Olimpia Milano post Bayern#5 | Shields, Messina, il passato e una gioia infinita: Final Four!

Alessandro Maggi 18

Olimpia Milano post Bayern#5 che racconta di un sogno avverato. Dopo 29 anni di attesa, il 4 maggio 2021 l’attesa è finita

Olimpia Milano post Bayern#5 che racconta di un sogno avverato. Dopo 29 anni di attesa, il 4 maggio 2021 l’attesa è finita. I biancorossi tornano alle Final Four. Ettore Messina come Cesare Rubini, e Franco Casalini, prima di lui. Abbracciamoci.

Shavon Shields

C’è stato tanto di divino nella prestazione di Shavon Shields di ieri sera. Parliamo di un giocatore che nel terzo quarto tocca quota 30 punti. In una gara-5 playoff. Per una squadra traumatizzata dal ko di gara-4.

La differenza sta tutta lì. La reazione di Olimpia Milano, la chiave del successo, è quella, nella convinzione di potersi affidare ad un giocatore di livello superiore. 

Un martello, che ha tremato con la doppia persa su rimessa in quei folli secondi, ma che alla fine ha pure messo le mani sulla contesa vinta da Kyle Hines contro Wade Baldwin.

Ettore Messina

C’è stato qualcosa di immenso nella conferenza stampa di Ettore Messina nel dopogara di ieri sera. La scelta di accompagnarsi al grande Mario Fioretti non è il semplice riconoscimento di merito a chi lavora al suo fianco. Che poi di semplice non c’è proprio nulla, ma è scena che vediamo ripetersi spesso in altre piazze di Serie A in questi mesi, a volte anche all’eccesso. Quasi con retorica.

Ieri, il messaggio, era più profondo e ampio. Era un riconoscimento, da parte di un uomo del club, alla storia del club. Era la certificazione di un cammino, iniziato anni fa, la volontà di porre tutto quel che «è stato» sullo stesso piano di «quel che è». Ora. Perché niente nasce dal nulla.

#Insieme, davvero, con un referente riconosciuto, e una missione compiuta grazie al lavoro di una macchina che spesso non ha trovato il giusto proscenio di considerazione.

Missione compiuta, Olimpia Milano

E allora che sia la storia di questo club targato Armani a prendersi i suoi meriti, ora che ha ritrovato piani che appartengono all’epoca dell’oro. E’ stato un percorso, che nel 2014 pareva già quasi compiuto, prima di sette anni di profondo anonimato. 

Il biancorosso non è stato a guardare, mai. Il cammino ha tanti volti, ne vogliamo ricordare due. Livio Proli, uomo d’azienda che ha accettato un ruolo sportivo, commettendo errori, sì, ma pianificando tutto quello che oggi c’è: una licenza di EuroLeague, un rispetto nazionale fatto di tre scudetti, una struttura di lavoro, una società. Flavio Portaluppi, persona perbene, storia del club, dirigente capace, come dimostrato anche negli ultimi mesi a Cremona. Se oggi l’Olimpia Milano è un club da Final Four, il merito è soprattutto loro. 

Nel pieno di un cammino, spesso, serve cambiare ritmo. Questa era quello che serviva anche a questa società. E quel cambio di ritmo, quell’alzare l’asticella, è stato l’arrivo di Ettore Messina.

Lui, come chiunque prima di lui, è figlio di un sol uomo, Giorgio Armani. Senza di lui, oggi in questa città il nome Olimpia sarebbe solo sui libri di storia.

L’attesa è finita

Era il 1992, è il 2021. Se ti volti indietro, vi è la luce degli scudetti e il buio della scomparsa ad un passo, il sole di The Shot e il crepuscolo di uno scontro salvezza con Biella, la fine di un’epoca d’oro e l’approdo del Re.

Vi sono tante parole, troppe, una moltitudine di giocatori, troppi, un numero imprecisato di allenatori, troppi. Ma ci sono anche fatti, la sensazione di non farcela, la convinzione di potercela fare, una piazza che viveva di passato che poi è diventata faro di un movimento.

Tra il 1992 e il 2021 ci passa una vita, la nostra. Una vita che, come tale, è fatta di attese. Un’attesa terminata ieri, fatta di 29 anni di storie e immagini. Le nostre.

E il merito, è tutto di Re Giorgio. E di Leo Dell’Orco.

18 thoughts on “Olimpia Milano post Bayern#5 | Shields, Messina, il passato e una gioia infinita: Final Four!

  1. Bellissimo articolo.
    Perchè dà il senso della continuità della storia.
    E, si mettano il cuore in pace le altre, #lastoriasiamonoi
    Sempre presenti, e, salvo rare eccezioni, sempre al vertice.

