Olimpia Milano-Riccardo Moraschini, la separazione è ufficiale

Riccardo Moraschini non è più un giocatore di Olimpia Milano. L’ala, squalificata per un anno, chiude la sua esperienza in biancorosso

Riccardo Moraschini non è più un giocatore di Olimpia Milano. L’ala, squalificata per un anno, chiude la sua esperienza in biancorosso dopo poco meno di tre stagioni.

Il comunicato del club

La Pallacanestro Olimpia Milano e Riccardo Moraschini hanno risolto in anticipo il contratto che sarebbe comunque scaduto il prossimo 30 giugno.

Riccardo Moraschi, le tappe sino alla risoluzione

Riccardo Moraschini lascia Olimpia Milano dopo la firma di un triennale nel 2019. Agli ordini di Ettore Messina ha vinto una Supercoppa e due Coppe Italia, per quanto a Pesaro fosse già fermo per decisione del tribunale anti-doping.

Dopo essere stato miglior italiano del campionato con Brindisi, in bell’impatto anche in EuroLeague agli ordini di Messina. Il 3 marzo 2020 la sua recita più bella, con i 21 punti contro il Real Madrid.

Poi, a inizio stagione, l’incubo.

21 ottobre, vigilia di Olimpia Milano-Asvel. Arriva il comunicato del TNA: «Il Tribunale Nazionale Antidoping, in accoglimento dell’istanza proposta dalla Procura Nazionale Antidoping, ha provveduto a sospendere in via cautelare l’atleta Riccardo Moraschini (tesserato FIP), riscontrato positivo alla sostanza Clostebol Metabolita, a seguito di un controllo fuori competizione disposto da NADO Italia, effettuato al termine della seduta di allenamento svolto ad Assago il 6 ottobre 2021».

Clostebol Metabolita. La stessa sostanza riscontrata nel corso di Christian Burns il 12 maggio 2019. Poche ore dopo, il comunicato di Olimpia Milano:

La Pallacanestro Olimpia Milano, ricevuta notifica della positività riscontrata nell’atleta Riccardo Moraschini durante un controllo antidoping amministrato il 6 ottobre scorso da NADO Italia, ha preso atto della sospensione cautelare del giocatore e allo stato attuale non può che attendere l’esito delle controanalisi, riservandosi ogni altra valutazione non appena verrà fatta la necessaria chiarezza sull’episodio.

Seguono giorni di silenzi e ipotesi. Si attendono le controanalisi, ma Ettore Messina il 21 novembre dice altro: «Voglio anche dire due cose però sulla vicenda di Riccardo Moraschini, perché lui da tempo ha rinunciato alle controanalisi e questo ritardo nella decisione non so a cosa sia dovuto, ma è una cosa negativa per lui e per noi. Non so da cosa dipenda, ma è la sua carriera, la sua vita, e tutti meriteremmo di sapere cosa deve succedere».

L’udienza, inizialmente fissata per il 20 dicembre (il giorno dello scoppio del focolaio in squadra), slitta al 22.

Il giocatore, intanto chiarisce su Twitter:

Si attende la sentenza, poco dopo Capodanno la anticipa Riccardo Moraschini stesso su Instagram:

La squalifica è di un anno, una mazzata, ma il giocatore sceglie l’appello, sostenuto dai compagni, da ex come Andrea Cinciarini e anche dagli Ultras Milano.

Intervistato dal Carlino, dirà: «Sono diventato positivo per una contaminazione indiretta, per osmosi. Una persona che ho frequentato assiduamente stava usando uno spray cicatrizzante consigliato da un farmacista per curare una ferita. Quel medicinale conteneva il Clostebol, una sostanza proibita solo in Italia e in Sudafrica, e per la sua volatilità é come se l’avessi assunta anche io. E’ stato accertato senza ombra di dubbio che i fatti sono andati così, ma questo non è bastato per dimostrare la mia innocenza».

L’appello viene fissato per il 18 febbraio. I punti forti: la bassa presenza di sostanza nel corpo, l’ammissione stessa del TNA che non reputa l’atto del giocatore teso ad alterare le sue prestazioni sportive.

L’Olimpia vince la Coppa Italia, ma nel giorno del match con il Real arriva la doccia fredda:

La squalifica è confermata perchè, di fatto, Riccardo Moraschini ha fatto appello alla sezione sbagliata, peraltro seguendo l’indicazione del TNA. E’ la fine, di una vicenda che racconterà a La Giornata Tipo, sino all’addio.

