
Ettore Messina, coach di Olimpia Milano, ha ribadito su sportmediaset la linea di mercato del club.
«Siamo contenti della squadra, stiamo lavorando bene, poi come tutti i club di EuroLeague stai attento al mercato e se poi si verificasse qualcosa magari ne parleremo più avanti».

Per avere chance di una buona EL bisogna iniziare dalla prima partita con il roster al completo cosa, che ad oggi non è per i due profili attualmente mancanti (play con esperienza EL e vice Shilds). Non c’era e non c’è premura, ma ottobre si avvicina
A quanto pare stanno cercando un handler per completare il roster. Il vice Shields non è nell’ordine delle cose. Dobbiamo farcene una ragione.
E secondo me inizieremo la stagione con i 15 attuali. Anche perché Messina ha detto che abbiamo un roster profondo…
Se ciò non dovesse accadere va bene, ma poi non vorrei sentir parlare di sfortuna se si infortuna Shields oppure lamentarsi se la squadra non ha continuità di gioco oppure manca di leadership in regia. Tutte le scelte sono possibili ma poi portano a delle conseguenze facilmente prevedibili.
Il vice Shields sarà uno, anzi, più giocatori fuori ruolo. Da Ricci a Bolmaro, a Tonut a Caseur. Quindi manca solo un play, se ce ne sarà l’occasione.
Speriamo invece che non si infortuni Leday, perché è l’unico sostituto di livello EL di Mirotic, che sappiamo bene avrà le sue pause. In lba Caruso potrebbe essere un 4, insieme a Ricci. Ma in EL…
Vedremo
Stesso mio pensiero .. così come Ricci e Caruso possono essere i 4 in LBA, anche i Tonut i Caseur i Bolmaro e i Ricci possono fare i 3 .. in EL il livello fisico atletico e tecnico si alza e salvo qualche exploit il rischio di sentire la mancanza di una SF vera temo si sentirà
Forza Olimpia
Difficilmente Ricci sarà nei 12 a referto in EL e laddove ci fosse sarà solo n.e.
Non penso sia del tutto errato attendere in caso si pensi che l’inserimento ideale ancora non si sia ancora presentato, ed esiste l’ipotesi che la squadra possa girare efficacemente il playbook del sistema Messina già con l’attuale profondità.
Ricordate che il playbook e’ ampio e profondo e consente varietà di soluzioni assumendo venga digerito da chi e’ responsabile.
In PG, le domande aperte rimangono a mio avviso sull’impostazione del flusso di attacco nei primi 8 secondi (cosa che Rodriguez fra le tante altre cose sapeva fare magistralmente), ritmo e capacità di leggere spazi e angoli. I primi 8 secondi a mio avviso decidono le aperture chiave (motivo per cui vedete spesso blocchi altissimi a inizio flusso), per cui ritmo e angoli immediatamente dopo la meta campo sono chiave per fare opportunità alle giocate implicite del sistema. A cui aggiungerei efficienza perimetrale (tiro) che potrebbe essere una debolezza per il roster attuale (da confermare, non ho un giudizio solido al momento).
Perimetralmente il playbook ha bisogno strutturale di solida efficienza oltre l’arco. Perché nel caso manchi, limita la varietà di letture fuori dai blocchi e consente alla difesa di “sag” uccidendo spazi in roll e penetrazione (qui basta vedere i famosi “4 fuori” di Atman e i box sets di Messina e tanti altri per capirci)
E’ possibile che il roster attuale risulti competente perimetralmente, ma solo il campo confermerà con quali oercentuali, per Bolmaro, Brooks, Dmitri, in aggiunta a Shields (vera punta) e Miro (solite soluzioni in pop e flare cui siamo abituati). Se si vedesse che facciamo fatica a stare sopra il 35% penso si cercheranno soluzioni sopratutto in quel senso.
Prematuro però per dirlo a questo punto.
Il play book di Messina sarà ampio e profondo come ti sembra di notare, ma a guardare la squadra giocare, sembra che sia ampio e profondo solo sulla carta, perché in campo, francamente, la noia, la ripetizione, l’inefficienza e l’incapacità di servire le punte come e quando serve sembrano invece dominare.
Quindi resto molto perplesso sul resto del commento che ne consegue.
Anche: “assumendo che venga digerito da chi è responsabile” – riferito sempre al voluminoso play book – mi sembra un commento inquietante, perché avvalora la tesi che non è Messina, ma sono i giocatori non adatti al suo gioco.
Ora: di giocatori ormai ne sono passati tanti, tantissimi, sempre diversi, sempre nuovi, e troppo spesso non sono sembrati “adatti al suo gioco”.
Quindi forse è il suo gioco a dover cambiare, a doversi adattare, il suo play book a doversi ampliare sul serio.