  2. BRAVO ALESSANDRO.
    Bisogna essere chiari : questo successo è merito in primo luogo di Messina , il presidente/allenatore proveniente da 5 anni di portaborracce un bel passo avanti.
    E’ merito anche di Proli e Portaluppi che hanno preso una squadra derelitta ed in odore di chiusura e sono riusciti a farla crescere. SU Armani non mi dilungo.
    Prendiamoci un piccolissimo merito anche noi VERI tifosi che l’abbiamo seguita , acclamata nei successi e difesa contro tutti negli insuccessi e nei momenti duri.
    Quindi ora sul carro dei vincitori accettiamo anche chi nel segreto della sua stanza si pente o forse no delle cattiverie e stronzate che ha scritto in questi mesi ed in questi anni.
    Salite pure sul carro c’è posto per tutti

  3. Ho visto la conferenza stampa di Messina, ha voluto con Lui Fioretti, un grandissimo atto di stima verso un gran professionista, uomo Olimpia, sempre presente da 18 anni nel Club, beh anche in un dopo-partita l’ uomo Messina toglie dal cilindro l’ ennesima prova del Suo modo di esser allenatore, non solo dimostra la sua competenza nel riconoscere l’ importanza dello staff in una grande squadra.
    Complimenti Messina, grazie Fioretti, grazie a Tutti i giocatori di aver dato tutto in Italia ed Europa in questi mesi particolari!

  4. La conferenza stampa di Messina, per come ha guardato al passato e come ha dettato gli obiettivi per il futuro, è un esempio alto di cultura sportiva e non solo.

    I festeggiamenti finali, tutti insieme, danno il segno di cosa significa costruire un sistema e mettono la parola fine alle discussioni ridicole sulle rotazioni.

    Fiero di essere tifoso sfegatato di questa squadra.

  5. Mi spiace che Palmasco non commenti più, lui è uno di quei tifosi che scrivono su questo sito che, per l’amore che ha più volte dimostrato nei confronti dell’Olimpia, meritano di godersi questo risultato e di festeggiare sfrenatamente.
    Mi sarebbe piaciuto leggere le sue considerazioni post match, post vittoria, post raggiungimento delle final4.
    Peccato.

    Siamo al 05 maggio e di bollitura dei giocatori, ancora, mi sembra non se ne trovi traccia 🙂

    Si diceva che sarebbero stati decisivi i veterani, e lo sono stati. Poi Shields ha fatto 34 punti e una prestazione monstre, ma ieri sera Hines, Chacho e Datome sono stati presenti e importanti per la squadra, forse la miglior loro prestazione dell’intera serie playoff.

    Obiettivi di inizio stagione:
    – vittoria supercoppa –> raggiunto
    – vittoria Coppa Italia –> raggiunto
    – playoff di Eurolega –> raggiunto e addirittura si è andati oltre
    Per ora, direi già stagione da 9, che diventerebbe da 10 con la vittoria dello scudetto e da 10 e lode con…va bè ci siamo capiti 😉

    Giusto il riconoscimento da parte di Maggi del lavoro di Proli degli scorsi anni: resto convinto che con un dirigente “di sport” al suo posto avremmo raggiunto gli attuali risultati già da tempo, però è innegabile una crescita della società sotto la sua presidenza in termini di serietà, di importanza, di rispetto internazionale (licenza pluriennale di Eurolega), di marketing etc.

    Senza Giorgio Armani non staremmo vivendo questi momenti, queste emozioni: dovremo essergliene grati per sempre.
    E poi, avere un proprietario a bordo campo sempre composto, sempre signorile nei comportamenti, a volte addirittura timido nell’approcciare con i giocatori, un proprietario con la sua fama che si vede lontano un miglio come voglia lasciare le luci della ribalta alla squadra mentre lui preferisca starsene in disparte, insomma avere un proprietario che è un Signore con la esse maiuscola, bè non so voi ma a me riempie di orgoglio. Stile Olimpia, signore e signori.

    E grazie anche a chi ha ideato e sviluppato questo spazio che permette a noi tifosi di poter dialogare di Olimpia liberamente, a volte anche con toni un pò troppo accesi, e che propone sempre spunti di discussione interessanti.

  6. Finalmente ci siamo, le F4 sono reali, conquistate al termine di una RS con pochi sbandamenti, con le F8 e cinque gare strepitose, equilibrate, incerte fino agli ultimi secondi di gara 5. Ora il momento più bello, che non è solo partecipare al ballo di Colonia ma provarci davvero. Abbiamo tre settimane per costruirci un piano partita per il Barcellona, in fondo lo Zenit e Xavi Pascual hanno dimostrato che si può fare, si può inceppare quella splendida macchina da basket. Alle F4 arrivano le prime quattro di RS, non ci sono state sorprese ed il fattore campo ha tenuto, ora tocca a noi costruirci il sogno più bello e realizzarlo.

