Buongiorno Olimpia | Non banalizziamo un percorso, lo scorso anno è stata eccezione

Ogni stagione ha un momento culminante in cui si esalta un percorso. Così è e così sarà sempre. Tutti noi siamo figli di un cammino

Ogni stagione ha un momento culminante in cui si esalta un percorso. Così è e così sarà sempre. Tutti noi siamo figli di un cammino, poi delle varianti possono decidere tutto. A volte.

Il rischio è giudicare il presente solo con l’ultima esperienza. Anche se alla fine i giudizi si fanno tentare troppo spesso da questo inganno. 

Un anno fa chi camminò spedito per mesi si perse nell’ultimo metro, e chi smarrì la strada più volte trovò la terra promessa all’improvviso.

Sono variabili, eccezioni. Non la regola. Crediamo davvero che il basket di oggi conti solo su una finale scudetto, banalizzando Supercoppe, Coppe Italia, primati, e anche Final Four in una competizione di livello più alto?

Un anno fa una squadra italiana tornava ai playoff di EuroLeague, e quindi alle Final Four, dopo un’era geologica. Intanto in Italia un gruppo di valore, con almeno due giocatori straordinari, poteva concentrarsi per settimane su un grande obiettivo. Non succedeva da più di 10 anni, qui da noi.

C’è della grandezza, in entrambe le contendenti, e in entrambe le vicende. Una campagna di livello più alto fermatasi all’ultimo tiro, e una di livello nazionale passata per allenatori cacciati e richiamati, sino ad una gioia covata 20 anni.

Crediamo davvero che un traguardo non sia figlio di un percorso? Che siano solo ragioni di tifo a banalizzare i traguardi degli altri, non l’inverso. Viviamo insieme il cammino di una stagione con i suoi traguardi parziali, altrimenti rivediamoci a giugno.

I libri ci piace leggerli pagina dopo pagina, senza saltare direttamente all’epilogo. Il rischio, è non capirci nulla.

27 thoughts on “Buongiorno Olimpia | Non banalizziamo un percorso, lo scorso anno è stata eccezione

  1. Per traslato salti all’epilogo se non capisci nulla.
    Grazie ottimo Maggi.

  2. Indubbiamente lo scorso anno è stato molto particolare anche perchè a causa del torneo preolimpico di qualificazione la finale LBA è stata nettamente anticipata rispetto agli anni precedenti (di solito terminava l’ultima settimana di giugno) concentrando in poche settimane una serie di incontri al vertice tra Eurolega e LBA che altrimenti sarebbero stati diluiti in maniera più regolare per tutti. Riflettendo su ciò che è scritto nell’articolo posso tranquillamente affermare che la banalizzazione esiste di fatto perchè per il 90% della popolazione “cestistica” (tifosi, giocatori, dirigenti e stampa) vincere la finale LBA è più importante di tutto il resto per i motivi che tutti possono facilmente intuire: far sopravvivere il piccolo tran tran provinciale che sostiene la maggioranza dei team italiani. Pensiamo alle futili e dannose polemiche di qualche dirigente italiano degli ultimi giorni o anche alle parole dei coaches che affrontano Milano e si lamentano perchè questa squadra non regala nulla in termini di risultati e facendo giocare i suoi migliori elementi (questa dovrebbe essere sempre la regola sportiva, pensiamo agli All Blacks nel Rugby), le terze forze di LBA hanno perso di 30 o più punti da Milano: chiaro che tutto ciò non piace e la finale LBA viene vissuta un pò come il Natale per aspettare di aprire il pacco con il regalo (in questo caso il titolo ad una squadra che non sia Milano). Onestamente è mancata la cassa di risonanza sulle Final Four dello scorso maggio e questo ha reso un cattivo servigio al basket italiano che ha preferito richiudersi nel suo atavico provincialismo che ne sta segnado la decadenza continua: così è certamente più facile banalizzare ovviamente. Io spero che Milano vinca le tre competizioni rimanenti, ma se devo dare una scala di valori non ho dubbi: Final Four Eurolega overall (al di la che si vinca o si perda), poi LBA e Coppa Italia, con buona pace di tutto il resto dell’umanità cestitica italica.

