Olimpia Milano post Trento. Un successo che va sottolineato, perché se non conta il finale, conta invece la prestazione. Il “come”.
Avevamo parlato di “approccio”. E quello dei biancorossi è stato perfetto. Anche quando la squadra faticava a segnare in avvio, la pressione sulla palla, e sulle linee di passaggio, è stata altissima.
L’Olimpia ha messo i “corpi addosso”, come sottolineato da Paolo Galbiati. Da subito. Quindi, a cavallo tra secondo e terzo quarto, ha annichilito totalmente l’avversario.
Un avversario in crisi, da tempo, è vero, tuttavia sarebbe superficiale dimenticare i 2 punti concessi in 10’, i 57 alla fine, il 45-32 a rimbalzo e il rapporto 18/9 assist/ palle perse.
Acqua calda, d’altronde: se difendi, se aggredisci, puoi correre e andare a canestro più facilmente, costruendo certezze a partita in corso. Concedendo tanto, attaccando da centrocampo e lasciando passare secondi prima di entrare nel gioco, ecco che tutto si complica.
Con Trento l’Olimpia non ha avuto tempo di pensare alle sue incertezze. Non sarà sempre così. Venezia ha Rayjon Tucker, potenza fisica e talento, e una batteria di lunghi che può fare male.
Intanto, però, il momento positivo, timido, prosegue. La squadra di Ettore Messina è entrata con la faccia giusta in questa Coppa Italia, distribuendo bene i minuti tra 11 giocatori.
