Olimpia Milano post Derthona | Una Coppa che fa bene, quanto quell’abbraccio Messina-Datome

Olimpia Milano post Derthona. Si alza l’ottava Coppa Italia della storia del club, la quarta dell’era Armani, la nona di Ettore Messina

Olimpia Milano post Derthona, post Final Eight. Si alza l’ottava Coppa Italia della storia del club, la quarta dell’era Armani, la nona di Ettore Messina. Che dire? Basterebbero i numeri

Le Final Eight

Belle, meno dominanti ma ovviamente più emozionanti di un anno fa. Conquistate senza Shavon Shields e Dinos Mitoglou. Ha ragione Ettore Messina a sottolinearlo: «Quando Shields si fermò, io e Limardi ci guardammo in faccia…». Da allora la squadra ha ripreso il terzo posto in classifica in EuroLeague e conquistato un trofeo.

Sono i risultati di un terzo anno di lavoro, una chimera a Milano sino ad oggi. Oggi c’è un sistema, con qualche meccanismo più complicato da sostituire (Hines e Melli), ma comunque capace di ritrovare in sé stesso soluzioni e risorse per arrivare in fondo.

Con Sassari è stato dominio, con Brescia una battaglia gestita meravigliosamente nel finale, evitando il finale in volata. E con Derthona si è mancato l’allungo immediato, ma si è attesa con pazienza la seconda e definitiva opportunità per prendersi il trofeo.

Già, un trofeo. Che ha valore. Perchè troppo spesso, nello sport, la memoria si spoglia di tutto restando al nudo albo d’oro. Le parole di Ettore Messina, ieri, vanno lette in questo senso: orgoglio e rivendicazione di quanto fatto. Con termini anche eccessivi, ma che sono risposta alle banalizzazioni di una Final Four, e di un percorso, perpetrati non solo via social. 

Necessario? No, anche perchè la banalizzazione non era volontà di nessuno ieri sera in sala stampa, ma questa Coppa fa molto bene anche alla testa.

Malcolm Delaney

Mvp della competizione, non sappiamo se a ragione, ma è un riconoscimento che premia un giocatore che ha bisogno di attestati di stima e fiducia anche “popolari” dopo mesi di sacrifici e poca fortuna.

Per lui, poi, parla anche il campo comunque. Con Delaney al timone la squadra gioca meglio, con il Chacho ha minuti di “tempesta perfetta”. I due si intersecano e al tempo stesso coabitano, quando serve.

E al tempo stesso non si può dimenticare l’apporto difensivo, performante contro ogni avversario. 

Gigi Datome

Lasciateci spendere due parole per un grande giocatore, e un grande uomo, che ieri si è preso una rivincita. Secondo noi, non certo secondo lui, che peraltro vive uno dei momenti più belli della sua vita. 

Gigi non ha mai tremato, neanche quando c’era chi lo chiamava “bollito” o peggio. Ricordiamolo, lui è stato l’ultimo a cedere nelle finali scudetto di Bologna, grazie ad uno slancio di orgoglio. Non sappiamo per quale diavolo di motivo siano arrivati poi una serie di commenti denigranti, dimenticando come lo stesso fosse vittima di due, non un infortunio.

Ieri, due recuperi, due triple. Da mvp in carica, l’ha chiusa lui la finale 2022. E dopo, quel forte e sentito abbraccio con Ettore Messina. Non sappiamo cosa si siano detti. Sappiamo solo che i due sono sulla stessa pagina.

8 thoughts on “Olimpia Milano post Derthona | Una Coppa che fa bene, quanto quell’abbraccio Messina-Datome

  1. In molti parliamo del tema Shields Mitoglu da reinserire forse con difficoltà, a cominciare proprio da Messina.

    Da una parte i due giocatori sono talmente forti, che un senso dì sicurezza viene naturale: ci faranno crescere ancora dì più.
    Dall’altra la squadra gira adesso con talmente tanto equilibrio e forza, che un senso dì timore viene naturale: squadra-che-vince-non-si-cambia, vecchio detto del basket.

