Non ci sono “se”, non ci sono “ma”. Grazie Olimpia Milano, sei stata straordinaria

Negli anni vi abbiamo abituato ad analisi seriose, a volte centrate, altre volte no, a volte rapide, a volta approfondite. Vi abbiamo abituato così, continueremo a farlo, ma quando si vince con il Real Madrid bisogna cambiare registro. Almeno una volta.

Perché essere basket, essere Olimpia, è questo. Si da tutto per scontato. Da anni leggiamo sulla Gazzetta dello Sport, quotidiano che per chi scrive è bibbia, “Juventus stellare”, che vinca con il Napoli, che vinca col Modena.

L’Olimpia Milano non è la Juventus, c’è qualche scudetto in fila che balla, lo sappiamo, ma neanche il tricolore al petto, quando è capitato, è bastato ad andare oltre a parole chiave come “Ci mancherebbe”, “dovere”, o il trendissimo “budget”.

Tutto vero, ma in un mondo provinciale come quello del basket italiano, dove nel 2014 ci siamo sentiti inneggiare per “Siena, Siena” dal pubblico sassarese (meglio chi ruba, di chi paga, evidentemente), almeno arrivati alla notte del 16 ottobre diamo a Cesare quel che è di Cesare.

Quando una squadra italiana batte il Real Madrid, il più importante club del mondo, con un coach italiano (scusate, IL coach italiano), la tripla di un giocatore italiano, e il talento smisurato di un’ex stella del Real Madrid stesso, si deve solamente parlare di “storia” e di “impresa”.

Perché ieri sera, in una città, in un paese, ancora una volta colpito durissimo da una calamità bastarda che ci sta privando delle nostre libertà, che ha cancellato il termine “insieme” dal nostro vocabolario, l’Olimpia Milano ci ha regalato un sorriso. Un sorriso pieno, senza “se” e senza “ma”. Un sorriso che per un secondo solo ci ha fatto tornare “insieme”, che ci ha ridato il valore di un abbraccio.

E questo non ha prezzo. Grazie Olimpia. Impariamo ad amarci, e amarti, un po’ di più.

Ps. A fine primo tempo Il Chacho ha urlato alla squadra: “We sleep, go!”. Per accendere le cose serve sempre un interruttore.

13 thoughts on “Non ci sono “se”, non ci sono “ma”. Grazie Olimpia Milano, sei stata straordinaria

  1. Collettivo unico collante Messina, situazioni diverse ma con ugual risposta la squadra prima dei singoli e i singoli eccellenti al servizio della squadra si difende e si attacca tutti insieme e con un po’ di fortuna non ci saranno limiti. Sono passati 33anni ma un genio in panca e un genio in compo hanno dato il là ad una stagione che speriamo possa proseguire meravigliosa ed eccitante, Gufi, via quei musi lunghi, gioite con noi, FORZA OLIMPIA.

  2. Tutto giustissimo, bravissimi. Mi permetto una nota: è un’impresa nel senso del valore assoluto ma non nel senso di straordinaria occorrenza. Ieri sera non ho avuto la sensazione che la squadra abbia giocato una partita quasi irripetibile. Anzi, ho vauto la sensazione che tutti, Chacho a parte che ha dato molto di più, abbiano dato il contributo atteso, e avendolo fatto hanno “normalizzato” una prestazione che mi auguro si possa ripetere. Se quella di ieri sera non è il punto finale ma uno dei gradini di questa stagione, ne vedremo delle belle.

  3. Si Mr Tate, hai ragione da vendere.

    Dopo il primo periodo di incredibile e comprensibile entusiasmo, condivido il tuo pensiero.

    Non deve essere come la partita con il Barcellona di 1 anno fa, deve essere normalità e passo avanti nella crescita, perché abbiamo ancora tanta strada da fare.

  4. Bravissimo Tom, ottimo esempio. Io mi sto pian piano abituando ad aspettarmi dalla squadra certe cose e più spesso che no arrivano. Poi ovviamente c’è l’Olympiacos (anche se sia il Bayern sia l’Olympiacos forse stanno mettendo a fuoco il valore di quelle partite…), però credo per ora si debba essere soddisfatti di come la squadra sta giocando insieme.

  5. Squadra camaleontica. Ci siamo adattati bene alla situazione Tavares. Hines e Tarc Delaney annullati dal gigante del Real. Quindi abbiamo cambiato programma. Questo è la differenza tra un coach e un grande coach.
    Chacho straordinario ma io vorrei sottolineare la partita di Datome. 5 punti ancora una volta decisivi. Poi si è rimesso tranquillo a giocare X la squadra. Un leader umile ma unico. Grande Gigi!

