Venezia-Olimpia Milano | Le pagelle di RealOlimpiaMilano

Altra giornata di difficoltà per quasi tutta la squadra, con Melli e Hall praticamente invisibili nel match

Bortolani ne

Miccoli ne

Tonut 6 – Inizia con grande energia sui due lati del campo, poi anche lui si spegne nel momento di massima difficoltà biancorosso. Anche se nel finale torna un po’ protagonista difensivo.

Melli 4 – Due falli in meno di 3 minuti e viene richiamato in panchina. Quando rientra è fuori partita.

Napier 5.5 – Uno dei pochi a trovare il canestro, però anche lui non trova soluzioni nel momento di massima difficoltà biancorosso. E perde banalmente il pallone che blocca la clamorosa rimonta.

Flaccadori 5.5 – Canestri importanti per la rimonta nel secondo quarto, non si ripete nella ripresa, con errori rilevanti ai liberi nel 3° quarto.

Hall 4 – Non si vede praticamente mai nell’arco del match.

Caruso 6 – Una delle poche note positive di serata, con il suo lavoro difensivo quando viene messo in campo per i problemi di falli degli altri lunghi. In attacco, qualche conclusione forzata.

Shields 4.5 – Sbaglia tutto nel primo tempo, trova qualche canestro nella ripresa. Ma è troppo poco.

Mirotic 5 – Il tabellino dice 16 punti e 8 rimbalzi, però non pare quasi mai un vero fattore del match, anche perché la maggior parte arriva solo nel quarto periodo. Viene stoppato sul possibile canestro del -2.

Hines 5 – Un paio di giocate preziose appena entrato, poi anche lui va in difficoltà.

Voigtmann 5.5 – Un mix di discrete giocate ed altri errori per il tedesco.

Coach Messina 4.5 – Il clamoroso e disperato tentativo di rimonta nel finale, che ricorda un po’ la finale di Coppa Italia, è legato più alla forza dei nervi ed ad una Venezia che alza presto le mani dal manubrio. Prima c’è l’ennesima prestazione scadente di una stagione sempre più difficile, con il blackout nel terzo quarto a decidere la sfida.

14 thoughts on “Venezia-Olimpia Milano | Le pagelle di RealOlimpiaMilano

  1. Ormai è evidente come POBO35 non abbia più la squadra in mano, la squadra per intero NON LO SEGUE proprio! In conferenza stampa oggi era l’emblema della stagione: continuava a piegare vorticosamente il foglio che aveva in mano, voleva alzarsi dopo pochi secondi, continue frasi fatte, assenza di idee, di prospettive…. un disastro…. ….fino alla perla finale di considerare ancora fattibile i play-in di Eurolega….Ma quando mai????

  2. Nessuna telefonata su cui fare cabaret, oggi?
    Chissà quanti altri sketch avevano preparato, lui e Dell’Orco.
    È che purtroppo per loro bisogna vincere, per fare gli spiritosi.
    Ma qua non si vince mai.

  3. Io credo che con questo allenatore Melli non rinnoverà.
    Ormai non c’è più niente in campo, solo voglia che la stagione finisca e poi chi potrà taglierà la corda.

    1. O che un Melli così non interessi alla società? Un anno molto opaco anche per il ruolo di riferimento che aveva?

      1. A me pare che sia Melli stufo del tuo pastore non il contrario.

  4. Melli ormai è l’emblama di una squadra che ha mollato i pappafichi.
    In qualunque altra società, qualsiasi altro allenatore sarebbe stato esonerato o si sarebbe dimesso irrevocabilmente.
    La situazione è oggettivamente grave.

  5. E pensare che gli stop di BS e BO ci davano immeritate ma interessanti prospettive di primo posto in RS vincendo a VE, niente, caduta libera, peggio del già incerto anno passato in cui almeno ci degnammo di accettare il gentile omaggio di TV.