    1. La tua classificazione in ordine di importanza è cosa oggettiva, data in primis dal prestigio e valore dei competitors

    2. A mio parere, ma magari mi sbaglio, ogni giocatore/allenatore/patron preferirebbe una F4 (con magari finale annessa) rispetto ad una vittoria in LBA. Il prestigio, la visibilità che dà una competizione europea non è paragonabile ad altro…per essere ricordati nella storia, per chiedere un ingaggio più alto, per tanti motivi. Ci ricordiamo di più la squadra che vinse la Coppa dei Campioni o quella di uno degli scudetti? Per un giocatore è più importante giocare una partita di F4 o una semifinale di LBA? Uscendo dal basket ricordo una frase di Leonardo quando giocava al Milan che disse che per un giocatore fare una semi o finale di CL valeva quanto giocare titolare in campionato per 30 partite, perchè quello lo possono fare in tanti mentre quella partita di CL la giocano in pochi…l’inter di Mourinho o la Juve di Lippi vengono ricordati per la Champions o per i diversi scudetti vinti? Ecco io credo che questa sia la differenza. Invece lo scorso anno è sembrato vero il contrario. Mentre in Europa si celebrava la banda di Messina, in Italia si è pensato solo al nostro orticello, media e tifosi, evidenziando da diverse parti più la sconfitta in finale LBA che il percorso fatto in EL (che è stato eccezionale e che non è scontato si possa ripetere a breve)

      1. @Paolo certo che se fai il paragone tra una squadra che vinse la coppa campioni o quella di uno scudetto la risposta è fin troppo facile però non mi sembra il caso dell’anno scorso nonostante una grandissima stagione europea culminata con le tante attese Final Four..

  3. Mi sembra che questa tematica sia già stata approfondita dal redattore nel passato in sede di analisi post-f4, cmq sia, ciò che emerge mi trova d’accordo; se per un team che punta deciso ad un obiettivo (posto che nello sport volere non è potere essendo tante le variabili che incidono) sia importante, aprendo la bacheca, trovare il trofeo, per un tifoso, anzi, per un tifoso come me, è altrettanto importante il percorso che apre la via per arrivare a quel trofeo

    Cosa che è successa la scorsa stagione e che sta succedendo in questa laddove, capitolo dopo capitolo, la squadra sta scrivendo un nuovo libro, che speriamo, alla fine, si possa dire bello come quello passato, se non di più

    1. @Daniele il mio discorso non era riferito allo scorso anno, forse non sono stato chiaro, se leggi bene ho sempre paragonato vittoria con vittoria e semi-finale o finale con semi-finale o finale. E’ chiaro che alla fine conta di più la vittoria se confrontata con una NON vittoria. Quello che volevo dire è che immagino che gli sforzi di tutta l’Olimpia saranno sempre orientati verso la EL per le ragioni sopra elencate. E credo che minimizzare o dimenticare il risultato ottenuto lo scorso anno sia sbagliato, perchè magari se riuscissimo a ripeterci magari il tiro di (Punter) quest’anno entrerà..

      1. @Paolo ora il tuo discorso è più chiaro e sono d’accordo con te perché a pari traguardo finale sempre meglio l’Europa però io personalmente tra le Final Four e lo scudetto scelgo sempre lo scudetto.

  4. Di solito in un libro le cose belle non sono mai nell’epilogo ma nella trama .
    Per me vale anche nel basket perché il percorso ti permette di arrivare alla fine e ti permette di gioire tutto l’anno.

    Il risultato finale non può che essere conseguenza e se non arriva pazienza.

    L’importante è l’Europa sono le Final Four che per me valgono un campionato.

  5. assolutamente condivisibile,ma il finale è importantissimo….
    pensavo proprio ieri a questa cosa: che ricordo avremmo avuto noi di Curtis Jerrels se avesse sbagliato quel tiro? Pessimo, nessun dubbio, e chi sostiene il contrario mente sapendo di mentire, invece lo amiamo tutti e , sicuramente , è tornato in Olimpia solo perchè quel tiro è entrato ( o meglio, se fosse uscito di sicuro non sarebbe tornato…)
    E allo stesso modo: Punter sarebbe stato accontentato nelle sue richieste se avesse segnato l’ultimo tiro dopo una partita perfetta?
    Alla lunga ci ricorderemo della sua partita perfetta o di quell’ultimo maledetto tiro?
    Purtroppo è sbagliato e sono d’accordo con te, ma nello sport il finale è piu’ importante rispetto a quello di un libro…

    1. @ilbeps assolutamente d’accordissimo con te e quei due dettagli su Jerrells e Punter sono due esempi perfetti tra i tanti che si potrebbero fare per spiegare che si il percorso è importante ma lo è ancora più il finale. I libri lasciamoli ai lettori…

    2. Se Messina basasse le proprie scelte circa l’accontentare o meno le richieste di ingaggio per il rinnovo di un proprio giocatore in base all’esito dell’ultimo tiro di una partita dovrebbe dimettersi all’istante.

