Tensione altissima: gli azionisti di EuroLeague ancora a Barcellona. La NBA si prende tutto?

Alessandro Maggi 1

Sono ore decisive per il futuro del basket europeo. Gli azionisti di EuroLeague si incontrano a Barcellona, la NBA si prende tutto?

NBA EuroLeague

Sono ore decisive per il futuro del basket europeo. Gli azionisti di EuroLeague si incontrano a Barcellona, nelle prossime ore il vertice con FIBA e NBA. Cosa sta succedendo? Facciamo un piccolo punto della situazione.

Improvvisamente, la situazione si è surriscaldata. A metà settembre il Commissioner NBA Adam Silver era stato quanto meno vago sul progetto di sbarco in Europa: «Partire nel 2027 sarebbe senza dubbio ambizioso, ma non mi piacerebbe molto andare oltre il 2028. L’opportunità per un simile atto è adesso».

Insomma, tutto e niente. Anche se le basi di partenza sono importanti. Un giocatore su sei oggi in NBA è europeo, il serbo Jokic e il greco Giannis hanno vinto cinque degli ultimi sette premi di MVP, Doncic e Wembanyama sono sulla bocca di tutti, e come conferma Silver: «Il basket è probabilmente lo sport in più rapida crescita al mondo in questo momento, ed è il secondo sport più popolare in Europa dopo il calcio, quindi penso che ci sia una vera opportunità».

Comunque, siamo a metà settembre, e le parole sono ben più frizzantine dei fatti. Poi, improvvisamente, prende la parola George Aivazoglou, SVP e Managing Director NBA per Europa e Medio Oriente, di stanza negli uffici di Londra della massima lega cestistica mondiale.

Il classe 1980 di Salonicco, cresciuto nel mito di Nikos Galis, concede a L’Equipe una vera intervista scoop in cui alza, non poco, l’emergenza del momento: «Il via è ottobre 2027. Lavoriamo su una lega da 16 franchigie, di cui 12 permanenti e 4 qualificate da altri tornei, con la BCL come percorso principale».

Sia chiaro, per lo più erano cose note, ma passare dal non detto dei rumors sui siti, al detto su un quotidiano di riferimento in Europa, non è cosa da poco: «Ci ispiriamo a Champions League ed Europa League del calcio. E’ facile da comprendere e ricompensa le prestazioni sul campo. Vogliamo lasciare spazi alle Cinderella Stories, come quella del Leicester». 

Qui ci permettiamo di sottolineare come il Leicester di Claudio Ranieri abbia vinto la Premiership, non la Champions, dove di Cinderella Stories non ne vediamo forse dal titolo del Porto nel 2004.

Quello che emerge è comunque la volontà di costruire, ma non snaturare: «Stiamo ancora esplorando diverse opzioni. L’idea più semplice è un round-robin, dove tutte le squadre si affrontano, con playoff e finali. È probabile che si giochi con regole europee, dato che le squadre continueranno a partecipare anche ai propri campionati nazionali».

Questa intervista sancisce un effetto rivelatorio, o meglio, di attivazione. Per chi non lo ha capito, ci pensa il numero uno dell’Hapoel Tel Aviv Ofer Yannay: «Penso che la NBA Europe sia ormai alle porte, e che l’EuroLeague non stia reagendo con la necessaria rapidità per adattarsi ai cambiamenti».

Perché sotto, molto sta accadendo. Ieri gli azionisti di EuroLeague si sono ritrovati a Barcellona, e il dialogo è in corso anche nella giornata odierna. Domani, a Ginevra, il vertice con la NBA a casa della FIBA. Questo quanto appreso e confermato a ROM e Sportando.

Tre giorni di full immersion per i dirigenti europei, a confermare come il momento sia caldo. Sapendo che EuroLeague non può avere i mezzi per far fronte all’invasione NBA, tenendo conto anche del piede e mezzo già fuori dalla porta di Real Madrid, Barcellona, Fenerbahce e ASVEL.

Si tesse la tela, si fissano le strategie. O più che altro, gli azionisti devono decidere in quale scarpa metterlo, il piede. Anche perché non ci sono scarpe per tutti. Ad oggi Grecia, Serbia e Lituania ci risultano fuori dal progetto NBA Europe per volere NBA, che vuole polisportive già legate al calcio come Real Madrid, Barcellona, Bayern Monaco e Maccabi Tel Aviv, creandone altre in nuovi mercati come quello inglese (Londra, ma anche Manchester e Roma), senza dimenticare Berlino, Parigi, e anche Milano.

