Werther Pedrazzi: Delaney e Shields non la passano quando devono. Melli rischia la compressione in area

Werther Pedrazzi firma su backdoorpodcast.com il suo editoriale dal titolo «Sinora Olimpia, permette…?». Ecco tre passaggi

Werther Pedrazzi firma su backdoorpodcast.com il suo editoriale dal titolo «Sinora Olimpia, permette…?». Ecco i passaggi su Delaney, Shields e, di conseguenza, Nicolò Melli

Malcolm Delaney e Shavon Shields: non passano mai la palla quando devono. Ovvero, per loro il passaggio è soltanto il refugium peccatorum, la soluzione di emergenza quando vedono bloccata la loro iniziativa personale.

Volendo essere truci: Delaney letteralmente distrutto da Pajola. Non buono, per il regista (?) di una formazione di Eurolega. Shields, poi. Lo sappiamo, e quanto ci piace vederle, che spesso si esibisce in conclusioni spettacolari.

Ci aveva molto affascinato la possibilità che Shields, spostato in guardia, con anche il conseguente aumento del tonnellaggio complessivo del quintetto, fosse il vero sostituto, a soluzione interna, di Kevin Punter. Ipotesi che per concretizzarsi, però, necessita che il buon Shavon capisca che deve “stare al gioco”, dentro alla squadra, e non presumere di esserne l’unico sbocco, con la conseguente e dannosa alternativa di diventarne il tappo occlusivo.

Si è preso Nicolò Melli, riconoscendone ed esaltandone il ruolo di playmaker avanzato, di “facilitatore” del gioco. Ma se il gioco non c’è? Perché ritorniamo alla radice di Malcolm e Shavon che corrono il miglio da soli. Allora, magari, e sarebbe un peccato oltre che un errore strategico, va a finire che proprio Nik finisce compresso dentro l’area, nello spazio ristretto, dove trova sempre avversari alti e grossi quantomeno come lui, più spesso di peso maggiore, il che penalizza sia le sue qualità difensive (difensivamente è il lungo con la miglior mobilità laterale, e non solo in Italia), che quelle offensive di letture e smistamento del gioco.

10 thoughts on “Werther Pedrazzi: Delaney e Shields non la passano quando devono. Melli rischia la compressione in area

    1. Sono curioso di leggere come si giustificheranno questi lettori di interiora quando la squadra comincerà a spaccare il c..o ai passeri a raffica.

      1. Il solito sfrenato e per ora ingiustificato ottimismo, non mi sembra l’analisi dello stagionato Werther così peregrina….per ora

  1. che questi problemi in ste partite siano venuti fuori mi pare lo abbiano visto tutti.
    ma forse, dico forse, sarebbe più opportuno attribuirli a equilibri e forma ancora da trovare. non mi pare che nè Delaney nè Shields abbiano fatto un’annata da innamorati del pallone lo scorso anno.
    Dovranno lavorare e dovrà lavorare lo staff ma questo sapore di sentenza su una realtà ancora all’inizio del suo divenire e i cui protagonisti hanno dimostrato ben altro in passato, fa un po’ sorridere.

  2. Anali corretta per quanto visto in Supercoppa ma credo e spero che il futuro sia diverso. La squadra ha bisogno di ritrovare gli equilibri della stagione passata, inserire i molti nuovi in ruoli importanti, trovare forma atletica superiore, costruire una solidità difensiva forte sulla quale inserire certezze per il proprio attacco. Ci riuscirà? E’ quello che ogni tifoso Olimpia si auspica. Attendiamo almeno un mese prima di darci per spacciati….

