Domani Olimpia Milano-Virtus, per un derby d’Italia che torna a 25 anni da quel 13 marzo 1997. E’ il momento delle 5 domande 5, è il tempo di entrare in clima partita.
Ettore Messina ha ridimensionato il valore di questa sfida, ma la posta in gioco pare alta.
«Più che altro ha ridimensionato gli stimoli ulteriori di questa gara, ritenendo che una lega con Barcellona, Real Madrid e compagnia sia già abbastanza ricca di motivazioni. Ha certamente ragione, ma non giriamoci intorno, la gara vale tantissimo. Per i due ambienti in primo luogo: in un gioco che vive per lo più sui social a livello di opinione pubblica, gli umori saranno modulati più di qualsiasi altra gara a seconda del risultato. E poi c’è Milano, che non può incappare nel terzo ko in fila in casa. Siamo solo all’inizio, ma non cerchiamo giri di parole: l’avvio di stagione, si badi al termine “avvio di stagione”, si trasformerebbe da complicato a negativo. La pressione è tutta sull’Olimpia, nonostante la brutta EuroLeague che la Virtus sta giocando».
E allora Milano come ci arriva?
«Difficile a dirsi. Verona, come Pesaro, valgono quel che valgono. Le vittorie aiutano, ma i valori in campo sono troppo diversi. La sensazione è che l’Olimpia ci arrivi in una condizione peggiore rispetto alla Virtus. Mancano due giocatori chiave, non si vince un uno contro uno in attacco e non se ne tiene mezzo in difesa sugli esterni. Però c’è la testa, c’è Kyle Hines, la ruggente voglia di vincere di Nicolò Melli e l’istinto da killer di Gigi Datome. Questi tre possono trascinare la squadra oltre i propri limiti».
Si è parlato tanto della crescita di Brandon Davies e Deshaun Thomas. Possono fare la differenza?
«Diciamo che Bako e Jaiteh non sono dei fenomeni nella difesa in post, ma Shengelia e Mickey possono seguire il centro ex Barcellona nelle sue zingarate dalla media. Certamente l’Olimpia dovrà, come nelle Finals di un anno fa, puntare sulla durezza, e un po’ di post basso aiuterebbe visto che i biancorossi oggi non sono in grado di correre. Ma conterà soprattutto la difesa, non parlerei di individualità, saranno solo momenti fuggenti di una gara decisa dai due collettivi».
La Virtus quindi arriva in condizioni migliori?
«Di fatto manca solo Abass. Shengelia ha ripreso a giocare, sarà alla terza gara, quella più sentita, anche da lui. E poi c’è Milos Teodosic, che pare ben gestito da uno Scariolo che sta sapientemente dosando le forze di tutti. Non sono al massimo, sia chiaro: Hackett e Jaiteh, per intenderci, sino ad oggi non sono stati particolarmente produttivi».
Chiudiamo con le possibili due chiavi della gara, una per parte.
«Per la Virtus direi Pajola in marcatura su Kevin Pangos, visto che ha tutto per far deragliare il canadese. Al tempo stesso, visto che Milano è lenta sulle transizioni difensive, farei attenzione a Marco Belinelli, che in un minuto può fare 9 punti e spaccare la gara. Per Milano mi soffermerei su Devon Hall: dovrà difendere su Teodosic quando sarà in campo, e dovrà soprattutto essere più cattivo in aggressione al ferro. Per il tiro da 3 ci sono già tanti protagonisti, da lui servono le giocate in avvicinamento al ferro, che al tempo stesso aprirebbero il campo agli altri».

Gara indubbiamente difficile, come quasi tuttte in EL. A parte le assenze, lo stato di forma e il “gioco” ancora in costruzione, per Milano c’è il fatto che ha sulle spalle tutto il peso psicologico, perché una sconfitta sarebbe già grave di per sé, con l’aggravante che i bolognesi monterebbero ulteriormente la rivalità.
Io credo che la differenza fondamentale bisognerà farla vicino al ferro. Gustiamoci la gara.