
Il sito Hoopshype ha prodotto un ranking dedicato ai giocatori che non hanno mai calcato i campi NBA. Presenti anche ex Olimpia Milano come Dejan Bodiroga, Kyle Hines e Dino Meneghin.
The best players to never play in the NBA (from the USA):
— HoopsHype (@hoopshype) August 28, 2024
1. Roger Brown
5. Warren Jabali
7. Bob Netolicky
11. Red Robbins
15. Sherman White
18. Darel Carrier
20. Kyle Hines
24. Marquez Haynes
How many do you know?https://t.co/ywpIE107Ji
I migliori giocatori che non hanno mai visto un campo NBA? Per Hoopshype vince il fuoriclasse della ABA Roger Brown, seguito da Dejan Bodiroga e un altro ex italiano, Oscar Schmidt.
Seguono Nikos Galis, Warren Jabali, Sergei Belov, Bob Netolicky, Kresimir Cosic, Sergio Llull e Drazen Dalipagic.
Fuori dalla Top Ten troviamo in tredicesima posizione Dino Meneghin e alla venti, dietro Dimitris Diamantidis, Kyle Hines.

E pensare che ci sono andati gente tipo Rusconi, Vincenzino Esposito……
Alla 11 c’è Red Robbins, che da noi ha giocato 2 stagioni a 10 anni di distanza. La seconda volta siamo pure retrocessi, lui era cotto, ma un grandissimo
Bravissimo Gianni, meno male che qualcuno conosce davvero la storia dell’Olimpia .. la prima volta Bogoncelli lo fece venire a Chiavari all’Albergo Stella del Mare in via Millo, che aveva la palestra sottostante dove si tenevano i corsi allenatori nazionali negli anni 60. Sembrava un grissino quando arrivò in albergo e al primo pranzo che fece apprezzò non poco la ‘nuova’ cucina italiana .. io ero bambino, ma ero sempre in palestra con i vari Primo Guerrieri Bianchini Paratore .. bellissimi ricordi. Ancora complimenti per la notazione. Un saluto
Sponsor CINZANO, se non vado errato coach Pippo Faina. Oltre alla vittoria in Coppa delle Coppe (straniero di coppa Mike Silvester) una delle poche cose buone del periodo fu l’arrivo di Mike D’Antoni.
Giusto MT .. la seconda volta .. si molto sconforto anche da parte del Bogos .. soffriva molto della situazione ..
Altri tempi… Belov, dalla ex Unione Sovietica, non lo avrebbero nemmeno accolto. Per quanto riguarda Dino, secondo la leggenda lo ha bloccato la paura di volare. A quei tempi, i centri di oltre oceano erano grossi più di lui. Io voglio comunque pensare che avrebbe fatto la sua parte, così dome Dalipagic o Oscar, tiratori micidiali. Galus forse era troppo piccolino e poco atletico per sopportare la velocità delle guardie USA anche se ricordo un paio di “nanerottoli” bianchi come D. Angie o J. Stockthon, che in apparenza sembravano i figli dell’ allenatore mentre invece….
Troppo basso Dino e non saltava.
Bello leggere tutte le vostre notazioni, non ricordo l’epoca che stava fra Cinzano e Billy (forse non ancora nato in quegli anni) ma per Dino e suoi coetanei l’NBA era un percorso diverso da quello attuale.
La fisicità di fine anni 80’e inizio 90 insieme al livello atletico e stazza rendevano i confronti con l’Europa difficile da sostenere, ragione dei molti “fallimenti” dei transfers di quegli anni.
Anche Petrovic (il mio giocatore preferito di quegli anni) ebbe un percorso difficilissimo (unito a depressione da ambiente), poco capito e poco spazio e opportunità date dai coach americani di quell’epoca in cui arrogantemente (caratteristica USA che conosco fin troppo bene) tutto quanto non era “Made in USA” era scarto da porre sotto tests infiniti prima di avere spazio (che lui trovo’ nei Nets dopo il disastro a Portland).
L’NBA era poi relativamente “ghetto” in quegli anni e fino al 1993 quando l’immagine e l’ambiente fini la ripulitura, le regole cominciarono a rilassarsi (eclissatisi i “Bad Boys” di Detroit, Laimbeer in primis) si aprirono le porte degli anni 2000 in cui l’ingresso di giocatori europei era più facilitato da un gioco meno fisico e più aperto a tecnica e fondamentali (fra cui le % da “deep”).
E il resto fu storia con gli internationals oggi che spopolano, per fondamentali, basketball IQ, capacità e disponibilità a a essere allenati oltre che carattere e attitudine. Anche se e’ vero che abbiamo del talento americano ancora eccellente al top i gap sono oggi davvero minimi, checche’ i nostri colleghi USA ne dicano (ancora rifiutano di ammettere che fuori dall’America il basket esiste ed e’ competitivo, il che mi manda assolutamente in bestia).
Un caro saluto a tutti