
Olimpia Milano post Partizan. Una sconfitta da accettare, studiare, comprendere, portare a casa. Affrettare i giudizi è il rischio, nella buona e nella cattiva sorte, ma certo non si può ricorrere solo agli alibi.
L’Olimpia ha perso per stanchezza? Le assenze pesano, le rotazioni corte diventano un problema con il passare delle settimane, Josh Nebo non lo regali a nessuno, però la gara ha anche detto altro.
Gli esterni non hanno tenuto mezzo uno contro uno, Mannion e, alla lunga anche Bolmaro, sono stati talmente travolti da lasciare per lunghi minuti la squadra senza trattatori di palla. Con le mani addosso la luce si è spenta, e questo spesso è il problema di chi segna 100 punti di media.
I serbi erano tarantolati. Sempre in movimento. Sempre ben coordinati. L’Olimpia sempre un passo indietro, ad inseguire, a non leggere il rollante, a ritrovarsi mal sistemata quando Jones riceveva e prendeva comoda posizione da sotto.
In difesa, del triangolo che avevamo predetto, Mike non è stato un fattore, Pokusevski e Bonga sì. E ai raddoppi su Mirotic e LeDay hanno partecipato anche lo stesso Jones e Brandon Davies.
C’è un debito di durezza a cui non riesce a sopperire nessuno, non certo Freddie Gillespie. E se un giocatore non ha grandi qualità offensive, in difesa deve metterci cattiveria. Altrimenti la sua utilità è estremamente delicata.
Quella durezza non poteva probabilmente essere garantita neanche dagli assenti, non certo Neno, qualcosina forse Diop, Causeur o Flaccadori, e Nebo non può più essere considerato una risorsa per l’EuroLeague di quest’anno. In modo da non crearsi false speranze.
Non siamo qui a bocciare, solo ad osservare. E’ in serate come questa che ti manca Nicolò Melli, o anche Kyle Hines. Anche l’ultimo Kyle Hines. L’Olimpia deve sapere che sempre più spesso gli avversari le metteranno le mani addosso (sia chiaro, il Partizan come detto ha vinto anche per talento e organizzazione, non solo per durezza, nel senso positivo del termine). Servirà rispondere. O sarà durissima.

Leday e mitotic sono fiorettisti un po’ fifoni ….
Olimpia è l’immagine dei suoi tifosi più selfi che pandemonio il Partizan è l’immagine di quei 2 mila buzzurri che hanno trascinato la squadra alla vittoria
Durezza si ma con i paletti ben piantati. Quando è troppo è troppo, gli attacchi vanno tutelati di più altrimenti ne risente il bel gioco e alzi il rischio infortuni.
Le mani addosso devono essere permesse solo entro certi limiti, il Partizan, dopo l’intervallo sembrava quasi sotto anfetamine e sono convinto che se avessimo risposto nello stesso modo sarebbe finita in una rissa colossale.
Quello visto in campo ieri sera non è basket! semmai puoi chiamarlo wrestling.
Andare a tirare in ballo le “mani messe addosso” dopo una disfatta del genere e’ una boiata bella e buona,stop.
Parliamo invece di problemi più seri da risolvere che e’ meglio,per esempio del fatto che siamo privi del centro titolare praticamente da sempre senza che sia stata presa alcuna iniziativa,salvo mettere in biancorosso uno come il Rasta.
Meglio parlare di infortuni,arbitri,mani messe addosso e bagatelle del genere….
Sarebbe sufficiente leggere l’articolo prima di parlare di “boiata bella e buona”, se no si rischia di fare la figura del cioccolataio…
gli infortuni gnegne la sfiga gen gen gli arbitri cattivoni gne gne ii tifosi cattivi gne gne
È questo il punto, altro che lamentarsi degli arbitri, bisogna essere all’altezza delle sfide che il campo e il metro arbitrale e il livello di una competizione (Euroleague non LBA) ti propone; come ha detto Messina nel secondo tempo la squadra, anche perché aveva speso molto nel primo, aveva zero energia e nel basket moderno prima di mettere i tiri bisogna mettere i muscoli, l’intensità…..scordiamoci per le partite top-level sfide ai 100 punti (vi debbo ricordare i comandamenti della grande Olimpia dei Meneghin, Dantoni, Gallinari padre etc etc?)