  3. Ovviamente Maggi può offrire solo una sintesi (per quanto fedele al senso complessivo), consiglio a tutti di leggere l’articolo per intero. Dopo questa Supercoppa, a mente più fredda, penso che noi tifosi siamo forse un pò straniti dall’evidenza che si è iniziato il nuovo anno così come si è finito lo scorso: scarsa circolazione di palla, soluzioni individuali affidate ai soliti noti, scarsa tenuta difensiva sugli esterni, dimensione statica sia in attacco, sia in difesa, condizione atletica approssimativa, giocatori chiave che aspettiamo dalla scorsa primavera che ancora devono palesarsi (Delaney e Datome), panda lasciati in disparte (Alviti e Ricci ancora scarsi di forma, Moraschini infortunato, può capitare, Biligha non utilizzato in finale un pò meno).
    La mia impressione è che questa squadra abbia ancora da trovare un’identità precisa (le parole di Messina su Hall e l’esperimento Shields sono lì a dimostrarlo) e che sia ben lontana da avere una condizione fisica accettabile, due presupposti fondamentali per toglierci soddisfazioni anche quest’anno, alla faccia di Bonamico e dei supercafoni della rive droite del Reno.
    Per cominciare a viverci una stagione in equilibrio di nervi, cosa che io farò senza sparare sentenze definitive oggi, società e tifosi hanno però da togliersi la scimmia dalla schiena, e non mi pare siamo partiti col piede gusto.
    Messina ha impostato la preparazione in modo diverso, arrivando alla Supercoppa dichiaratamente indietro (mentre sull’essere in gran spolvero l’anno scorso aveva attirato un mare di critiche, delle due l’una, ci farebbe notare la scimmia). E allora mi sarei aspettato una gestione diversa, in cui queste partite erano preseason a tutti gli effetti (Delaney magari era meglio se lo diceva prima dell’Unipol Arena, e non dopo, i tempi della comunicazione ne determinano i significati), quindi con una postura diversa. Ed invece ecco tutti noi cadere nei soliti gesti ripetuti.
    Messina che si affida alle sue certezze: solita gestione dei minutaggi (Pedrazzi a fine articolo mostra i dati impietosi a riguardo, leggere per credere), quelli che han bisogno di giocare lasciati ad impolverarsi in tribuna (Grant e Tarcisio), italiani dimenticati (Alviti e Ricci fuori forma? chissenefrega, siamo in italia e li metti 15/20 comunque, stesso dicasi per Biligha), i soliti 4/5 a farsi il grosso della partita.
    I tifosi che fanno processi a tutto e tutti: è vero, s’è visto un basket a tratti indecente, ma abbiamo da fare altre 90 partite di cui la metà appartengono ad uno sport diverso da quello che pratica la Virtus (parlo di EL), e soprattutto non abbiamo vendicato l’onta della finale scudetto, come se la Supercoppa dovesse servire a questo e non a provare assetti diversificati.
    Certo, anche io sono perplesso su alcune situazioni, ho comunque fiducia che il lavoro in palestra porterà alcuni dei frutti sperati, e soprattutto non sto a farmi venire il fegato amaro a metà settembre, ne avremo il tempo e le possibilità in futuro in caso.
    Poi che dire della Virtus: complimenti ed un forte augurio di vederla presto in EL, così staremo a gestire la rivalità in Italia in modo più equilibrato, a livello fisico/atletico e di preparazione ( a livello di fischi no, la Supercoppa ha chiarito in modo evidente quale sia la situazione politica del basket italico). Non vedo l’ora di vedere Pajola che prova a mettere le mani addosso ad un Llull o a Rudy sul campo di Madrid, o Teodosic che sbatte il muso contro Micic ad Istanbul, tanto per dire.

    1. Sulla parte finale del tuo commento non sarei così sicuro che a livello di Eurolega siamo migliori della Virtus Bologna come fai intendere anche se non avremo mai la controprova in entrambi i casi.

      1. Non volevo far intendere quello, mi scuso per l’estrema sintesi che dà adito ad interpretazioni. Dico che il Pajola della Supercoppa in EL dura 8 minuti forse poi è già fuori per 5 falli, che il Teodosic della Supercoppa si becca un antisportivo dopo 4 minuti, e aggiungo che se il Belinelli di Supercoppa spera di farsi regalare i giri in lunetta dalla fatina dei fischietti, in EL se li sogna. Soprattutto dico che una Virtus in EL poi è costretta a fare i conti con un livello organizzativo che al momento la premia e non poco nell’ambito italiano, visto che ha da affrontare un livello europeo nettamente inferiore, e dove comunque fallisce, con buona pace di Bonamico, e non facciamo accenni al budget che Maggi in altri interventi ha chiarito la bufala della Virtus che vince con la metà dei soldi. Poi se fa una bella EL, arriva alle F4 e vince pure lo scudetto, magari portando a casa anche Supercoppa e Coppa Italia, le faremo solo sportivissimi applausi e prenderemo appunti.

      2. Magari Pajola in Eurolega potrebbe pagare l’inesperienza a certi livelli mentre Teodosic e Belinelli che hanno molta più esperienza conoscono il metro arbitrale europeo e sicuramente non si comporterebbero come in Supercoppa. Per fare eventuali complimenti alla Virtus basterebbe anche solo arrivare ai play-off e vincere lo scudetto anche senza coppa Italia e supercoppa perché nessuno pretende che Milano vinca tutto sia in Europa che in Italia.

  4. Grazie Marco. Il discorso della scimmia ci sta tutto.
    Io credo che la chiave di volta sia ancora la difesa e su quel punto siamo lontanissimi dal livello che serve nel sistema immaginato.
    Senza difesa, arriviamo in attacco sempre a difesa schierata, situazione non ideale per nessun play men che meno per i nostri.
    Ma la difesa richiede tempo e gambe.
    Quindi temo dovremmo aspettare ancora un po’, sperando che l’ambiente abbia questa pazienza e non arrivino i fischi e i malumori già dopo il CSKA.

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