitori possono davvero essere orgogliosi di te. Sempiterna stima, ci siamo regalati momenti che rimarranno per sempre nella nostra vita».
Peppe Poeta parlò di treni: «Grazie Brescia. È stato un sogno ad occhi aperti, una favola a lieto fine, qualcosa che è difficile anche solo spiegare. È stato tutto così bello da non sembrare vero.
È riduttivo parlare della finale scudetto, mi riferisco a tutto ciò che è stato per me il mio ultimo anno di vita, di voi bresciani e della vostra splendida città, di come mi avete accolto, amato e supportato.
Ci sono treni che non puoi non prendere e questo è uno di quelli. Ci salgo GRAZIE A VOI e ve ne sarò sempre grato. Ricordatevi le cose belle non finiscono, restano nel cuore di chi le ha vissute!».
Quelli erano i giorni dell’addio, ma il tenore non è cambiato con il passare dei mesi e delle settimane. L’attuale primo assistente di Ettore Messina ha sempre indicato in Mauro Ferrari il segreto della stagione bresciana, a luglio il patron parlò così: «La partenza di Peppe Poeta non mi ha stupito. Dobbiamo essere fieri di averlo messo nelle condizioni di iniziare così presto la propria carriera in Eurolega.
Da bresciani dobbiamo essere orgogliosi, abbiamo segnato la sua carriera, probabilmente per sempre. Facciamo parte della sua storia».
Orgoglio come parola d’ordine, Matteo Cotelli seguì l’esempio del suo numero uno: «Da Poeta ho imparato a gestire ambiente e squadra». Perché Peppe lavora col sorriso, anche se pre Brescia lo perse per un attimo: «Il motivo per cui non sono rimasto credo che sia chiaro a tutti e l’ho fatto davvero con il magone nello stomaco. Era un treno troppo importante. La cosa che più mi ha rincuorato è che Mauro Ferrari, persona per me speciale, è stato il primo a dirmi che non potevo rinunciare».
Domani Peppe Poeta e Mauro Ferrari si ritroveranno, uno di fronte all’altro. Con l’affetto proprio di un padre e di un figlio. O di un fratello maggiore e un fratello minore. Con un primato di nuovo in palio.
