Buongiorno Olimpia | Petrucci vuole che sia Armani a pagare gli italiani. Degli altri

Alessandro Maggi

Buongiorno Olimpia, la rubrica quotidiana di cui non si sentiva il bisogno che ci accompagnerà ogni mattina al risveglio in questa fase pre-estiva.

Buongiorno Olimpia, la rubrica quotidiana di cui non si sentiva il bisogno che ci accompagnerà ogni mattina al risveglio in questa fase pre-estiva.

Si può cambiare qualcosa sul sistema d’impiego e parlare anche di squadre con meno italiani, compensate da altre che ne avranno di più. A patto che la quota complessiva resti inalterata, perlomeno

Gianni Petrucci

Il pensiero vola a un paio d’anni fa, quando la Legabasket valutava di abbattere i limiti degli stranieri nel massimo campionato dietro pagamento di una luxury tax.

Si partirebbe dall’attuale base del 5+5, e per poi pagare per gli stranieri in più, con importi a crescere. 100mila euro per schierare il sesto straniero, 120mila per il settimo, 150mila per l’ottavo. Gli importi incassati dalla FIP andrebbero ad aumentare il montepremi del premio italiani, che l’anno scorso era di 850mila euro complessivi, che sono stati distribuiti in vari premi a seconda di minutaggio complessivo dei giocatori italiani, minutaggio degli under 25 e risultati giovanili

Questo uno stralcio di quella soluzione. Allora Gianni Petrucci rispose con una risata, ma qui il problema non è la coerenza (valore sopravvalutato dalla notte dei tempi), quanto una lucida lettura del momento.

Il movimento basket, parole di Umberto Gandini, va verso una perdita da 40 milioni di euro, da incrementare con l’avvio della prossima stagione a porte chiuse. Il concetto dei “panda” che tanto fa infuriare Gianmarco Pozzecco alza i costi (i giocatori obbligatori, per definizione, possono aumentare le richieste), ma se a sostenerli è chi ha risorse superiori, allora il concetto cambia.

Chiedete più stranieri? Bene, pagate gli italiani degli altri. Questo pare il concetto di Gianni Petrucci, che si ritroverebbe d’incanto un campionato davvero probante per il nostro prodotto interno lordo. 

In questa ottica, allora sì, Gianni Petrucci vuole che siano Giorgio Armani e Massimo Zanetti a pagare gli italiani. Degli altri.

  • La Gazzetta dello Sport: Un fallimento, un flop senza attenuanti
    Gazzetta Olimpia Flop

    «Milano sempre più giù» titola la Gazzetta dello Sport in edicola questa mattina. «Finale disastroso. Anche Valencia fa festa al Forum».

    Leggiamo Andrea Buongiovanni: «Valencia passa al Forum e i ko consecutivi di Milano in Eurolega diventano otto. Nove quelli nelle dieci partite stagionali nel torneo. Un fallimento, un flop senza attenuanti. L’ultimo posto in classifica è lo specchio di una situazione dalla quale sarà difficile emergere.

    I play-in, per non dire i playoff, oggi sono un miraggio. Non basta pensare che anche le tre prossime partite saranno in casa: Assago non è fortino. Né ricordare il forfeit di Booker, infortunato alla coscia destra, che limita la rotazione dei lunghi».

  • OPINIONE – Olimpia Milano, no a Mike Tobey. Sarebbe un altro errore
    Mike Tobey

    L’Olimpia Milano non gioca più per salvare la propria stagione europea, ma per darle un senso e costruire le basi per il finale della stagione italiana. E per farlo deve intervenire sul mercato. Un centro serve, è evidente. Ousmane Diop non può sostenere il doppio impegno, mancano ali grandi capaci di adattarsi al ruolo e un altro infortunio finirebbe per denudare definitivamente il roster. Ma Mike Tobey non può essere la risposta. Nel pieno rispetto delle competenze di chi decide, lasciateci almeno il diritto dell’opinione.