23 thoughts on “Olimpia Milano-Riccardo Moraschini, la separazione è ufficiale

    1. Non c’entra nulla credere o non credere, il punto è che nel frattempo e per forza di cose la società si è vista costretta a fare altri investimenti e di conseguenza ad operare altre scelte non essendo una Onlus

  1. La società non si è mai schierata apertamente a favore del giocatore, a parte qualche frase sibillina e di circostanza di Messina. E io sinceramente nonostante apprezzo l’uomo, sono completamente dalla parte della società. Un atleta, oltretutto anche nel giro della nazionale, del calibro di Moraschini non può non essere a conoscenza delle sostanze proibite. Oltretutto dopo il caso Burns. Che poi, sia stata contaminazione o assunzione involontaria o non, poco importa: è stato trovato positivo ad un controllo e di conseguenza squalificato per un anno.
    Buona fortuna Morasca.

    1. Se la contaminazione è avvenuta per osmosi-aerosol, che c’entra la consapevolezza di Moraschini nel sapere o non sapere? Non stava usando lui quella sostanza, punto e anche appurato ufficialmente tutto ciò egli viene condannato in virtù di un regolamento troppo rigido e forse sbagliato

      1. Se è stato squalificato ci sarà un motivo; se la società non si è schierata pubblicamente a favore del giocatore ci sarà un motivo. Infatti è arrivata la risoluzione anticipata del contratto in modo consensuale. Per me le giustificazioni del giocatore valgono fino ad in certo punto. Che poi il regolamento sia troppo rigido e forse sbagliato non sta a me giudicare, però le regole vanno rispettate e a quanto pare il Morasca non le ha rispettate. Punto.

      2. Sta mania di ribattere sempre e comunque mi ricorda qualche tuo predecessore (non esimio)

      3. Io rispondo, per cortesia, a chi mi replica. E se è per questo anche tu ribatti spesso e volentieri.

      4. Non bisogna confondere cortesia con petulanza, cioè col reiterare “concetti” già espressi

  2. Penso che davvero Riccardo sia innocente, ma una cosa non mi convince: perché non andare fino in fondo e presentare ricorso al TAS? La motivazione sui tempi e sui costi mi lascia dei dubbi. Se io venissi accusato di qualcosa che non ho fatto, credo che andrei fino in fondo per dimostrare la mia innocenza, così resta una macchia (ingiusta o meno) sulla mia carriera. Così il mio nome rimarrà associato a un dolo che non ho commesso. Io non credo riuscirei ad accettarlo.

    1. Come dalle accuse di stregoneria in quell’epoca grama, è difficile difendersi per un professionista da un regolamento liberticida come quello attuale, che lascia zero spazi di movimento (come in questo caso) alla difesa

    2. La motivazione sui tempi e sopratutto sui costi lascia perplesso pure me: come può un giocatore, che non prende certamente € 1.000,00 al mese, farsi problemi di soldi per dimostrare la sua innocenza? Se io sono innocente, come sostengo, muovo mari e monti per dimostrare la mia innocenza, a qualunque costo. E sopratutto come può un legale, che immagino non sia l’ultimo arrivato, presentare appello alla sezione sbagliata, peraltro seguendo l’indicazione del TNA? Troppe cose non tornano nelle sue dichiarazioni.

  3. I fatti di questo giudizio sono un po’ complessi, ma neanche tanto a dire il vero.
    Mi sfugge quindi la difficoltà a dare giudizi articolati e con un minimo di rispetto per l’atleta, per non dire empatia per le conseguenze che sicuramente vanno oltre la sostanza della violazione.

    Moraschini è stato trovato positivo.
    Di quantità minime, ma illegali, della sostanza illecita.
    È stato determinato che la positività non è dovuta ad assunzione diretta, ma per contagio.
    Questi sono i fatti.

    Sono d’accordo sul fatto che i commenti tengano conto del fatto che alla fine comunque, purtroppo, la violazione esiste.
    Non per questo però, secondo me, è il caso di accanirsi con ferocia contro il povero Morasca. Perché non è il caso?
    Perché il livello della sostanza trovata è minimo; perché la sostanza è proibita soltanto in Italia e in altro paese che non ricordo; perché la sostanza stessa ha effetti dubbi sul miglioramento della prestazione; perché l’ingresso nel sistema del buon Riccardo è avvenuto per errore e non per volontà di barare.

    La sanzione quindi sembra decisamente eccessiva. Sembrano incivili i tempi con cui è stata deliberata.
    Sembra incivile l’indicazione del tribunale all’imputato di rivolgersi per il reclamo a un organismo che non è abilitato ad accogliere quel tipo di contestazioni. Insomma una farsa, un abuso grave di potere, un imbarazzo.

    Dall’altro lato non si può non considerare stupida l’ingenuità degli atleti professionisti di questo livello, e dei loro congiunti, nell’accostarsi alla chimica medicinale.
    Nel giro di un atleta di quel livello tutti dovrebbero stare attenti a quello che prendono, dove lo tengono e come lo usano, perché come dimostrano diversi casi, alcune sostanze fanno presto a inserirsi dove non dovrebbero.
    Come sia possibile che non ci abbiano pensato, per me resta un mistero, visto che si tratta di carriere cortissime, nelle quali un anno di penalità è devastante.

