
Olimpia Milano post Fenerbahce, tante, ottime notizie da Heraklion, e non era assolutamente scontato visto l’avversario.
Ettore Messina era curioso di vedere a che livello era la sua squadra, probabilmente le reali indicazioni le avremo solo dopo il primo mese di EuroLeague, ma qualcosa di interessante è emerso.
In primo luogo la coppia di play, Dimitrijevic-Bolmaro. Ispirato il primo, guida della rimonta del primo tempo, realizzatore purissimo con 14 punti, per quanto con 14 tiri, e presente a rimbalzo (5).
Deve crescere in difesa, dove comunque va supportato dal sistema, e nella costruzione del gioco, visto che nel secondo tempo lavora più per sè che per la squadra.
Ma il talento c’è, così come quello di Leandro Bolmaro, più portato a coinvolgere i compagni, impattante alla distanza (ottimo il secondo tempo), con 6 assist.
I “meno” sono più che altro derivanti dal poco coinvolgimento dei lunghi, e dai minuti obbligatori in abbinata. Del reparto guardie a Creta infatti si vede poco: Tonut non è al meglio e gioca solo in avvio, Brooks ha una fiammata da 6 punti in fila nel secondo quarto ma non è reale supporto in fase di costruzione.
Certamente rivediamo uno Shields all’antica, più ala piccola che guardia a giochi rotti, anche se il danese sbaglia tanto (3/10 al tiro), si vede poco nel momento chiave (ma mette la tripla della speranza fuori equilibrio), e oggi difensivamente non è ancora un fattore come qualche anno fa.
Diamo tempo al tempo. Il Fenerbahce vince perchè nel quarto quarto segna tanto da 3, e scava il solco con le triple di Baldwin e Hayes-Davis, prima della giocata finale di Wilbekin in avvicinamento al ferro.
L’Olimpia ha invece il nulla da Mirotic, peraltro poco coinvolto dai compagni, e deve ancora prendere le misure per affidarsi al montenegrino e a Shields quando la palla pesa.
Combatte LeDay, unico lungo a costruirsi punti anche in autonomia, impressiona certo la sequenza di corpi che l’Olimpia può servire sotto canestro, con Diop a chiudere il trittico con Nebo e McCormack.
Il centro ex Maccabi si sente, propizia anche i rimbalzi altrui dopo un avvio incerto, deve però essere coinvolto maggiormente di due alley-oop occasionali.
McCormack pare un po’ svagato, spaesato a questi livelli ma con potenziale degno di nota, Diop invece sa produrre in pochi minuti, prontissimo alla chiamata di Messina.
Insomma, è un’Olimpia Milano che piace. Che pare ben dotata in regia, che sa coinvolgere gli esterni anche se manca di una seconda fonte di gioco, ma che deve servire maggiormente i centri sotto canestro. E soprattutto capire come coinvolgere Mirotic, la prima bocca da fuoco.


decidetevi ragazzi secondo VOI era nenad il play che coinvolgeva la squadra per poi dire il contrario alla prima partita , adesso è bolmaro il playmaker … mah
non dipende dai lunghi dipende dall’allenatore per dio . pick nd roll chi lo fa mettendo in gioco i lunghi che rollano ? mi nonno ?
La partita l’ho vista e ti assicuro che Bolmaro è impressionante,non pensavo fosse così forte,Neno ha un potenziale notevole e anche se ha fatto più il finalizzatore il play lo sa fare,eccome….,se poi dovesse arrivare anche Mays….
Giusta critica, del resto siamo già alla prima partita……