    Questa squadra ha bisogno di qualità, non di quantità. Ha bisogno di ciò che le manca, non di accrescere le caratteristiche che già possiede e che l’hanno portata a cinque vittorie in sedici partite. Milano non ha lunghi difensivi, non ha prestanza fisica, non ha protettori del ferro. Che senso avrebbe ingaggiare un centro di 32 anni, uscito dall’EuroLeague nel 2024 dopo una stagione da undici minuti di media, dotato di ottime mani e letture, ma non atletico, non dinamico e soprattutto non un difensore?

    Tobey è un buon giocatore, probabilmente con qualità tecniche e umane superiori a quelle di diversi elementi di questo roster. Ma un buon giocatore non è necessariamente quello giusto. Al primo cambio difensivo rischierebbe di diventare un altro bersaglio per gli avversari. Milano ha già costruito un reparto di soli handler, senza trovarne uno capace di assumersi responsabilità con continuità. Vogliamo ripetere lo stesso errore sotto canestro? Ancora soluzioni ibride, ancora compromessi, ancora giocatori che non risolvono i problemi strutturali?

    Il mercato dei lunghi offre più possibilità di quello degli esterni. Se serve tempo, lo si prenda. Nel frattempo si utilizzi Akele in campionato per alleggerire Diop. Ma si cerchi quello che serve davvero, non la soluzione più comoda. No a Mike Tobey. Non è una bocciatura del giocatore, ma dell’idea tecnica. Milano ha già sbagliato abbastanza: perseverare sarebbe soltanto un’altra tappa del disastro.

  • Cinque considerazioni su Olimpia Milano-Valencia | Si può andare avanti così? Meno alibi, più scelte decise
    Moses Wright vs Valencia

    E arriva anche l’1-9, con tutti i presupposti per continuare ad andare più a fondo. L’Olimpia Milano perde anche con il Valencia, è Cenerentola d’Europa, e la domanda sul fatto se si possa andare avanti così è inevitabile. Ma andiamo con le cinque considerazioni rapide su Olimpia Milano-Valencia.

    Il copione

    Sempre lo stesso. 2-20 per iniziare, con i fischi del Forum, 14-33 nell’ultimo quarto. E’ vero, la squadra concede 20 punti nei primi 4.30”, e 31 nei successivi 25’30”, ma i palloni nella pallacanestro si pesano. Non è come in altri sport dove un tempo vale l’altro, un minuto vale l’altro. Qui esiste il “crunch time”, come lo definisce EuroLeague. E l’Olimpia, nei crunch time, non sa che fare. L’Olimpia ora, senza Real e Dubai, negli ultimi 4’ è di -34. Fate voi…

    Sotto le plance

    Anche qui, tutto come sempre. 5/5 da 2 incassato sotto il ferro, 30-43 a rimbalzo, 22-17 sotto il canestro di Milano. E anche qui, quando conta, l’Olimpia non ne prende più mezza. La reazione stizzita di Diop, quando si ritrovare per le vie un Peters immobile dopo un errore del Valencia, dice molto, se non tutto.

    Sulla stessa pagina

    Ironizzare sul termine è fuori luogo, visto che è nel dizionario soprattutto inglese di qualsiasi allenatore. Ma chi è qui sulla stessa pagina? A vedere le ultime uscite, non Wright, non Thompson, non Peters. E già non abbiamo detto poco. La gara cambia con i Bolmaro e con i Diop.

    Coach

    Domanda d’obbligo, si può andare avanti con questo allenatore? L’1-9 è lì da vedere, EuroLeague è già finita al 6 novembre, non c’è mezza luce in fondo al tunnel. Perché si vedono sempre le stesse cose. La scollatura tra tecnico e parte dello spogliatoio, senza entrare nella misura della scollatura stessa, è evidente. Questo è il prodotto che si sta offrendo ai tifosi. Il nulla. Le possibilità, visto che Peppe Poeta deve avere un credito in questa società, sono due: o aiutarlo con cambiamenti profondi, o esonerarlo. A meno ad avviso di chi scrive.