Altrimenti continueremo ad avere tutto sulla carta, un allenatore super titolato, campioni eccellenti, un roster di livello, ma sul campo poi di tutte queste meraviglie non resta niente…
Non so.
Ciao carissimo, capisco il tuo punto di vista (e non sei il solo a raggiungere quelle conclusioni) e alla luce degli ultimi 3 anni penso la realtà’ (di gioco sul campo, prima ancora di risultato) ti (vi) dia ragione piu’ spesso che no (eccetto alcune folgoranti prestazioni, spesso coincidenti con percentuali da tre strabilianti, il che se vuoi coincide con il mio punto tecnico: perimetro per Messina apre la “Pandora box” del resto del playbook).
A mio avviso la risposta alla tua osservazione e’ un “si’ e no”. E la linea di demarcazione tra il si e il no, almeno ricordando la mia esperienza di basket giocato, in questo sport e’ sottilissima. Sottilissima perche’ angoli, sincronie e spazi sono stretti e veloci (se pensi solo a come viene eseguito il “triangolo” e il differenziale di efficienza che esiste quando gli spazi sono ottimai e quando no), e i giocatori possono trovarsi perfettamente a loro agio in un impianto di gioco ed essere totalmente irrelevant in un altro.
Ti faccio un esempio: Davies. Giocatore di livello, mano soft, presenza fisica, ottimi movimenti in post, se guardi alle potenzialità’ “grezze” se la gioca (comparazione passata) come uno dei top 10 centri in europa (almeno al peak di carriera). Lo prendi ipotizzando che sia incline a usare la sua fisicita’ in “rolls” aggressivi (per aprire spazi in perimetro portandosi via l’opzione “hedge” che infastidisce la guardia), ma alla luce dei fatti si rivela “soft” e non efficace, preferendo opzioni “pop” e il prendersi tiri in post invece di girare la palla sul lato debole. A questo aggiungi una certa indolenza difensiva e di atteggiamento che rende complicata la relazione. Di chi e’ la colpa? Di Messina che lo ha scelto (spesso scegli con informazione parziale ed e’ difficile valutare a priori l’integrazione), di Davies che ha accettato e alla luce dei fatti non ha voluto (o potuto) cambiare per adattarsi al sistema e a quanto i compagni avevano bisogno, o di Stavropoulos che non ha consigliato in modo giusto da fuori?
La differenza che vedi sul campo fra il “gioco” e il “non gioco” e’ la differenza fra un Rodriguez che imposta in 5 secondi l’attacco all’inizio del flusso, e porta la palla dove spazi e compagni sanno creare pericolo immediato (aprendo il resto del campo per magia), che converte al 40% da tre in momenti critici guidando il resto della squadra, e un Pangos che e’ tre passi indietro (mentalmente, per skill, ritmo e visione). Un Pangos (infortuni o no) che fatica a portare la palla sotto pressione, impiegando 8 secondi per attraversare la meta’ campo, 5 per impostare il flusso senza occupare spazi e angoli di pericolo per la difesa, e mettendo i compagni in uno stato di disperazione per “creare” vantaggio in 4 secondi prima di ricorrere al tiro di disperazione allo scadere dei 24. Mi rendo conto che può’ sembrare riduttivo e parziale, ma se guardi i filmati a li compari, quello e’ cio che la storia ci ha insegnato.
Il playbook e’ lo stesso. Ma la capacita’ interpretativa (fisica, mentale e di IQ) cambia. Quindi (benché Messina non sia propriamente il mio coach preferito in 45 anni di pallacanestro giocata, guardata e vissuta) la verità’ sta nel mezzo (piu’ o meno, 50-50, 60-40, 65-35, fai tu). E poco importa….fatto sta che hai bisogno di un playbook solido e convinzione nel praticarlo e insegnarlo. E hai bisogno di giocatori che o già’ lo sappiano eseguire, o siano disposti a impararlo.
4 anni fa avevi tutto allineato. Negli ultimi 2 avevi giocatori che, per infortunio, volontà’, intensita’ e carattere, non conoscevano il playbook al 100% e hanno avuto difficolta’ nell’assorbirlo, gettando la spugna along the way.