    Non ringrazieremo mai abbastanza Giorgio Armani e Leo Dell’Orco per la loro passione, per il loro amore per la nostra Olimpia

  7. C’è un tempo per ogni cosa e ogni cosa ha il suo tempo. Il recente passato con Proli e Portaluppi è stato il tempo per porre le basi, senza le quali il tempo attuale non sarebbe stato possibile. Oggi è tempo di gioia per lo splendido approdo a Colonia dove anche secondo me potremo dire la nostra.

    1. @Palmasco vorrei che #insieme fosse una condizione anche per noi tifosi e vorrei davvero leggere i tuoi pensieri da tifoso vero e siamo tanti a volerlo. Per favore torna a scrivere per noi e tra noi

    2. Quel tempo per porre le basi è stato un tempo lungo e non cosi proficuo come vorresti far credere, questa Olimpia è figlia di chi l’ha costruita, non vedo cascami dal recente passato, quindi ringraziamo l’attuale dirigenza. Strappalacrime l’appello a Palmasco, speriamo non si intenerisca al punto di tornare tra noi, potreste voi orfani indire una raccolta firme a tal proposito

  8. Come dicevo dopo gara 4, anche un eventuale sconfitta in gara 5 non avrebbe significato fallimento, né della serie, né ovviamente della stagione. Non lo sarebbe stato perché ora abbiamo al timone un uomo che ha in mente un progetto che non si esaurisce in una singola gara, un President of Basketball Operations che in conferenza stampa dice: “Arrivare ai playoff deve essere d’ora in poi la regola”. Uno che, appena insediato, ha mandato via il miglior marcatore dell’EL non perché, come dicevano i maligni, potesse oscurare il suo ego, ma perché non garantiva i valori su cui fondare il nuovo progetto, quell’ #INSIEME che non è garanzia di vittoria, ma la strada più sicura per arrivarci (e uno che ha giocato 11 final four è evidentemente attendibile). Messina, come dici giustamente tu, Alessandro, è davvero l’uomo giusto per portare a compimento il prezioso lavoro fatto da Proli e Portaluppi. Ora possiamo andare a Colonia a cuor leggero, con il gusto di essere la “sorpresa”, ma anche con la consapevolezza che l’anno prossimo ripartiremo di nuovo per competere e migliorarci. In perfetto stile Armani. FORZA VECCHIO CUORE BIANCOROSSO!

  9. E’ un momento bellissimo, ho 63 anni e speravo di riviverlo ancora dopo tanti anni. Le considerazioni tecniche le lasciamo stare, ci penseremo fra una ventina di giorni, ora è giusto godersi al meglio l’impresa compiuta da tutta la società. E’ stato difficile ma proprio per questo ancora di più gustoso per il nostro palato. Non dobbiamo illuderci troppo per Colonia, ma sognare, questo si che è lecito e anche doverso per un bravo supporter delle Scarpette Rosse (eh si, vorrei rivederle anche sul campo di gioco).

  10. Per chi segue l’Olimpia dai tempi di Peterson (o magari anche prima) ci sono tanti momenti di genesi di questa F4, tanti punti nel tempo a cui tornare con la mente. Qualcuno penserà a quei liberi sbagliati per evitare la retrocessione, io invece voglio pensare a un altro momento. Era l’estate 2004, quando sembrava che a Milano non ci fosse neanche più spazio per una squadra di basket. A Milano, capito? Albertini che conivolge Galliani, Galliani che coinvolge Armani… ma non è quello il momento a cui penso.

    Poi, stagione incredibile per i presupposti, semifinale con Treviso: a un certo punto della serie l’Olimpia costringe un fenomeno della panchina, quello che allena Treviso, a chiamare un timeout di pura stizza. È il segnale: Milano c’è, se è in grado di mettere in ginocchio uno che spiega basket. Ovviamente il fenomeno era Messina… ma non è nemmeno quello il momento a cui penso.

    Il momento a cui penso è quel canestro di Douglas. L’instant replay. La sconfitta. E, in quel momento, succede che Lino Lardo va a congratularsi con gli avversari, i giocatori in campo sono tristi ma accettano il primo grandissimo vero verdetto della moviola in campo del basket italiano. I tifosi applaudono l’Olimpia e pure la Fortitudo. Ma davvero sarebbe successo lo stesso, per dire, a Siena? O a Bologna? Lì ho capito ancora una volta che l’Olimpia andava oltre le triple segnate o sbagliate. Djordjevic, Calabria, Gigena, Blair, Fajardo, Coldebella… sono passati 16 anni da quei momenti che hanno temprato lo spirito, i nomi sono cambiati, è arrivata gente che ha vinto di tutto ma il percorso era segnato da quando l’Olimpia si è tirata su dalla fossa del fallimento per guadagnarsi sul campo, senza nulla di dovuto, questo momento.

