
Dopo la scoppola col Barcellona, che ha quasi azzerato le speranze di post-season in Eurolega per il terzo anno consecutivo, l’Olimpia Milano torna oggi in campo contro Napoli in una partita che va ben oltre la classifica. È una sfida da affrontare non solo con la testa, ma con il cuore, per non cedere alla malinconia e al disincanto che rischiano di avvolgere tutto quello che di buono è stato comunque costruito.
Perché sì, è vero: la corsa ai playoff europei è ormai compromessa, ma la stagione non è finita, e non tutto va buttato.
L’umiliazione subita contro il Barça è stata brutale, anche più di quella col Real Madrid o di Parigi. Non per il punteggio, ma per la sensazione di aver tradito se stessi, prima ancora che i tifosi o la competizione. Dopo una rincorsa costruita con sacrificio e carattere, l’Olimpia è crollata nel momento decisivo, senza reagire.
Ma è proprio in questi momenti che si vede la tenuta mentale di un gruppo. E oggi, contro Napoli, serve attaccare il finale di stagione con determinazione, a partire dal campionato, dove Milano può agganciare la vetta dopo le vittorie contro Brescia e Trento. Il tutto tenendo viva la fiammella play-in EuroLeague sino a quando non sarà la matematica a dire no.
La squadra sarà priva di Nebo, Causeur, Brooks e Dimitrijevic, ma non ha alibi. Napoli arriva da due vittorie di spessore, compresa quella sulla Virtus Bologna, e gioca con entusiasmo. Ma l’Olimpia, pur incerottata, ha più esperienza, più talento e soprattutto più da dimostrare.
Vincere oggi non serve solo per la classifica, ma per ritrovare un sorriso, per ricordare alla squadra chi è e chi può ancora essere. Ogni distrazione, ogni approccio tiepido, rischia di rendere questa stagione ancora più indigesta.
Non è il momento dei processi, ma è il momento delle domande giuste. Perché questa squadra, per il terzo anno di fila, non riesce a stare tra le prime dieci d’Europa, nonostante un roster profondo e un budget d’élite?
- Perché il reparto esterni non ha mai trovato una vera guida dopo gli addii di Punter, Rodriguez, Delaney?
- Perché ogni anno ci sono tanti infortuni e giocatori lasciati per strada, o impiegati con minutaggi ridotti, fuori ritmo, fuori rotazione?
- Perché si approcciano male le prime partite di Eurolega, e poi quelle decisive per rimediare?
- Il problema è il doppio ruolo di Ettore Messina o l’eccessiva centralità del doppio ruolo?
Sono temi profondi, che richiedono analisi e visione, non emotività.
L’Olimpia oggi deve vincere. Ma non solo. Deve rispettare quanto di buono ha fatto, rispettare se stessa. Non serve negare le delusioni, ma è fondamentale non perdere l’identità. Perché questa squadra ha mostrato di poter lottare, risalire, trovare risposte. Solo che non lo ha fatto quando più contava.
Oggi si riparte da Napoli. In palio ci sono più di due punti, c’è l’orgoglio e la volontà di non chiudere in apnea, ma con la dignità di chi sa che tutto non è perduto, anche se molto è mancato. Lo Scudetto non cancellerà la delusione, ma sarà utile per comprendere che non deve essere una rivoluzione di uomini l’unica via.
E allora, come ha scritto qualcuno, non è tempo di buttare via tutto, è tempo di capire. E prima ancora, è tempo di giocare. E vincere.

Ha già rinnegato quanto ha scritto nel post Barcellona. Più veloce della luna è stata la sua redenzione.
È già iniziata la campagna pro scudetto per portare in trionfo Messina per far sì che bisogna cambiare tutto per non cambiare niente.
Proprio non ce la fa ad essere obiettivo.
Chi “deve capire” se non la aristocratica e distaccata proprietà?
Pienamente condivisibile il Maggi pensiero, rinunciare a quanto di buono si può ancora fare in questo finale di stagione, solo per silurare il POBE è da codardi e imbecilli.
Il campionato non servirà a salvare una stagione fallimentare in EL (la terza consecutiva) e non dovrebbe far pensare in alcun modo di essere di fronte ad una stagione sufficiente.
La stagione ad oggi è pessima e potrebbe al massimo diventare mediocre.
Ci vuole aria nuova, una dirigenza ed un allenatore nuovo (i nomi non sta a me farli) e ripartire dalle basi, vale a dire da un asse play pivot di alto profilo (di impatto a livello EuroLega) nei titolari e nelle prime riserve, da una rosa da 18 giocatori effettivi che possano tenere efficacemente il campo ed essere decisivi almeno in LBA (per poter avere rotazioni ampie e lasciare alcuni giocatori più datati e fragili costantemente a riposo in LBA), da giocatori fisici atletici e performanti su entrambi i lati del campo. Diversamente, al di là del possibile scudetto (comunque una soddisfazione per chi tifa Olimpia e l’ha tifata anche nei momenti più bui) sarà difficile pensare ad una stagione prossima ventura migliore che ci porti in Eurolega ad ottenere risultati almeno in linea con il budget investito fino ad ora.
Io però aspetterei almeno la matematica prima di chiudere ogni discorso sulla stagione in corso e pensare al futuro prossimo una buona volta in maniera seria ,soprattutto senza perder troppo tempo dietro a fregnacce simil NBA da cui siamo tormentati in maniera continua in questi giorni.
Invito a chi la pensa su molte cose come il sottoscritto a glissare comunque almeno fino al 30/6/2026 perché il signor Messina non se ne andrà (e men che meno sarà destituito da quel genio di Dell’Orco )certamente prima di quella data,qualsiasi cosa accada.
Proprio lui aveva dichiarato che in Olimpia Armani i risultati non sono tutto perciò una volta scontato un ulteriore anno di penitenza non possiamo fare altro che augurarci che alla scadenza si tolga almeno dalla panchina,ma ho qualche sincero dubbio che tutto questo accadrà fino a che avremo questa disattenta ed apparentemente disinteressata ( ai risultati del campo) proprietà.
La disinteressata proprietà ci mette milioni di euro per farti divertire e permetterti di scrivere le tue cazzate
Sinceramente, concordo con la Redazione. Non è che puntare allo scudetto (uno degli obiettivi dichiarati) significhi che se lo si vince, allora tutto va bene. Credo che il senso dell’articolo fosse quello di dare importanza al momento e sfruttare ogni occasione, compresa una insignificante gara contro Napoli, per ricostruire morale, gerarchie, gruppo, mentalità. Vincere aiuta a vincere, si dice. Ecco: questa è l’occasione per ripartire, comprendere gli errori, diventare consapevoli di quanto fatto di buono, poco o tanto che sia, e guardare all’immediato presente