Quest’anno potrebbe essere migliore, vedremo…almeno quelle sono le mie sensazioni
Un caro saluto
Non discuto la parte tecnica del tuo discorso però se i giocatori che lui stesso sceglie risultino non idonei al suo sistema come si evince negli ultimi due anni a quel punto un coach dal curriculum e dall’esperienza di Messina dovrebbe adattarsi alle caratteristiche dei suoi giocatori e non forzatamente perseguire il suo sistema come ha fatto negli ultimi due anni dove i risultati disastrosi europei sono sotto gli occhi di tutti. Ora saprà cambiare se stesso in caso che alcuni elementi del suo roster non dovessero performare come lui vorrebbe? Questa è la vera sfida di quest’anno è potrebbe essere la chiave della nostra stagione
@NewStyle2008…non hai torto in linea di massima, e penso che Messina abbia “sofferto” il mercato (nel senso vorrebbe un certo tipo di giocatore che non riesce ad avere al 100% come gli riesci’ 5 anni fa) e abbia sofferto l’insegnamento ai “nuovi”. Motivo per cui i giovani faticano. Come i giovani strutturalmente faticavano con il “triangolo” di Phil Jackson e trovavano poco spazio nei Bulls e nei Lakers pluridecorati per un sistema oggettivamente geniale se eseguito propriamente.
Gli adattamenti in genere ci sono sempre anche se fino a un certo punto.. il playbook in sostanza non cambia radicalmente nell’impostazione di fondo (almeno nel modo in cui e’ insegnato)…la stasi del gioco e’ spesso un problema di inizio del flusso (responsabilità’ PG o “handler” come lo chiamate voi in Europa) e di angoli di partenza, la qualità’ dei giocatori determina le letture e gli spazi corretti e il movimento senza palla. Gli aspetti atletico/psicologici poi ti danno quel “piu'” di intensita’ e energia (mancata l’anno scorso). E la chimica individuale spiega il resto (un pick n roll Rodriguez-Hines al peak di carriera e’ difficile da replicare con altre pedine).
Il realta’ quello e’ proprio un buon esempio penso: guardare una dozzina di pick and roll passati tra Rodriguez e Hines e le letture che aprivano (sempre almeno 4-5 letture), e compara con l’esatto stesso playbook (di base) fra Pangos-Voigtmann (due letture per skill piu’ limitata) o Shabazz-Melli (2-3 letture). Shabazz-Melli si avvicinavano, anche se la pericolosità’ e la creatività’ di Rodriguez offrivano troppe opzionalita off screen per essere facilmente difendibili.
In sostanza si…la qualità’ dell’individuo da’ vita al playbook e non ho l’impressione che Messina sia totalmente convinto di avere trovato (mercato) quello di cui ha bisogno per eccellere, per cui il suo tono piu’ misurato sulle reali ambizioni e alcune osservazioni sul budget limitato (e’ possibile che alcune conversazioni con targets siano state precluse in partenza dai paletti finanziari)
Mah… scusami, ma il tuo discorso mi convince poco.
Povero Messina non trova atleti all’altezza dei suoi pensieri? Mmh.
C’è una responsabilità di Stavros che non lo aiuta abbastanza? Mmh.
La colpa è degli atleti? Mmh. Sono troppi, anzi sono tutti quelli che non si adattano.
Dall’altra parte, solo per fare degli esempi, vedo un Banchi che prende in corsa una squadra non fatta da lui, e la porta ai play in contro ogni previsione, e con scarsezza di risorse e di cambi – infatti finisce con la lingua per terra un sogno che è di un grande allenatore.
Oppure Ataman che sforna squadre una dopo l’altra prese dalle ultime posizioni e portate a vincere in un anno, senza problemi di creazione di un gruppo squadra nonostante fossero tutti nuovi e tutti dotati di personalità ingombranti.
Oppure prendiamo Bartzokas, per fare un esempio ancora diverso, che gli levano due pedini di livello assoluto, Vezenkov e Sloukas che avrebbero devastato chiunque, ma riesce lo stesso a essere presente in F4.
No mi dispiace, la faccenda del play book e delle trame che non si ordiscono non mi convince per niente.
Se no faccio su una squadra anch’io, compro 40 lavagnette e le riempio di grafici, fallisco miseramente perché non capisco un cazzo, e mi lamento dei giocatori, piango di non essere capito.
Aggiungo, senza ovviamente averne le prove, che secondo me Messina dopo l’anno delle F4 ha avuto sicuramente carta bianca per fare un team che potesse ripetere l’impresa e mantenersi a quei livelli. Non c’è riuscito. Non c’è riuscito semplicemente perché non ne è capace.
Lo dico perché gli indizi che l’Europa interessasse e tanto ad Armani all’inizio dell’avventura Armani, sono tanti.
Le dichiarazioni prima di tutto, ma più ancora il capolavoro di Proli che ottiene una licenza pluriennale e si siede al tavolo del comitato. La necessità di essere presente con un’immagine vigorosa e sportiva di successo sul mercato europeo che ha numeri importanti.
Basta guardarsi intorno alle Olimpiadi, per esempio, per rendersi conto di quanto lo sport sia importante per Armani.
Solo a Milano, nelle mani di Messina, questo valore viene deprezzato.
c’e’ chi prende Matt Morgan e chi no…….poi ci si lamenta dei play maker…….quella del messina che soffre non la avevo ancora letta, che tempi.