“Perché Armani vuole un grande gruppo per erede”. La spiegazione di Affari&Finanza

Alessandro Maggi 6

Walter Galbiati, su Affari&Finanza, firma un editoriale dal titolo: «Perché Armani vuole un grande gruppo per erede»

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Walter Galbiati, su Affari&Finanza, firma un editoriale dal titolo: «Perché Armani vuole un grande gruppo per erede».

Leggiamo: «Gli alti e i bassi del settore della moda possono essere attutiti meglio all’interno di un conglomerato, perché non sempre la gestione prudente così come l’ha messa nero su bianco Armani i nel suo testamento, ovvero con poco debito, pochi dividendi e tanti investimenti è garante della continuità aziendale. Armani i non vede il futuro del suo nome nemmeno in mano a un altro grande marchio italiano, forse perché teme che possa minare l’unicità del suo stile, fatto di eleganza e semplicità».

E ancora: «Non è stata esclusa nel testamento la via in solitaria, con la Fondazione azionista e il gruppo quotato, ma una volta venduto il 15% a uno di questi grandi player difficilmente si tornerà indietro. E se non sarà EssilorLuxottica, che comunque ha nell’azionariato lo Stato francese attraverso Cdc, l’equivalente della nostra Cassa depositi e prestiti, e la sua controllata Bpifrance, Armarli entrerà nell’orbita dei francesi, capaci più degli italiani di creare un ecosistema industriale favorevole ai grandi gruppi».

6 thoughts on ““Perché Armani vuole un grande gruppo per erede”. La spiegazione di Affari&Finanza

  1. Un po’ deluso dalla penuria di commenti. Non ho motivo per non credere che i quattro/cinque agitatori culturali del blog abbiano tantissima esperienza professionale e competenza gestionale per commentare le contingenze di un mercato complesso come quello del retail e del lusso, esprimendosi con la frequenza di chi lavora senza sosta e ha imparato all’università della vita.

    1. Dai tempo al tempo, tu hai commentato dopo 10 minuti, Armani sopravviverà a se stesso? Si, come altri grandi fashion brand, continuano a vivere dopo che “il titolare” è passato a miglior vita; le collezioni, frutto dell’Armani concept creation, continueranno ad uscire, magari con l’aiutino della AI, lo faranno fuori dall’italia? Così Re Giorgio ha deciso……a noi di ROM interessa relativamente vero? Ovvio che prima o poi passeranno di mano la gestione del basket……

  2. Diciamo molto più semplicemente che G.Armani non ha intravisto all’interno del suo gruppo familiare qualcuno in grado di poter gestire personalmente in futuro la sua azienda,diversamente non si sarebbe assolutamente parlato di cessioni di quote o cose similari.

    Sulla questione quotazione in borsa il discorso invece e’ un po’ più complesso e comunque e’ una strada già percorsa ,restando ai brand nazionali,da Cucinelli,Tod’s,Ferragamo,Moncler,Prada ( ed indirettamente Versace)i primi che mi vengono in mente,non ci sarebbe dunque niente di strano che pure il gruppo Armani decida un giorno di seguirla,cosa che al contrario sarebbe stata comunque del tutto improbabile con Giorgio vivente.

    Questa azienda d’altronde sembra avere lo stesso problema della maggior parte di tutte quelle,grandi o piccole, totalmente in simbiosi con colui che ne e’ stato il fondatore ed il dominus assoluto per tutta la sua vita,cosa del resto assai frequente da trovare in Italia.
    In altre parole Il problema del cosiddetto cambio generazionale,qui ancora più marcato ,anche se non in maniera determinante,per il fatto che G.A. non aveva figli.

    Prima della sua morte il buon Agnelli ,aveva già designato a futuro erede il meno peggio tra i suoi familiari ( john)che poi e’ stato traghettato fino a Stellantis da Marchionne nello stesso modo che Valletta fece con lo stesso Gianni.
    Una storia similare e’ successa al gruppo Barilla con i giovani figli del fondatore.

    Qui evidentemente la strada della cessione del gruppo e’ già tracciata perché neppure un traghettatore potrebbe dare il tempo necessario per la formazione di un qualcuno che semplicemente non esiste e non esisteva in primis nella testa defunto proprietario.

    In ogni modo quello che a me interessa esclusivamente e’ la salvaguardia dei posti di lavoro,sapere chi sarà o meno al comando mi lascia al contrario del tutto indifferente,pure in Olimpia.

    1. Ciao DLB condivido tutto e sopratutto hai colto un particolare importante: Giorgio Armani era consapevole che all’interno della sua famiglia non c’era nessuno in grado di portare avanti la sua opera e difatti nel testamento viene indicato la cessione di alcune quote a partire da un anno alla sua morte per un massimo di 18 mesi. Per me ora è impossibile decifrare il futuro perché ci sono troppi fattori da tener presente che noi comuni mortali non possiamo neanche immaginare. A me non importa chi sarà il proprietario, Italiano o straniero che sia, purché ci sia sempre l’Olimpia in vita. I veri tifosi non si vedono solo quando si vince ma sopratutto nei momenti di difficoltà. La mia speranza è che Messina un giorno non troppo lontano se ne vada da entrambi i ruoli visto che ha già fatto più danni della grandine e se, visto i rapporti tra lui e Dell’Orco, ciò significherebbe vendere amen!!

  3. Ritengo Armani uno degli ultimi illuminati, cercare di interpretare il suo pensiero, o interpretarne il testamento è secondo me fatica sprecata , era troppo aventi per chiunque di noi , una cosa è certa nulla sarà più come prima nel gruppo Armani

  4. Nel momento in cui passerà di mano (visto che nel testamento non c’è nulla sul basket) e’ ovvio che l’Olimpia sarà venduta specialmente se i francesi saranno i nuovi proprietari. Forse conviene anticipare i tempi e provare a scegliere il compratore

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