Roberto Brunamonti, ex bandiera della Virtus Bologna, intervistato da Walter Fuochi su Repubblica-Bologna.
SULLA VIRTUS IN EUROLEAGUE
«Orgoglio. Di quell’Eurolega il club fu tra i soci fondatori e tra i protagonisti in campo. Contava nel gioco e nella politica, insomma. E la Virtus resta, pure a distanza d’anni da quel tempo meraviglioso, la mia famiglia. Così come la Nazionale. Famiglie sportive, e non solo, amori che restano dentro. Sono orgoglioso di questo ritorno, lo ritengo meritato, e più bello in quanto passato dal portone principale e non da una wild card».
SUI RAPPORTI MESSINA-TIFOSERIA VIRTUS
«Avversario era naturale, nemico non avrei mai pensato, ed è una situazione che, anche solo vista da lontano, mi spiace. Lo sport non prevede nemici».

Per me comprensibile (purtroppo), vista la figura professionale che ha costruito per se stesso nel corso degli anni, e le logiche (bieche) della tifoseria locale (dove il senso di bandiera prevale su rispetto e competenza). Messina e’ diventato un personaggio internazionale, muovendosi in Europa e coronandosi in USA, dopo lo stop (di successo) a Bologna…e’ diventato ormai un ambassador del basket e mercenario di competenza e leadership, prescindendo da qualsiasi club che ha allenato o che va a gestire…Uomo di basket incredibile e unico, ma nella sua mercenarieta’ (richiesta dal suo ruolo e posizione ormai) slegato da logiche di cuore e tifoseria (benché’ cuore per il basket e le sue squadre ne abbia da vendere leggendo dall’esterno). Bologna quelle cose non le perdona. Penso con Milano la storia sarà’ diversa quando lascera’ per muoversi verso nuovi lidi…non prevedo che verra’ odiato (vedi Pianigiani), ci saranno ricordi e rispetto, anche se dubito un attaccamento stretto con le frange dei superfans proprio per il suo carattere e storia.
Pianigiani è “odiato” per il suo passato senese (in anni in cui la società non aveva comportamenti trasparentissimi), non per gli insuccessi al forum. Bologna e i suoi tifosi sono sanguigni ma genuini. Non è bello avere nemici, ma li posso capire, conoscendoli un po’. Ma non li giustifico.
Che Siena abbia vinto avendo perpetrato illeciti è fuori di dubbio. Che con la squadra che aveva (costruita magari illecitamente dal punto di vista amministrativo) abbia vinto sul campo è altrettanto fuori di dubbio. Riterrei quindi Pianigiani poco responsabile della gestione amministrativa della società senese (se pure ne fosse a conoscenza, cosa della quale dubito francamente). Mi pare quindi puerile e stupido, oltre che ingiusto, odiare una persona per il semplice fatto che ti ha battuto sul campo. Nessun odio per Pianigiani: il giudizio tecnico sull’allenatore (sul quale, come ovvio, ci saranno probabilmente opinioni differenti) non giustifica l’odio per la persona. Lo stesso, ovviamente, dicasi per Messina a Bologna e per chiunque altro.
Abbastanza facile vincere sul campo quando puoi spendere il doppio degli altri, senza dichiararlo. Poi lui forse non sapeva nulla, ma faceva parte di “quella” società.
Comunque io non lo odio. Non lo stimo particolarmente come coach, ma non lo odio assolutamente
Non è scontata l’equazione “chi spende di più = vince” e l’Olimpia, post Siena, ne è la dimostrazione, altrimenti in Italia avrebbe dovuto vincere molto di più dei 4 scudetti.
Disamina abbastanza equilibrata con la quale concordo.
@Pino = Ricordi male, il Sig.Pianigiani è stto condannato per evasione fiscale, poi prescritta e rappresentava QUELLA società (corrotta , come poi accertato) e quindi era pienamente al corrente del modus operandi così come i compiacenti giocatori (Vero McIntyre???) . Proli disse che mai avrebbe copiato Siena salvo poi prenderne giocatori ed allenatore+preparatore atletico (che purtroppo è ancora qui)
Chiedete ad un milanista se amerebbe Nicola Berti come dirigente
Messina è “odiato” perchè è andato nella rivale principale, se fosse andato a Brescia non ci sarebbero stati problemi
Infatti ho scritto “abbastanza facile”, non scontato
Mi sembra che la parola odio sia troppo importante per essere spesa, ad esempio,come nel caso citato; giuste le parole di Brunamonti, uomo e atleta prima che si è sempre contraddistinto per equilibrio e moderazione, che ben si riassumono nella definizione: sportività