      1. Quanti allenatori saltano in uno sport di squadra come per esempio il calcio e il basket per un risultato negativo? Si sa che sono sempre gli allenatore a pagare le conseguenze dell’andamento di una squadra..

      2. Spiego meglio il concetto: ogni società specie quelle forti nate per vincere come la nostra e in qualunque sport di squadra ha degli obiettivi stagionali e quanti allenatori saltano durante e a fine stagione per non averli raggiunti?

      3. Ovvio che non è solo il singolo tiro alla base delle scelte, ma quel tiro, se segnato, avrebbe fatto chiedere a punter qualche centinaia di migliaia di euri in più…. e Messina ( giustamente) non l’avr3bbe accontentato lo stesso.
        Il mio concetto era che il finale in uno sport conta molto di più del resto ( a differenza dei libri ).
        Detto questo , io sono uno di quelli che giudica la stagione scorsa un’ottima stagione perché le gioie che ci ha regalato l’eurolega sono molto più grandi della delusione x il campionato.

      4. @Cap ti faccio le mie scuse perché leggendo in fretta il tuo messaggio avevo capito che tu parlassi del rinnovo di Messina. Scusami ancora.

    3. Ricordo un vecchio adagio:” coi se e con i ma non si fa la storia”……prendiamo atto di ciò che è stato, senza rivangare un terreno che è già stato arato

  6. La scorsa stagione è stata esaltante, non vi sono dubbi. Dopo anni e anni finalmente abbiamo potuto assistere ad una stagione intensa dell’Olimpia da settembre a maggio, sia in Italia che soprattutto in Europa, con grandi prestazioni, grandi vittorie, grandi giocatori da poter tifare. Una squadra che ha saputo far emozionare, ed il tifo è soprattutto emozione. Poi ovvio che nella mente rimanga anche la brutta sconfitta patita in finale di LBA per mano della Virtus, diciamo che nei nostri cuori speravamo in un finale migliore che purtroppo non c’è stato, ma appunto è un qualcosa che rimane ASSIEME a tutte le belle emozioni vissuti durante l’intera stagione, non un qualcosa che le cancella completamente.
    Sicuramente i ragazzi daranno tutto per fare in modo che in questa stagione il finale sia diverso, ed io cercherò di dargli il massimo sostegno possibile.

  7. Un buon libro non può essere giudicato solo dal finale. Ma se il finale delude, alla fine non è un buon libro, per me.
    Concordo sulle sensazioni relative allo scorso anno,valle infinite gioie in EL ed alle famtastiche serate che la squadra fi ha regalato. Però…. L’aver perso lo scudetto è per me peccato grave. Fu un’annata particolare? Può darsi. Ma, razionalmente, credo che se la gestione della squadra è la medesima dello scorso anno, nel mio piccolo penso che il risultato non potrà essere così diverso rispetto a quello recente. Metterei la firma per una f4 senza scudetto? Sinceramente, no. Comprendo bene il prestigio e la infinitamente più grande difficoltà nel giungere alle f4 piuttosto che in finale lba, ma io voglio vincere. E, soprattutto, non voglio essere battuto, che sia merito della Virtus, di Venezia o di Brindisi.

    So che per arrivare in fondo alla stagione bisogna costruire gara dopo gara: per questo apprezzo quanto visto sino ad oggi, pur con un’incognita sul futuro. Non è dunque un giudizio, ma una sensazione che mi porta a credere che non vinceremo ancora lo scudetto. Tutto qui.

    1. Io invece la firma per le f4 senza scudetto, la metto eccome, perchè vorrebbe dire che anche quest’anno il divertimento sarebbe durato a lungo in quella che è oggettivamente la principale competizione per un team con lo status di top-club, cosa, per nulla scontata, e che va rinfrescata ogni anno

    2. @Di.Me. questa volta ti quoto senza “se” e senza “ma” perché viaggiamo sulla stessa lunghezza d’onda.

    3. Dillo a Proust o Conrad cosa conta in un libro. Certo se leggi un giallo è diverso. Poi preferire il campionato alle F4 e’ questione di gusti e di visioni nazionali o europee.

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