    Ieri abbiamo visto chiaramente, una volta dì più, la squadra cercare Daniels per liberare il suo tiro. Ricordo in particolare un palleggio dì Hall che si libera e invece di penetrare al centro, vira a destra per offrire la palla al trepuntista. Dunque un gioco ricercato e forse obbligato.
    Daniels poi cala, l’avversaria forse si assesta, lui non ha piú il quid per liberare il suo tiro – peraltro buono, ma non fatale, per me. Ray Allen era meno altalenante, per dire.
    Quando Shields arriverà in quella posizione guadagneremo in difesa e in attacco perderemo qualcosina da 3 nel primo quarto, ma guadagneremo in capacità dì aprire il campo e dì andare al ferro.
    Dunque buono tenersi Daniels per i primi minuti, inserire poi la vera punta della squadra.
    Messina ha anche usato Shields molto da due, per dei quintetti di stazza, una scelta che non mi ha mai convinto veramente. Snaturi Shavon, secondo me, e perdi capacità dì creare vantaggi dal palleggio se in 3 hai Datome o Ricci.
    Dunque per me Shields da 3 dopo che si è bruciata la testa del fiammifero Daniels. (Un sesto uomo dì super lusso…).

    Mitoglu è un bravissimo ragazzo, come tutti quelli che in questa squadra si stanno adattando a giocare fuori ruolo, a cominciare da Hall, con adattamento e sacrificio.
    Ma il greco soffre molto chiaramente la richiesta dì giocare da 5 – anche se obbedisce per quanto può.
    Da 4 è molto più difficile da marcare dì Melli, perché ha veramente il tiro da 3, oltre al gioco spalle a c.
    Apre quindi la possibilità dì quelle soluzioni “facili” da 2 punti, nel gioco interiore, che in questa squadra non sono eccelse, al momento: pensa quanto ci potremmo avvantaggiare del gioco da sotto con uno come Shields capace dì aprire l’area, penetrare, creare vantaggi – fino al dentro fuori finale per il quale abbiamo giocatori sopraffini.
    Mitoglu poi non ha nulla da invidiare a Melli e Hines come rimbalzista, e può difendere da 5, questo sì, soprattutto giocando in coppia con Bentil, che difende da 4 è attacca da 5, mentre Melli e Hines rifiatano.

    Così i due si aggiungono a un meccanismo finora molto performante senza intaccarlo, ma portando una cinghia dì trasmissione in giochi d’attacco più sofisticati, che forse sono il punto meno evoluto delle nostre prestazioni in partite da F4.
    Con Shields poi aggiungiamo un esterno capace dì creare, ai soli, “soli?”, Delaney, Chacho, Hall.
    La qualità c’è ed è tanta, qualche rodaggio e non dovrebbe essere difficile vederla.

    1. “Ray Allen era meno altalenante, per dire”. Diciamo non proprio un termine di paragone generosissimo… Per il resto, Mitoglou è la chiave per sfondare quest’anno, più di Shields, che è comunque un fenomeno

  2. Delaney e Datome: il primo, mvp o no poco importa, sta facendo la sua miglior stagione in maglia Olimpia e questo lui lo sa e questo conta, credo anche ai fini della sua autostima; il secondo gode, a ragione, della fiducia, non so se incondizionata, ma certo ragionata di coach Messina, tanto che, anche quando, come ieri, non performa, viene comunque riproposto in campo in un secondo momento, perchè sa che Gigione lo ricompenserà e cosi è avvenuto

  3. Con Hines e Melli dietro ti puoi permettere di cambiare su ogni cosa. Tengono qualsiasi ruolo. Pazzeschi.
    Shields e Mito serviranno come il pane. È innegabile che in Europa ci servono punti quando culo mangia mutande e non puoi sopperire sempre e a tutto con la difesa.
    Shields e Mito serviranno come il pane.

  4. Mi è piaciuto tantissimo, anche il salto in braccio del Poz. Comunque, è stato bellissimo, vedere tutta la famiglia biancorossa, al completo, festeggiare INSIEME.

  5. In EL saranno certamente due fattori in più e ben vengano, in LBA dovranno prendere il posto di altri e non sarà una scelta facile perché in una squadra abbastanza arida offensivamente (non illudano alcuni tanto a poco in Italia) i tiri di Daniels possono far comodo, così come la versatilità di Bentil unita ad un fisico che il buon Mitoglou non ha. Quest’ultimo potrebbe essere il solo dilemma nella preparazione del roster per i PO italiani.

  6. In generale le squadre di Messina, salvo rare eccezioni, non sono mai state macchine da punti. Non sono mai state squadre che ti danno venti punti, più squadre che ti mandano a -10 e ti tengono li fino a farti soffocare con una difesa astenuante. E questa non è da meno.
    Era più anomala quella dell’anno scorso per molti versi. I motivi di questo sono semplici e hanno tre cognomi, Messina, Hines, Melli. Con loro in campo la difesa diventa un muro quasi invalicabile e i concetti difensivi instillati da Messina, sono stati recepiti da tutti, anche da chi difende un po’ meno, ma ci prova lo stesso, permettendo a Melli ed Hines di fare i ministri della difesa.

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