Olimpia Milano post Alba per quella che è la prima sconfitta in una gara ufficiale per i biancorossi. Ad oggi, da interpretarsi come un’inevitabile incidente di percorso. Ma…
La partita
Ettore Messina lo rimarca, già da una settimana e più. Non si trova un quintetto in grado di approcciare decentemente una partita, e la squadra si presenta in campo “contratta”.
Il coach biancorosso si chiede il “come mai?” di questo timore, tenendo conto dei valori e del clima in allenamento. Resta il fatto che il problema esiste, e i numeri sono a dir poco emblematici.
Primo quarto 12-26 per i tedeschi, toccheranno anche il +17, con un 2-8 a rimbalzo che diventa 6-13 alla fine del parziale, con gli ospiti che producono nel pitturato un 8/9. I biancorossi prendono 4 tiri in meno, e la valutazione dice 38-8.
A fine primo tempo, l’Olimpia è a -8. Nel pitturato il dato dell’Alba diventa 11/14 (3/5 nel quarto), e i biancorossi mettono la freccia a rimbalzo, 19-18 (quindi 13-5 nel parziale). Shields, Hall, Tonut, Voigtmann e Hines il quintetto che dà la spinta.
Netto il cambio di passo, ed estremamente repentino. D’altronde parliamo di una gara dove i biancorossi costruiscono alla perfezione il tiro della vittoria. Ma non si può parlare solo di mancanza di continuità, quanto di equilibrio tra i vari quintetti.
I quintetti
Ettore Messina le prova tutte. Nella ricerca di un quintetto che possa approcciare meglio il match lancia subito Shields. Quindi cerca una reazione senza centri, nel terzo quarto addirittura va con entrambi i pivot in campo, ottenendo un risveglio da Brandon Davies.
In realtà la gara cambia con l’animo operaio degli Hall e dei Tonut, anche se poi il “biondo” ex Venezia vede il campo per soli 2’ nel secondo tempo (pochi, troppo pochi).
Diventa di fatto un inseguimento del coach-presidente, che nel secondo tempo ottiene pochino da Baron (ma sono chiave i suoi 5 punti del secondo quarto), e non abbandona mai Pangos, scoprendone l’orgoglio nel finale.
Due sole osservazioni: il canadese, che può essere un problema in difesa, sarebbe stato utile nel finale di overtime, dove invece resta a guardare. Nel quarto quarto Nicolò Melli entra troppo tardi, con Johannes Voigtmann ormai palesemente a disagio a rimbalzo.
La conclusione
Resta una gara che Milano ancora una volta rialza dal -17, arrivando ad un tiro dalla vittoria. E’ un dato di fatto, come lo è un’Alba priva di Lammers, Eriksson e Maodo Lo.
E c’è la questione “nuovi arrivati”, assolutamente spaesati. Davies esiste solo nel terzo quarto da 4 perimetrale. Thomas gioca solo 4’, pessimi come in tutte le altre gare ufficiali.
Pangos si sveglia nel quarto quarto, come con Asvel e Brescia, e il “trash talking” con Sikma è iniezione di energia. Le 4 triple sono da fenomeno, ma manca tutto il resto. Tutto quello che un regista dovrebbe garantire.
Se Stefano Tonut, come detto, rende ma gioca troppo poco, e Billy Baron è comunque scossa di adrenalina nel secondo quarto e parte di alcuni quintetti che accorciano le distanze, Johannes Voigtmann manca di comunicazione soprattutto in difesa e va in sofferenza sui tagli tedeschi.
Non è ancora un campanello d’allarme, ma contro una squadra limitata e senza giocatori chiave i biancorossi mettono il naso per la prima volta avanti solo dopo più di 40’. Non il massimo.

Non posso dire esattamente che me l’aspettassi, ma posso dire che non sono sorpreso: perdere con Alba era nelle possibilità di questa partita.
Tra le due, vincere o perdere, è uscita la seconda.
Il motivo è semplice: la nostra difesa soffre da sempre i ball handlers veloci, aggressivi, di talento – tranne forse quando Delaney stava bene negli ultimi due anni.
Alba Berlino è veloce – nei rovesciamenti sul lato debole e viceversa; nell’entrata nei giochi; nel ball handling con Smith -, aggressiva – nei blocchi e veli per liberare l’uomo sotto, sfruttando i cambi difensivi a proprio vantaggio -; ha talento sufficiente in Sikma, Olinde, Smith per essere esattamente quell’esame che a questo punto della stagione la difesa di Messina fatica ad affrontare.
Per coordinare tutta quella roba lì, quella difesa eccellente che Milano porta come un fiore all’occhiello, ci vuole tempo: non soltanto il tempo della stagione, ma il tempo specifico, ristretto dell’azione.
Contano i decimi di secondo, forse anche meno: se non sei istintivo in quello che devi fare, se non sai esattamente cosa farà il tuo compagno, perdi qualcosa più di un decimo, e vieni punito com’è successo ieri sera.
Poi si lamentano che Messina ribollisse di rabbia e nel post partita abbia mostrato più spigoli che risposte ammaestrate. Si lamentano, o non lo capiscono. Mah.
Forse preferiscono gli animaletti da circo, ammaestrati.
Ma come poteva il nostro coach e presidente non essere incazzato nelle sue fondamenta, di fronte alla mole enorme di lavoro che li aspetta, di cui Alba per prima ha mostrato la necessità? Mah.
Baron 4 tiri in 25 minuti.
