Mario Fioretti: Ora ogni partita può avere un peso

Fabio Cavagnera 4

Le parole del vice allenatore biancorosso, alla vigilia della gara di campionato con i toscani

Mario Fioretti

L’Olimpia Milano torna in campo domani in campionato, nell’inedito orario delle 13 all’Unipol Forum. I biancorossi ospitano il fanalino di coda Estra Pistoia, per cercare di tornare al successo in LBA, dopo gli ultimi due brutti stop contro Napoli e Reggio Emilia. L’EA7 è attualmente quinta in classifica, -2 dal quarto posto ed a -4 dal terzetto di testa. A cinque giornate dalla fine, servirà fare un filotto di vittorie per recuperare le posizioni e per ritrovare la giusta condizione e fiducia prima del via dei playoff.

Olimpia Milano-Pistoia | La presentazione di Fioretti

Così Mario Fioretti ha presentato la gara:  “Entriamo in una fase della stagione in cui ogni partita può avere un peso decisivo per tutte le squadre sia della parte alta che bassa della classifica. Dobbiamo affrontare Pistoia pensando solo a noi stessi e a confermare i progressi fatti in attacco cercando di migliorare ancora sia nella difesa individuale che di squadra”

4 thoughts on “Mario Fioretti: Ora ogni partita può avere un peso

  1. Mi scuso per il fuori tema e per la lunghezza veramente esagerata di questo commento, ma credo che quello che ho da dire sia meno inutile delle parole di circostanza del povero Fioretti.
    #
    Cosa rimproveriamo a Messina, noi tifosi dell’Olimpia, che teniamo ai risultati sportivi della squadra?
    Sostanzialmente di avere fallito malamente per tre anni di fila l’obiettivo europeo, che è l’unico che conta per noi, anche perché sembrava essere l’obiettivo della società, come più volte dichiarato dai suoi vertici, Messina compreso.

    Averlo fallito e fallito male, pur disponendo di mezzi finanziari all’altezza delle prime 6, pur disponendo di stelle assolute, come Mirotic e Shields, pur disponendo di un allenatore che quando è arrivato da noi, aveva parecchio credito di cui vantarsi a livello europeo, come gli abbiamo felicemente riconosciuto da subito noi tifosi dell’Olimpia.
    Gli rimproveriamo quindi di avere sprecato malamente un patrimonio che sul campo sportivo avrebbe promesso risultati esaltanti in ambito europeo.
    Che a noi sembrava fosse tutto quello che conta a Milano.

    È così anche per loro, per la proprietà?
    Se provo per un attimo a mettermi nei loro panni, per giustificare a me stesso la scelta che non comprendo e non accetto di confermare Messina, posso dire soltanto che la proprietà vede in lui l’uomo capace di fondare una società potente, strutturalmente solida, a causa del suo carisma, dei suoi contatti, della sua gestione spregiudicata e arrogante dei rapporti coi media.

    (Il mondo del basket chiaramente trema di fronte al potere di un Messina spalleggiato dalla potenza economica e mediatica di Armani, ed è questo mix che chiamo “la sua spregiudicata e arrogante gestione dei media”.
    Giocatori trattati veramente male e deprezzati che dichiarano di apprezzarne i metodi e la convivenza; giornalisti che non gli pongono mai domande davvero scomode, o, se timidamente lo fanno, accettano risposte evasive come per esempio il recente “ringraziamo per il loro affetto i tifosi che ci hanno seguito” dopo la deprecabile sconfitta con Bologna, con Bologna che ci esclude dall’Europa! Bologna 😔, senza ribellarsi a questo vomitevole sovvertimento della realtà…).

    Ma dimentichiamo per un momento il risultato sportivo, le ambizioni del campo, per quanto dichiarate, e proviamo se possibile a metterci nei panni di una proprietà che conferma senza fiatare un manager che a noi tifosi pare fallimentare sotto il profilo sportivo.

    (Per esigenze di serietà del ragionamento, lasciamo da parte il triplete di scudetti mai ottenuto da altri in anni recenti, perché noi tifosi dell’Olimpia, che teniamo ai risultati sportivi, sappiamo benissimo che nessuno prima di Messina, nella gestione Armani, ha avuto le risorse economiche e umane, nel senso di campioni, che ha avuto lui.
    Grazie al vanto della sua carriera, certo, e giustamente nel primo anno, ma poi?
    Il valore di quegli scudetti, per esempio per me, tifoso Olimpia da sempre, e attento da sempre ai risultati sportivi, non sfiora neanche minimamente il valore del singolo scudetto raggiunto finalmente dopo anni di sofferenza, da una squadra che non aveva un decimo del carisma dei nomi famosi di cui ha beneficiato Messina, ma che è riuscita lo stesso a conquistarlo con una finale emozionante da crepacuore.
    Lasciamo perdere quindi il triplete farlocco e concentriamoci sulle cose vere).