    Mi dispiace tanto per Moraschini, considero eccessive le squalifiche che ha subito, credo che date le circostanze delle prove a suo carico avrebbero potuto sospenderlo per un mese subito dopo i risultati delle prime analisi.
    Così invece gli hanno fatto un danno esagerato, secondo me, anche se lui s’è comportato con troppa leggerezza.

    1. Sono d’accordo con palmasco. Fatta salva la buona fede dell’atleta, che non ho ovviamente nessun titolo per giudicare e mettere in discussione, è da stigmatizzare il fatto che, vista la rigidità delle regole (magari assurde, ma delle quali tutti sono a conoscenza) gli atleti professionisti ed il loro entourage non prestino un’attenzione maniacale verso il tipo di farmaci che assumono. Un anno di carriera buttata via vuol dire tanto e per una leggerezza poi…. E questo nuoce in primis all’atleta, in secundis (ma non troppo…) alla società che lo ha tesserato, la quale a mio parere potrebbe addirittura pretendere l’eventuale pagamento di penali. Quindi dispiace (molto…) per Moraschini, però l’Olimpia risolvendo il contratto si è mossa in modo impeccabile facendo l’unica cosa che era necessario fare in questa circostanza.

  4. Non capisco una cosa di queste sentenze. La presenza di una sostanza in quantità minime è indice di doping, quindi di assunzione di sostanze in dosi più importanti in grado di incidere sulle prestazioni. In questo caso la sostanza è stata trovata in quantità minime perché assunta per contagio, dico bene? Se è così, non capisco queste squalifiche: l’assunzione è accidentale e non modifica le prestazioni, quindi?

      1. Quello sicuramente ma non capisco la ratio. Immagino che le tracce minime di sostanze dopanti siano punite perché segnale del fatto che quelle sostanze sono state assunte in quantità dopanti ma vengono poi quasi interamente espulse. Quindi l’agenzia anti-doping non ti pescherà di fatto mai con un livello di sostanze dopanti elevato, lo deduce dalle tracce. Ma se l’agenzia stessa dice che la positiva viene da assunzione indiretta e quindi quella quantità minima è la quantità che è stata assorbita e non indica l’assunzione di quantità dopanti, perché scatta la sanzione? Capisco che la regola dice positivo=punito, ma non capisco la regola nei casi l’agenzia stessa determina che l’assunzione è stata irrilevante.

  5. Comunicato molto freddo, spiace che si concluda così il rapporto tra il club e Moraschini.

  6. Vicenda veramente kafkiana. Dispiace moltissimo umanamente e sportivamente per Moraschini. Ero curioso dì vedere se quest’anno avrebbe fatto il salto. Gli auguro un grande in bocca al lupo per il suo futuro!

  7. Vicenda kafkiana che somma una burocrazia cieca, regole non chiarissime (ma inficia la prestazione o no?) e desiderio di colpire nel mucchio tanto per far finta che si fanno le cose per bene.
    Spiace per un bravissimo ragazzo e serio professionista come Morasca, non capisco invece la società che non credo risparmi così tanti soldi e di fatto molla un suo giocatore in un momento difficile.

    1. È chiaro che una regolamentazione così rigida e sanzionatoria è appositamente voluta in funzione di deterrenza

    2. A giugno scadeva il contratto, evidentemente l’Olimpia non l’avrebbe comunque rinnovato. Dispiace che il giocatore con la squalifica non abbia avuto modo di giocare le sue carte per strappare un rinnovo. Così il giocatore ha più tempo per cercare una squadra. Evidentemente l’Olimpia ha messo gli occhi addosso a qualcun altro, considerando anche l’età di Moraschini: Tonut?

  8. Io sono contro il doping, chi bara nello sport dovrebbe essere squalificato a vita, ma solo in casi conclamati, perché nel caso di Moraschini è evidente 1) che il giocatore non ha assunto la sostanza direttamente e 2) che, a quanto leggo, la sostanza in oggetto non ha alcun effetto migliorativo sulle prestazioni sportive.

    Ritengo che Moraschini sia in buona fede. Ma anche senza colpa ha fatto mancare il suo apporto all’Olimpia per un’intera stagione, obbligando la società ad investire sul mercato per acquistare un sostituto. Pertando mi sembra inevitabile la risoluzione del contratto tra l’Olimpia e Riccardo, professionista che stimo e che in Olimpia ha fornito discrete rpestazioni.

    Per quanto riguarda l’agenzia antidoping, ha perso credibilità dopo la vicenda Schwazer, per l’evidente complicità con Wada nel tentativo riuscito di escludere il marciatore da Rio 2016, come si apprende dal libro “I signori del doping” del professor Sandro Donati, da cui emerge il marcio nell’agenzia antidoping italiana come in quella internazionale.

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