Matteo Soragna: Messina è così da sempre. Ha vinto tanto, quindi ha ragione lui

Alessandro Maggi 1

Matteo Soragna è stato ieri ospite di Area52, su Twitch. Il talent di Sky ha parlato anche di Ettore Messina, che lo ha allenato a Treviso

Matteo Soragna è stato ieri ospite di Area52, su Twitch. Il talent di Sky ha parlato anche di Ettore Messina, che lo ha allenato a Treviso: «Ettore ha quell’impronta, quel modo di vivere la pallacanestro, e sarà sempre così. Poi l’NBA certamente gli ha dato qualcosa dal punto di vista dell’adattabilità, non come approccio quanto alle scelte in partita. Ad esempio l’arrivo di Gianmarco Pozzcco è figlio della sua esperienza NBA. E’ una mia congettura, ma l’America è maestra nell’avere gruppi eterogenei che possano arricchire».

«Poi è sempre Ettore, che tiene tutti sotto pressione in partita e in allenamento. Quando arrivai a Treviso, ad esempio, il primo mese e mezzo feci molta fatica. Quando iniziai a carburare rilasciai un’intervista, dicendo come essere allenato da Ettore facesse venire il mal di testa, dovevi essere moooooolto concentrato. E lui all’allenamento dopo venne lì e mi disse: “vuoi un moment?”». 

«E’ molto esigente, però è il suo modo di allenare, e avendo vinto tanto ha ragione lui. Poi ovvio, ci vogliono giocatori che vadano bene per quest’esigenza, ma Ettore è Ettore, non credo cambierà mai. L’ho avuto per un paio di collegiali Under 22 e mi distrusse, era già così allora».

«Lui vuole dare pressione al giocatore in modo che, quando entra in campo, sia già abituato a quella pressione. Così quella della partita passa quasi in secondo piano».

One thought on “Matteo Soragna: Messina è così da sempre. Ha vinto tanto, quindi ha ragione lui

  1. Si capisco… da giocatore nelle giovanili tronfio delle mie capacità a 16 anni fui convocato per un workshop regionale di 1 giorno con un allenatore federale che mi ricordo come una copia di Messina (non lo era!).
    Arrivai pieno di certezze e ne uscii morto stecchito.
    Tornai a casa con chiara in testa l’idea che non avrei mai potuto essere un giocatore professionista.
    Ed era vero quindi onore a quell’allenatore (stronzo ma onesto) che me l’ha fatto capire subito!

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