  6. Maggi, sei un idolo!
    Finalmente qualcuno fa’ una disamina onesta, non vuol dire essere tifoso sfegatato o eccessivo, siamo sempre “osservati speciali” come se i budget determinassero sempre le vittorie, il paragone con la Juventus non e’ casuale, loro i gobbi perdono da anni in coppa e sono sempre i piu’ forti, noi Olimpia, non facciamo il play-off e siamo il fallimento totale!
    Cari giornalisti e cari appassionati rosiconi, ascoltate Maggi (e’ piu’ importante e sereno di me..) , l’ Olimpia ieri sera ha dato dimostrazione di esser squadra, di avere un leader vero, di avere gli attributi, di avere giocatori determinanti ad alto livello e di saper rinunciare per infortuni a 3 signori giocatori…
    Per ultimo, non sono un tifoso dell’ ultima era, ho 60 anni e vedo basket da quando si andava al Palalido e le maglie erano rosso-SIMMENTHAL…

  7. Dopo l’infortunio di Delaney la squadra, come ha fatto notare giustamente Messina, ha giocato depressa, senza gioia.
    La folle tripla di fine 2Q del Chacho ha caricato l’ambiente di sensazioni positive, il tuffo per intercettare un pallone in uscita per Campazzo ha reso ancora più evidente che il Chacho non ci stava. Poi Rodriguez parte col “Mikedantoni mode” e cala la notte su Laso e company. La squadra si unisce, diventa granitica e ogni singolo porta alla causa comune qualcosa: da Gigione a Roll, da Hines che porta la palla mandando in confusione Tavares a mr. Shields miglior acquisto dell’anno, fino al Moraschini da 3 per chiuderla. Che grande vittoria!!! e poi vedere lo zero su quattro di Rudy che cristonava agli arbitri ad ogni fischio contro non ha prezzo.

  8. Scusate, approfitto della vostra pazienza per mettere qui un pezzo (non troppo lungo per i miei standard 😏😏), che secondo me ha bisogno di apparire sotto questo post.

    #

    Chi lo sa cosa passa davvero per la testa di un campione, per fargli continuare a produrre partite straordinarie come quella del Chacho di ieri sera.
    Forse, chissà, il pensiero di riuscire un giorno a mostrare al figlio il video del “perché non potevo essere lì a vederti arrivare” – e doveva essere qualcosa di unico, come di certo il piccolo Rodriguez si aspetta dal papà, dopo tutto quello che ne avrà sentito dire… Chissà.

    Il Chacho aveva fatto una grande partita anche contro l’Olympiacos, ma lì la sua energia non era passata ai compagni, forse perché qualche sua magata aveva un’arietta un po’ narcisa, quasi fine a se stessa, allo scopo di mostrare talento individuale in faccia alla sconfitta.

    Con Madrid la sensazione che la squadra ci fosse, era venuta già nel primo tempo, nonostante l’imbarcata presa in alcuni momenti.
    Non so spiegarlo bene: Madrid apriva la difesa e tirava da 3 in modo impeccabile, e Tavares sembrava dominare, sembrava, ripeto, eppure di punti ne hanno fatti “solo” 41 – come ha notato anche Meneghin nel commento in diretta, forse perché aveva la stessa mia sensazione che la partita fosse ancora lunga e del tutto suscettibile di essere aperta.

    Così è stato.
    Insieme al Chacho, gran maestro sul podio, che ha fiaccato nientemeno che Campazzo, costringendolo a 5 falli, l’orchestra ha suonato tutta insieme, con le singole voci in rilievo quando lo richiedeva la partitura del gran compositore: e così Datome, Shields, Moraschini con la tripla decisiva, e quel nuovo play, alto e ben piazzato per il suo ruolo, di nome Hines.

    Ed eccola lì l’energia di cui parlavo come di una sensazione del primo tempo, che si è materializzata e ha portato a una vittoria senza se e senza ma.
    E non voglio fare lo Sconocchini che parla sempre col senno di poi (so che la redazione non condivide, è un’opinione personale), ma ripeto la sensazione c’era.
    Ed era esattamente quel tassello mancante che nelle parole stesse di Messina, s’era perduto nel secondo tempo al Pireo, e in gran parte nel primo contro Madrid.
    Per poi tornare e fare della nostra vittoria un’azione corale ma col fiore all’occhiello del neo papà, solida, sicura, decisa.

    Anche noi abbiamo battuto la nostra grande in questo torneo.
    Purtroppo molte altre squadre del nostro rango, il secondo, stanno facendo imprese come se piovesse, e il nostro score non ci permette al momento nessun vantaggio, pur essendo ottimo.
    Il bello del basket…

  9. Godiamoci questa camaleontica partita, nella quale, punto focale, e’ emersa la nostra caratteristica principale: la difesa! Quando difendiamo, vinciamo.
    Il Chacho ha acceso una squadra depressa ma e’ bastato un attimo per scoprire la nostra anima.
    Un fuoco dentro, una voglia smisurata di esserci, di lottare, di vincere!
    Messina (che per altro ha lodato i propri assistenti per i suggerimenti utili) sta plasmando il gruppo e la squadra.
    Peccato che anche questa stagione non finira’ e non potremo dimostrare la nostra forza fino in fondo alla stagione. Ma il progetto e’ serio, ben impostato. Serieta’, dedizione, voglia di vincere, condivisione: caratteristiche di un gruppo forte, probabilmente vincente.

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