Buon compleanno Dino Meneghin | La Nazionale a Mosca
Una seconda carriera, reduce dal premio più grande, l’argento olimpico del 1980:
Andammo a Mosca con un’idea che da un lato ci motivava al massimo, e dall’altro un po’ ci spaventava: questa volta o mai più
65 furono i paesi a dire no alla competizione, Stati Uniti in primis, aprendo una corsia senza ostacolo proibitivo alcuno. Dino Meneghin, duro in allenamento quanto di compagnia nei momenti liberi, assecondò il cielo sempre plumbeo di Mosca contenendo ogni attimo di potenziale rilascio.
Non aiutò Sergej Belov, stella della nazionale sovietica e del Cska Mosca, che fece sapere a Meneghin di necessitare di jeans in quantità, vista la proibizione all’importazione in patria.
Lo scambio era già nero su bianco: denim in cambio di caviale, ma una volta fatto il suo, Meneghin si vide sbattere la porta in faccia dal collega russo, girando quindi tutto l’investimento ad opere di beneficenza.
E anche sul campo, l’avvio fu tutt’altro che semplice. Contravvenendo alla filosofia rigidamente autoctona di Giancarlo Primo Sandro Gamba, e Cesare Rubini, inseriscono nel roster l’oriundo Mike Sylvester, un’autentico fuoriclasse.
In campo arriva il netto successo con la Svezia, 92-77, ma anche il sorprendente ko con l’Australia di Ian Davies (33 punti), 77-84. Nella consueta e ripetitiva odissea dello sport azzurro, serve un successo per 7 punti nell’ultima giornata del girone di qualificazione contro Cuba.
Non uno di più, non uno di meno. La difesa tiene nel finale e Pietro Generali sbaglia apposta il tiro dell’allungo per il passaggio del turno, ma non è finita.
Nel girone successivo si deve alzare il ritmo. Contro la Jugoslavia è 81-102 sotto i 57 punti della coppia Kikanovic-Dalipagic, poi c’è l’Urss padrona di casa. Qui, Dino Meneghin, sfodera la gara della vita. Vladimir Tkatchenko, colossale centro sovietico, è 17 centimetri più alto, ma in campo viene totalmente dominato dalla cattiveria sportiva della leggenda nazionale.
87-85 il finale, ma ecco arrivare il nuovo passo falso contro il Brasile di Oscar Schmidt. Serve un successo contro la Spagna, e a seguire la vittoria della Jugoslavia sul Brasile.
Dino Meneghin domina in campo ma rifiuta di seguire dal vivo la seconda gara, tornando al villaggio con il solo Della Fiori. Sarà una telefonata ad annunciare il lieto evento, scatenando le lacrime di Meneghin.

Da anni il monumento del basket Italiano, Dino Meneghin, rappresenta piu’ che un’ icona per lo sport, e’ la persona a cui tanti di noi dovrebbero ispirarsi per esempio nella vita.
Il momento in cui Dino abbraccia suo figlio Andrea alla fine della famosa finale, e’ uno dei piu’ bei ricordi della mia vita, ho un figlio anch’io, ed un abbraccio cos’ vale una vita!
Mi avete fatto scendere una lacrimuccia: grazie, Redazione
Buon compleanno Dino. Noi ti amiamo per quello che sei, per quello che hai saputo dare al basket Italiano, per aver rinunciato all’America per amore di Varese che ti aveva accolto come uno dei suoi figli. Per aver mantenuto e mantenere una dimensione umana del tuo mito. Grazie di tutto dal profondo del cuore.
I tifosi, i tifosi non cambiano mai… “arriva dell’odiata Varese, arriva rotto, è vecchio e bollito, è basso. ” quel bollito di Peterson vuole rovinarci e già lui arriva da Bologna” Storie lette e sentite allora come adesso.
Ho avuto la fortuna di stringere la mano del grandissimo Dino Meneghin di persona un paio di anni fa, dove l’ho trovato a un evento di sponsor.
La prima impressione è stata che è enorme! Alto per uno come me, ma soprattutto larghissimo, e ancora oggi di postura possente.
Molto molto simpatico. Abituato al contatto col pubblico, vista la sua carica di presidente.
Poi è successo qualcosa che non dimenticherò mai.
Non mi ricordo come, ma nei pochi minuti del nostro contatto, siamo finiti a parlare dei nostri figli, avendo il mio giocato contro Varese allenata dal suo.
Siamo lì con un bicchiere di prosecco in mano, con una cinquantina di persone intorno, molte arrivate per lui, e lui sul discorso figli e dintorni si mette a parlare con me per circa una mezz’ora.
Non ci potevo credere, ed ero quasi imbarazzato, a un certo punto gli ho detto che se doveva andare l’avrei capito, ma lui era davvero preso nel nostro discorso sui giovani, a partire da suo figlio e mio figlio.
Amo Andrea Meneghin anche per questo, oltre naturalmente per essere stato un grandissimo giocatore, per essere il migliore commentatore che ci sia in tv, e… per averci “lasciato” vincere quella sera a Varese.
Al grandissimo Dino ho potuto dire qualcosa che mi stava dentro, verso la fine del nostro incontro, qualcosa che molti di noi di una certa età hanno marchiato dentro – io sono del ‘59 -: gli ho detto che lo apprezzo per la gloria che ha portato a Milano, ma nel fondo del mio cuore lui è di quel colore pallido, il grigio pallido che appariva nella tv bianco e nero dell’epoca, di quel colore pallido che appariva il giallo dell’Ignis Varese.
Abbiamo riso insieme da padri e tifosi dell’Olimpia Milano, poi la mia mano è sparita nella sua, dove resta tutt’ora ☺️
Bel ricordo. Grazie.
Anch’io ho avuto un contatto diretto. Persona squisita.
Sì, grazie.
C’ero, si diceva anche quello, erano comuni già allora i pivot da 2.08/2.09, Lucarelli, Jura, Massimo Masini etc ma nessuno dal cuore grande come il suo, tranne il mitico Arturo il rosso.
Forse Roberto non ha capito che quella di Orlando era una citazione tra virgolette della vulgata che circolava allora quando il grande Dino arrivò a Milano. Meneghin è un campione, ma prima ancora una grande persona, uno di quelli che mi hanno “costretto” ad eleggere il basket, anzi come si diceva allora la pallacanestro, a sport della mia vita. Un giocatore dotato di una cattiveria agonistica sublime in campo unitamente ad una lealtà etica e sportiva sia in campo che fuori. Il ricordo di quei momenti e di quei tempi ancora mi commuove. Buon compleanno Dino e grazie
Mitiko Dino, eroe di mille battaglie, espressione della volontà, della tenacia, della cattiveria sportiva. E’ stato un piacere averti visto giocare, aver notato il tuo talento ma soprattutto la tua umiltà e la voglia di vincere, coinvolgendo tutti i compagni.
Faccio fatica a trovare un altro sportivo italiano che meglio di lui rappresenti uno sport di squadra, una disciplina sportiva intera. Dino, per me, è il basket. Auguri!
Io bustocco tifoso del Simmenthal nemico dell Ignis Varese eri un pericolo ti abbiamo accolto con qualche perplessità infortuni età poi spariti se diventato un scarpetta rossa vera ed abbiamo fatto anni di vittorie Tanti Auguri Dino Forza Olimpia
Il più grande di sempre!
Non c’è altro da dire …