    Dimentichiamo quindi lo sport, e concentriamoci sull’azienda sportiva, sull’Olimpia come organizzazione.
    La potenza mediatica e connettiva di Messina nel mondo del basket lì si manifesta in pieno: gli sponsor esterni al gruppo Armani affollano le maglie della squadra, il Forum incredibilmente è pieno nonostante i fallimenti sportivi e la grinta inesistente di una squadra che si scioglie al primo bau degli avversari.
    Dispiace dirlo, ma è vero che senza soldi non c’è più risultato sportivo – ammesso che ce ne sia mai stato davvero, tranne rare eccezioni che confermano la regola – e dunque volendo pensare al meglio, non posso che credere che la proprietà oggi veda nel consolidamento societario che di certo si avvale del potere di Messina nel mondo del basket, il valore dell’uomo che ha scelto di confermare ancora, nonostante la delusione totale in campo sportivo.

    Ma a noi tifosi di lunga data, piace di più quest’Olimpia ricca ma senz’anima, o quella povera ma coriacea, che di scudetti ce ne diede uno solo, ma del peso specifico di almeno venti di quelli mercenari di un Messina umiliato dall’Europa?
    Io non ho dubbi sulla risposta.

    (E quando parlo di delusione totale in campo sportivo, non parlo soltanto dei risultati ovviamente penosi di questa squadra, non parlo soltanto del fallimento bruciante delle partite che sarebbero contate, ma parlo anche dei giocatori bruciati come petali di margherita, e dei campioni umiliati, come per esempio la carriera inutile di una potenziale super stella come Shields che in cinque anni sotto Messina, ha finito soltanto per infortunarsi tristemente per nessun vero risultato, e finirà dimenticato dal basket europeo, uno come lui che aveva tutto per eccellere, dei Melli, degli Hines costretto al dodicesimo posto per gli ultimi due anni della sua carriera, dei minuti inutili di un Datome già vincitore di Eurolega, parlo di una squadra del potenziale di Milano, che non ha mai lanciato un nome nuovo, sotto la gestione Messina…).

    Dunque come un vecchio elefante morente che si allontana dal branco per preparare la sua successione, sembrerebbe di poter leggere, a volere essere generosi, dietro l’apparente indifferenza della proprietà verso il risultato sportivo, una preoccupazione di assicurare attraverso un capetto, la struttura societaria adeguata a un futuro al quale la direzione chiaramente business del mondo sportivo, impone a tutti una certa solidità finanziaria e la capacità di attirare un bacino di utenza locale indipendentemente dai risultati sul campo, come avviene nel mondo NBA, tra i più di successo nell’industria dei mercati sportivi.
    Un’intenzione nobile e sana, generosa, ma che pensa davvero che un futuro solido sia indipendente dai risultati sportivi?
    Garantita la stabilità economica e di utenza del bacino milanese, pensa forse la proprietà attuale, i risultati sportivi magari verranno da soli?
    Come se in realtà non fossero quelli a trascinare il pubblico. E il trend al momento di certo non gli dà torto.
    Ma per quanto?

    Una prospettiva quella, che a me come a tanti altri sportivi di vecchia data fa orrore, per la sua incomprensibilità – se la mia squadra, anche se perdente sulla carta, non si batte, che ci vado a fare sugli spalti??? , e dunque sto parlando di spirito sportivo più che di superpotenze, sto parlando di cuori oltre l’ostacolo più che di vincitori garantiti, sia chiaro! – fa orrore, ma che invece potrebbe essere il futuro di un mondo sportivo che tende per quanto possibile a farsi industria, monopolio, profittevole.
    Come l’NBA.

    A me sembra che l’NBA regga in questa interpretazione affaristica del mondo sportivo, perché al suo interno confluiscono fenomeni così fisicamente strapotenti, quasi da circo Barnum, che la gente ama guardarli come il mondo greco guardava ai suoi dei dell’Olimpo, ma nel nostro basket europeo, dove la potenza divina è più relativa, e conta molto di più la dote umana di Sisifo, che raffina il suo gioco ripetendo la spinta del masso fino all’esaurimento, ecco, nel nostro mondo sicuramente meno celeste di quello americano, non sono sicuro che senza i risultati sportivi, l’organizzazione societaria sia capace da sola di attrarre come un magnete il bacino di utenza che le compete.
    Non sono sicuro che il grosso del pubblico sia disposto a pagare ogni anno qualcosina di più per guardare uno spettacolo che finge d’interessarsi del risultato, ma non ha il cuore per cercare veramente la sfida.
    Come sembra che accada ormai a Messina, così certo del suo potere, così attento al controllo dei media, da non avere più quel cuore da dare ai suoi giocatori e da dare agli uomini della struttura che controlla, con la complicità della proprietà.

    Motorola da leader dei telefoni portatili è morta per non aver creduto negli Smart phones, pur avendo una solida struttura societaria è morta per non aver compreso il cuore del suo business.
    È possibile che il cuore del business che è stato affidato a Messina siano i risultati sportivi, nel qual caso Motorola purtroppo non sembra lontana da Olimpia.

    Siamo noi tifosi che ci emozioniamo per la competizione a essere ormai inutili allo sport, o è lo sport che sbaglia pensando di potere fare a meno dell’emozione di noi tifosi per la competizione?

  2. @Fabrizio = parlo x me. A volta il commento viene inviato ma non risulta pubblicato. Penso sia un problema di server non di censura.

    1. Sc, era già stato pubblicato, successivamente è stato cancellato dal Sig Maggi per via di una “parolina”……ma io dico: con tutto ciò che leggo qui….

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