Quello sì che è un altro punto su cui lavorare seriamente, secondo me.
Hai in mano un tesoro, uno che ha dimostrato sul campo di essere uno specialista, e non riesci a portarlo al tiro?
Lavorare, lavorare, lavorare.
Certo gli avversari lo conoscono, e adattano contromisure, ma quello è, e dev’essere il tuo dato di partenza!
(Di quei 4 tiri almeno 2 li ha costruiti lui da solo dal palleggio, perché sì, sa fare anche quello e sa farlo bene, ma non per questo secondo me puoi imporglielo sempre e comunque. Devi agevolarlo nelle uscite dai blocchi).
Continuo? Potrei, in fondo sono stato breve 😉
Vediamo cosa ci diranno le prossime 4/5 partite in Europa e di seguito faremo le prime valutazioni su un numero di dati più consistente di quello attuale.
Credo sia un po’ troppo presto per tirare conclusioni attendibili su una stagione appena cominciata e dobbiamo concedere allo staff ed alla squadra tutto il tempo per realizzare il progetto tecnico costruito a tavolino questa estate.
Se poi (come sempre succede ) alla prima brutta sconfitta bisogna buttare tutto in vacca allora qualcuno di questi presunti professori si oresenti da G.Armani e si faccia affidare la squadra così vedremo cosa sarà capace di tirarne fuori.
Se al contrario vogliamo fare un discorso serio,equilibrato e costruttivo allora parliamone pure ma sempre con la visione lucida
che quello che conta veramente si giocherà tra qualche mese e non oggi.
Abbiamo giocato molto male, specialmente i primi 2 periodi che hanno influenzato il resto della partita, diciamo che se si fossero svegliati prima, sarebbe stato meglio, a questo livello non può regalare due periodi e mezzo, perché perdi quasi sempre.
Io dico che certe sconfitte non pronosticate quando conta poca (anche se un po’ conta sempre 1W sarebbe stata) sono salutari. Rifocalizza il gruppo sul lavoro e sulle cose da migliorare e soprattutto ti rende consapevole che in EL non puoi entrare con atteggiamento sbagliato perché da -15 ci risali 1 volta su 3. Poi ti rende incazzato e ti può far fare un filotto. In LBA puoi permetterti di tutto, tanto ai play-off ci si andrà e il campionato si vincerà, ma non in EL.
La penso come te: qualche sberla, ogni tanto, serve.
Per motivi già più volte descritti da molti (inserimento dei nuovi, fisionomia di squadra che è cambiate, gente che è arrivata da poco perché era agli europei, qualche infortunio) non si può certo pretendere di avere una squadra già il forma, forte, fatta. E ieri, per altro, si è anche rischiato di vincere, con l’ ultimo tiro dei regolamentari. Quando il coach dice che bisogna “lavorare” credo intenda proprio questo.
Il quintetto iniziale? Difficile rinunciare a Melli, Pangos e Shields, secondo me. Anche Hall potrebbe essere un titolare ma per ora deve fare il secondo play e non la guardia, ruolo in cui in attacco rende di più.
Attendiamo fiduciosi l’inserimento anche di Thomas, ad oggi vero oggetto misterioso.
Spiace perché in fondo diciamolo, speravamo di vincere e quando li abbiamo ripresi eravamo “quasi sicuri” di averla sfangata. Invece no ed i problemi nella sconfitta emergono più evidenti. È che di criticità ce ne sono molte , non solo una e questo comporta che tutto diventa farraginoso e in queste situazioni solo i veri campioni restano saldi (Hines) mentre i buoni giocatori (Davies) si perdono un po’.
Qui si vedrà l’esperienza del coach e dello staff di incominciare a limare le difficoltà..in fondo è stato preso per questo.
Mi rimane solo il dubbio se la situazione attuale sia più da imputare alla condizione di forma (shields) o all’amalgama della squadra(pangos e i suoi zero assist). Perché i rimedi a seconda della valutazione devono essere diversi
Entrambi direi, la condizione di forma per alcuni è lontana, come pure l’amalgama è ancora in divenire, sia offensivo che difensivo. Ieri abbiam preso dei canestri impensabili l’anno scorso, come credo che saranno impensabili tra un po’. Sicuramente, come detto da Messina e un po’ da tutti, fondamentale, e deve essere la prima cosa da fare, sarà cominciare a cambiare fin dalla prossima gara l’approccio alla partita. Aggiustato questo al resto ci penserà il miglior taumaturgo: il tempo.
La mia impressione è che questa Milano stia imparando a giocare con un assetto diverso da quello delle ultime stagioni. Se in questi due anni era quasi tutto sbilanciato sugli esterni, quest’anno stanno cercando di coinvolgere Davies con ricezioni in post. Un po’ perchè lui deve ancora ingranare, un po’ perchè la squadra esegue male sia per timing che per spaziature, ci sono enormi difficoltà.
Altra cosa non banale è il capitolo Pangos: lui è un giocatore fortissimo ma che al momento sarà si e no al 40% della condizione. Inoltre ha la ruggine di chi non gioca da quasi un anno. La storia recente del canadese ci dice che lui rende tantissimo quando è il centro di tutto (cosa che Messina sta facendo) ma inevitabilmente richiede una squadra che impari a giocare con lui.
Milano è più indietro del previsto nella costruzione, così come lo sono altre squadre in EL in questo momento. Gli europei hanno inevitabilmente ritardo i processi di costruzione di molti, soprattutto di quelli che hanno cambiato tanto, come nel nostro caso.