Altro che il Partizan menava……
Bravo bravo Maggi, un articolo che condivido, mai come questa volta, totalmente 👏👏
Ricordiamo che lo stesso Messina ha disconosciuto il suo credo difensivo sostenendo (a ragione) che l’Olimpia vince quando segna molto ?
Scontato che per segnare molto bisogna tenere i ritmi alti.
Quando non hai energie per correre e per fare emergere le tue qualità (per esempio nel caso di Mannion il suo primo passo) queste spariscono e rimani disarmato.
Conseguenza ? Perdi la partita e quando scatti, ma non ne hai, metti male i piedi e ti fai male.
Se ne hai 5 infortunati e devi giocare 3 partite in 5 giorni devi capire quali partite contano di più e quali meno.
In quelle che contano poco o niente magari metti Bortolani e Caruso e se perdi fa niente (NO????).
Obradovic (che non è l’ultimo arrivato) queste cose le studia, ha capito che eravamo cotti e l’ha messa sul piano fisico, abbiamo retto un tempo e poi siamo crollati.
Risultato ? Partita persa, Mannion infortunato e coppa Italia gia’ sfumata.
Mannion e’ passato da una partita a settimana a tre partite, chiaro che andava gestito e centellinato soprattutto in lba…….
A proposito dell’Olimpia dei grandi: domani è il compleanno di Dino Meneghin! Augurissimi.
PS ieri sera ci sarebbe servito:-)
Ci sarebbe servito anche molto meno di una vera leggenda come lui.
Numeri alla mano credo che dovrebbero comunque festeggiarlo ben più a Varese che a Milano.
P.s. La monetina di Pesaro ( stile Alemao)del 1989 però non mi e’ piaciuta per niente.
Una messinscena del genere non fa onore a chiunque ne sia l’attore principale…
Benissimo (non me lo ricordavo), poi dici che dovrebbero festeggiarlo più a Varese (numeri alla mano per carità); ora, personalmente Dino Meneghin è un mio mito dell’Olimpia di quegli anni e, fatto salvo un episodio certamente censurabile e al di fuori del di lui racconto di guerriero leale e indomabile, ricordarlo ricordandocelo per questo, non ti fa onore……sempre grande Dino!
E comunque io mi ricordo dell’atmosfera di odio che i pesaresi (e il suo coach in primis) mettevano in scena nell’osceno palazzetto di Via dei Partigiani
Dino ha diviso fondamentalmente la carriera in 3 piazze Varese,Milano e Trieste,non ha giocato solo in Olimpia.
Io ,per motivi di età,lo ricordo purtroppo molto bene pure come avversario e confesso che mi stava parecchio sui cogl…
Ma esistono i fatti e questi ci dicono che Meneghin,prodotto del vivaio varesino,ha vinto molto di più a Varese che a Milano ed e’ normale pensare che,anche solo per questo motivo,dovrebbero festeggiarlo più da quelle parti.
Non stiamo parlando di Baresi,Totti od altri che sono stati simbolo di un’unica squadra.
Questione monetina: e’ un fatto vergognoso,una brutta macchia nella sua carriera,vedasi pure il signor Alemao come pure il signor Buffon ( Muntari).
Si deve ricordare tutto nella vita e non ci si gira dall’altra parte se si vede qualcosa che non va,solo i codardi ed i ruffiani fanno questo,ed io non appartengo a questa lurida schiera.
A me quell’episodio non e’ piaciuto e non mi frega niente se l’autore vestiva la nostra maglia.Stop.
ONORE: non si parla a vanvera di cose delle quali non si conosce minimamente il significato
Lo so che per VOI di destra, toccare quel tasto (onore) è cosa delicata…..
Ritornando all’attualità, io credo che la squadra abbia giocato un primo tempo più che decoroso in cui ha saputo stare fisicamente alla pari dell’avversario. Le cose sono precipitate nel terzo quarto, un po’ per l’ incomprensibile scelta di schierare nel quintetto di partenza Mannion che era già apparso fisicamente inadeguato al livello richiesto, indebolendo il nostro reparto guardie; in secondo luogo, Gillespie che nel primo tempo aveva retto il campo anche grazie ad alcune ottime letture di gioco, e’ stato travolto, e come lui tutti gli altri finti centri schierati, dalla fisicità e dal pick-and roll centrale dei loro lunghi e delle due ottime guardie.
Il loro asse play-pivot era qualcosa di ben diverso dal nostro e lo si è visto con estrema chiarezza.
Quando poi sono inevitabilmente calate le percentuali, la partita è finita.