    1. Contro il gioco obsoleto del tuo pastore ci sono molti Tucker onnipotenti in giro.

  6. Potremmo parlare di tante cose, ripetere quelle già dette negli ultimi due anni ed aggiungerne di nuove. Più di tutto parlano i 7 minuti di Melli, che sigillano e rendono clamorosamente evidente la crisi totale di Milano, la lontananza (forse insanabile) tra spogliatoio e allenatore/presidente. Per tenere Messina ci siamo giocati la credibilità internazionale e ora anche il capitano, per tenere Messina molliamo Melli? Perché, lo ripeto da un pezzo, Melli con Messina credo abbia chiuso. Poi mi sbaglio di certo e domani annunciano un triennale gemello a lui e Messina. Ma la sensazione al momento é altra.
    Queste due ultime stagioni di sofferenza europea e pessimo gioco ovunque certificano purtroppo non solo e non tanto il fallimento dell’era Messina, evidente a chiunque ne capisca di Basket, ma piuttosto il fallimento dell’era Armani, proprietà eccezionalmente generosa, ma – fa male dirlo – in fin dei conti assai poco capace, che a fronte di investimenti ingentissimi non ha saputo produrre una società solida (al punto da arrivare ad affidarne le sorti ad una sola persona, il nostro amatissimo PoBo) e ha dilapidato un patrimonio in giocatori, immolando generazioni di italiani talentuosi.
    Armani (società) con Messina ha creduto di aver trovato il Deus ex Machina, il risolutore del dramma sportivo milanese, l'”uomo del destino”: non hanno voluto un allenatore, bensì un plenipotenziario e ora, proprio per questa concentrazione di poteri in una sola persona, la crisi non é una “banale” crisi di gioco, ma una crisi di sistema, dunque assai più difficile da risolvere. Il POBO non semplifica, ma rende paradossalmente più complessa la struttura societaria, in quanto la svuota di senso.
    I 7 minuti di Melli, in quella che é una delle peggiori apparizioni in carriera, mi pare diano corpo e sostanza a questa crisi totale del sistema Olimpia.

    1. Penso hai fatto un’ottima analisi (non che tu abbia bisogno di validazioni si intenda, il mio qui’ e’ solo un commento addizionale sulla tua stessa linea). Idee le tue piene di spunti su cui dovrebbero riflettere a porte chiuse tutti i principali stakeholder di progetto (e’ una stanza piccola, e un tavolo cui siedono tre persone). Ora, per aggiungere alle tue riflessioni un paio di commenti di contorno, la stanza in questione e’ di fatto un tavolino a tre (Messina, Giorgio e Leo) in cui da una parte hai un “Hall of Famer” pluridecorato (per motivi che hanno nulla a che vedere con i suoi ultimi dieci anni di carriera), dall’altra una leggenda imprenditoriale italiana con soldi da spendere ma energie in declino e che cammina i suoi ultimi passi sul nostro pianeta, e in mezzo una figura cuscinetto “debole” con poca cognizione di causa (e esperienza operativa di settore). Si tratta un tavolino stretto e unico, tipico di società’ e strutture decisionali vulnerabili e deboli. Nessuno dei tre ha incentivi a decidere nulla, e nessuno ha nulla da perdere quando la barca affonda. Non esiste nemmeno la rete psicologica dell’amor proprio, spesso la reale leva motivazionale che ti fa cambiare e salvare situazioni difficili. Perché’? Beh, Messina ti dira’ che il presente non conta, che lui ha già’ vinto a sufficienza per essere considerato “intoccabile” (in reputazione). Armani ti dice che lui si chiama Giorgio Armani, che ha già’ fatto di tutto e di piu’, creato imperi e conquistato il mondo (realtà’ peraltro parzialmente vere). Il terzo non verrebbe nemmeno interpellato perché’ si sa’ che e’ carica onorifica come messaggero fra i due. Entrambi (Messina e Armani) hanno poco tempo per incrcociarsi piu’ del minimo necessario, e allora viene messo un cuscinetto insignificante di mezzo. E qui arrivo al tuo punto, triste ma vero. La scatola Olimpia (intesa come struttura sociale attuale) perde senso, integrita’ e direzione. E quando la scatola perde senso, chi va in campo (indirettamente) lo sente e getta la spugna, pensa a se’ stesso, minimizza sforzi e energie su barre bassissime, evitando infortuni e preparandosi al proprio futuro lontano da Milano. In quel senso l’era Armani e’ ora sull’orlo di un fallimento e di una crisi interiore (non finanziaria), indipendentemente dagli scudettini e dall’aver salvato l’organizzazione dal fallimento al momento dell’acquisto. Entrambe le cose (positive) non bilanciano i minus di progetto che stanno emergendo giorno dopo giorno sempre piu’ neri.

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