    Chi c’era, chi era al palazzo o davanti alla TV quel giorno, sa perfettamente di cosa sto parlando: ci siamo fatti un bel viaggio insieme eh?

  11. Dopo la consapevolezza che l’obiettivo era sempre più vicino, dopo i battiti a mille, la perdita delle parole, quasi le lacrime, i “non ci credo”, i “per favore non a noi, non adesso, non ancora” degli ultimi 30 secondi, la gioia liberatoria, i porconi, il retrogusto dell’amarezza sfiorata che non mi ha fatto godere a pieno la fine, la gioia che è montata via via che il cuore ha smesso di battere a ritmo da tachicardia, un pensiero lungo per questo blog, per cui non ho avuto grande tempo di recente.

    Passaggio del turno meritato, Bayern bravissimo, una forza di nervi clamorosa, una garra incredibile, ma nel giocare a basket l’Olimpia è più forte.

    La partita di ieri: dominata con un allungo costante, senza strappi camorosi con un dominio da passista che ti lascia li poco per volta, con il passo dei forti, dei consapevoli. Poi si è spenta la luce, in modo così incredibile da non trovare una spiegazione. Si è spenta in primo luogo sui 3 condottieri di ieri Hines e Shavon con le perse, Messina che non chiama i timeout.
    Benchè non ci sia spiegazione razionale, l’unica cosa che mi sono detto è che questo è davvero il segno di quanto sia difficile vincere a Milano, come tutti questi anni ci abbiano, noi tifosi compresi, quasi impauriti, persino di meritarci un posto che ci siamo costruiti con unità d’intenti sudore e talento.
    Poi penso anche: allora Messina è umano e quasi ne sorrido e gli voglio ancora più bene. Perfetto nell’imperfezione rubando la frase al Trinka. Allora Shavon ha margini di miglioramento! Ancora! Allora Hines ha trovato il modo di essere ancora più epico! E mi esalto ancora di più.

    Penso al Barca e alla via che Pangos e Pasqual ci hanno indicato per cercare l’ennesimo miracolo.
    Penso alla partita del riscatto (non nei miei confronti, in diretta glielo dicevo “io ho sempre creduto in te, non sono un occasionale”) di Malcolm, che ha sacrificato il suo corpo e le sue statistiche per portarci ai po, si è operato ed è tornato in forma per il momento topico. Che giocate alla fine e che giocate all’inizio per rompere la tensione. Che se Hines firma LA giocata, e Shavon firma l’intera cavalcata, Malcolm è quello che emerge in attacco nei momenti più difficili, il nostro Ice-in-the-veins.
    Alla partita del riscatto, nello spazio concessogli, di Tarcisio; all’assist in giravolta di Chacho e alla sua zingarata, al Punter che fa fatica ma mette una tripla, apre la difesa per il Tarc e si applica dietro e non sparacchia in attacco e lascia la scena agli altri. Penso alla schiacciata di Zach che non gli fischiano nemmeno l’And1 (velo pietoso ancora sugli arbitri); all’applicazione di Brooks, a Micov che vorrebbe ma non riesce, al chirurgico Datome e al suo tuffo. Penso che Hines sia basso e vecchio e scoppiato. Invece no, sto cazzo! non lo penso affatto!!!!
    E ripenso a Shields di nuovo che poteva essere il miglior giocatore di una gara 5 a buttare nel cesso una gara 5 e non se lo sarebbe meritato affatto perchè un giocatore così totale non solo nella tecnica offensiva e difensiva, ma nell’essere compagno di squadra nello sporcarsi per tutti e farsi da parte per tutti non si meritava quel finale.
    E penso che queste ultime parole valgano per tutti e 16 e per Ettore e per lo staff. Wenotme non più un ahstag da social ma un distintivo di questo gruppo. Grazie a Ettore e a Re Giorgio.

    Grazie agli amici qui sul blog e agli autori, che ci permettono di condividere questi momenti.

    E poi penso che mancano altre 2 partite e non si molla un cazzo. E c’è pure lo scudetto da giocarsi.

    Magica Olimpia.

    1. Grande Marco, bellissimo intervento che mi ha fatto emozionare.

      No, non si molla un cazzo.

      A Colonia per giocarsela.

  12. Bellissimo pezzo, forse varrà la pena di riproporlo quando qualche risultato sarà deludente (capita) per ricordarci il lungo percorso che ha tante tappe, io ad esempio metto come punto di svolta la cessione clamorosa di Pittis (l’Olimpia vende il suo capitano ai parvenue trevigiani!) a causa di una mancata qualificazione alla Coppa nella versione di allora, prologo di anni bui e proprietà dalle porte girevoli.

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