L’Olimpia Milano in questo gioco pare oggi rientrare, come confermato nei mesi scorsi anche da fonti autorevoli negli Stati Uniti, se con l’attuale status o in partnership con Red Bird-Milan lo dirà il tempo.

Le carte saranno scoperte domani a Ginevra? Non è dato sapersi, ma non bisogna essere scienziati per comprendere come la NBA abbia in mano quelle buone, in grado di far saltare il banco, far sparire EuroLeague e prendersi tutto.

Pensate all’accordo televisivo milionario già esistente con Prime, ovvero con l’azienda numero uno al mondo. O alla possibilità di coinvolgere un paio di squadre europee nella NBA Cup di metà stagione. Senza dimenticare come oggi, EuroLeague Basketball, abbia prodotto 0 a livello finanziario dopo l’avvio della “New Era” del 2016. Che a breve potrebbe già essere “Old”. Magari, lo scopriremo già domani. 

One thought on “Tensione altissima: gli azionisti di EuroLeague ancora a Barcellona. La NBA si prende tutto?

  1. Eurolega nell’attuale costrutto di business (inteso come modalità’ di generare fonti diversificate di ricavo) non ha un reale motore di crescita, perche’ calmierato nei diritti media che crescono troppo lentamente e hanno un tetto di scala per lo scarso potere negoziale. Stesso discorso sulle sponsorizzazioni. E’ un business “accettabile” ma statico, che non attira capitale di finanziamento (come conseguenza diretta).

    NBA arriva con capitale istituzionale sostanziale (5-10b) e “paziente” (ha orizzonte di 7-10 anni per i ritorni). Offre capacita’ di “impacchettare” diritti media e loads pubblicitari su scala globale (finora solo possibili con Formula 1 e a scala molto piu’ bassa con l’ATP Tennis), e presenta prospettive di crescita futura su stage multinazionale, idealmente in grado di creare una “World Championship” di club, che e’ la visione futura in ogni sport professionistico.

    Eurolega e’ un interim, che regge al momento sulle basi di un ottimo “prodotto” competitivo. Idealmente l’NBA vorrebbe accorparne gli aspetti piu’ attrattivi (talent, alcuni top clubs) e ridurre le sfide e gli start up costs dei primi 5 anni in Europa, ma puo’ fare il suo piano indipendentemente. Gli atleti naturalmente salteranno sul treno piu’ remunerativo alla scadenza dei contratti attuali e Eurolega verrebbe privata degliingredienti di prodotto entro un veloce triennio di declino, rimanendo un deserto di quello che fu.

    La guerra e’ un po quella: NBA ha tempo e soldi e un modello di business superiore (scala, stage globale, revenues diversificate, motore di finanziamento), puo’ prendersi tempo senza soffrire, partendo da un numero limitato di mercati, sfruttando clubs multi sport e lanciando una lega in “beta” che succhia sangue a EL anno dopo anno creando una lenta emoragia. Alcuni big clubs potrebbero saltare in NBA immediatamente dall’anno zero, accelerando il percorso di cambiamento.

    Eurolega puo’ decidere di “vendere” cedendo il prodotto (a fronte di un pagamento di “uscita”) con un percorso di rebranding da EL a NBA Europe su tre anni, e quello sarebbe il percorso piu’ “indolore”. Potrebbe persino diventare una “lega di sviluppo” all’interno di NBA Europa, mantenendo la gestione di una Eurocup per club “minori”. simile alla G-League americana. Olimpia avrebbe un futuro incerto in questi sviluppi: un ingresso in NBA Europa richiederebbe piu’ capitale di investimento (da 40m a 80-100m minimi in 3 anni), il che significherebbe una vendita. O scelta di rimanere in una competizione alternativa, anche se dovesse essere di livello Eurocup. In ogni caso penso RedBird farebbe a Armani/Dall’Orco un’offerta, pensando di integrarla nel suo stable di ownership europee.

    Lo scenario alternativo di Eurolega che battaglia stoicamente e apertamente l’arrivo di NBA in Europa, sarebbe un errore a mio avviso, errore che drenerebe risorse senza offrire reali possibilità’ di uscirne vincenti nel medio termine. Penso molti shareholders (non tutti badiamo) sono convinti che il destino sia ormai scritto, e che sia solo una questione di tempo. Il cambiamento e’ ormai inevitabile, come era tra l’latro chiaro 5 anni fa, almeno dal mio punto di osservazione..

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