Olimpia Milano da scampato pericolo. La rimonta di Venezia si ferma all’ultimo tiro

Alessandro Maggi

LeDay e Brooks dopo un altro pigro avvio, quindi la sgasata di Dimitrijevic ad inizio ripresa prima del solito passaggio a vuoto: che paura nel finale

LeDay e Brooks dopo un altro pigro avvio, quindi la sgasata di Dimitrijevic ad inizio ripresa prima del solito passaggio a vuoto (pagato anche troppo duramente): l’Olimpia Milano torna al successo in LBA piegando le resistenze della Reyer Venezia. Ma soffrendo oltremodo in un finale complesso e inatteso, e venendo graziata nel finale dalla tripla della vittroria di Parks.

Un avversario in grande difficoltà, va detto, senza un play di ruolo e con due fari come McGruder e Kabengele acciaccati, ma la cronaca di un successo Olimpia non può sempre partire dagli stati altrui.

Senza Shields, Nebo e Diop, con Mannion all’esordio in LBA e McCormack acciaccato, la squadra di Messina gioca e piace a lungo, ottenendo tanto dalle sue firme di più alto grado gerarchico e mettendo le cose in chiaro rapidamente.

Esemplare LeDay al tiro, in lettura, a rimbalzo. Poi, solito copione per una squadra che non ha mai pace: momento di passaggio a vuoto, l’avversario che segna tutto e con un 16-0 da -20 arriva al tiro della vittroria. 79-78 il finale, ci pensa nel finale un freddo Dimitrijevic. 17 punti e 10 assist per lui, 16 con 10 rimbalzi per Bolmaro.

La partita

Vi è un progetto che cammina, e un approccio ancora da trovare. L’Olimpia ha bisogno di quasi 4’ per sbloccarsi dal campo, e solo la tripla di LeDay ha il sapore del caffé mattutino dopo una notte agitata.

Non è una questione di uomini, ma di testa, il ribaltamento a 15-13 dopo altri 3’ abbondanti di gioco è esemplare. C’è però un’idea che prende piede nella testa di Messina, non per forza a causa dell’assenza di centri di ruolo, o quasi.

Si parte con Neno e Bolmaro in coabitazione, si vivono attimi con anche Mannion nell’allegra truppa, quando l’avversario va in bonus. Il pallino lo ha, a scanso di equivoci, sempre Zach LeDay. 

12 punti, 5 rimbalzi e 4 assist nel primo tempo, cercando meglio degli altri Mirotic sotto il canestro. E quando il montenegrino si sveglia, e il dato da 3 arriva a 8/10, di Venezia si può avere ragione con comodo, visto che McGruder non è al meglio e manca Ennis, il play designato, al fianco dell’ex Moretti. 

Parlavamo degli esterni. Bolmaro da second handler è più sereno, in difesa è uno scoglio che argina il mare, Neno al contempo può contenere l’istinto con un compagno cui appoggiarsi, mentre a Brooks tocca il compito di segnare a giochi rotti.

Mannion fa il suo esordio anche in LBA trattenendo lo sprint (era fermo da un mese, due gare in pochi giorni sono da affrontare con cautela), Caruso alterna giocate d’orgoglio a colossali sciocchezze.

+12 a fine primo tempo, ad inizio ripresa si rivede David McCormack, Dimitrijevic prende il controllo delle operazioni e con due triple, un assist e un meraviglioso appoggio porta al +20 con 5′ da giocare nel terzo.

Flaccadori, McCormack, e questa volta anche Mannion non riescono a dare ossigeno ai titolari, il 16-0 di Venezia risveglia i soliti fantasmi, ritrovarsi a +3 in un lampo lascia senza fiato. La partita c’è, è vera, è combattuta, è presente. E nessuno poteva aspettarselo: penalizzazione a dire il vero troppo pesante per una squadra che non può mai riprendere fiato, punita oltre le sue colpe.

Dimitrijevic illumina e crea il nuovo +7 con 90” da giocare, Venezia con Casarin torna a -1 con 40” e ha il tiro per vincere, ma Parks non è fortunato. Pericolo scampato.

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