    Dirigenza

    Seimila persone al Forum, fischi all’inizio e alla fine. Un’EuroLeague terribile dopo anni terribili. Che il 2022 fosse l’inizio di un calvario era impronosticabile. Ma qui siamo. Servono idee e interventi precisi, come detto, che possono essere con l’allenatore o con i giocatori. Basta alibi. Prima erano le scelte di Messina, poi il lascito di Messina, e ora siamo a novembre senza visti per la LBA, con le mani legate per opzioni e budget. Si doveva in primo luogo dire quello che si voleva essere: puoi essere underdog, operaio, con il “precisetti” Peters, un Thompson dalla “pancia piena”, un Wright svagato, “sua protesta” Guduric o il contrattone di Devon Hall in un roster dove c’è già Bolmaro? Pare di no.

  • Marta Bollini ci racconta il Valencia: una macchina da punti, ma con qualche problema sotto canestro

    Il nuovo Valencia Basket di Xavi Albert si presenta a Milano (domani, ore 20.30) con un bilancio di 6-3 in Eurolega e 4-2 in campionato. Due successi e uno stop la scorsa settimana per i taronja: vittorie in casa contro il Fenerbahce e nella fredda trasferta di Andorra, sconfitta al Palau Blaugrana contro il Barça, bestia nera dei valenciani.

    Se contro i turchi la squadra di Albert ha stupito coach Jasikevicius per la capacità di catturare rimbalzi, in terra catalana il match le è sfuggito di mano per dettagli, come già accaduto in altre due occasioni: in semifinale di Supercopa (87-86) e in Liga Endesa (89-86). Tutta un’altra storia l’ultimo incontro, vinto 79-111 dagli uomini di Albert, trascinati da Saint-Supery, autore di una prestazione maiuscola con 17 punti e 6 palle recuperate, e da un ottimo Brooks.

    Campioni di Spagna in carica e vincitori della passata edizione della Supercopa, gli spagnoli sono una vera e propria macchina da canestri, con 99 punti di media in Liga Endesa e 97,1 in Eurolega. Eccellente anche il dato delle palle perse: appena 7 a partita nel campionato iberico, molte meno delle altre formazioni di Eurolega (Baskonia 11,5, Barça 13,2, Real Madrid 13,3), e 10,3 in Europa.

    Roster profondamente rimaneggiato, a partire dalla panchina, con l’addio a sorpresa di coach Pedro Martinez, l’unico allenatore capace di portare il Valencia al titolo in Liga Endesa (2017 e 2026). A prendere le redini della squadra è il suo vice Xavi Albert, valenciano classe ’87, da sempre nell’orbita del club della Capital del Turia. Per lui è la seconda esperienza da capo allenatore, dopo la breve parentesi dell’aprile 2024, quando fu chiamato a sostituire l’esonerato Mumbru.

    Tra i tanti addii (Badio al Panathinaikos, Pradilla al Real Madrid, De Larrea a Dallas, Costello ai Chiba Jets in Giappone, Key al Fenerbahce, Lopez-Arostegui al La Laguna Tenerife, Thompson all’Olimpia Milano, Nogues all’Asisa Joventut), spicca su tutti quello di Jean Montero, MVP dei playoff di Eurolega e Liga Endesa, approdato in estate all’Olympiacos.

    A raccoglierne il testimone è TJ Shorts, eletto ieri dall’Eurolega MVP del mese di ottobre con 17,1 punti, 5,7 assist, 1,8 rimbalzi e 20,7 di PIR a partita: è il secondo taronja a ricevere il riconoscimento, dopo Kalinic. Profilo diverso da Montero, ma stesso impatto da leader e trascinatore. Per il play ex Panathinaikos e Paris appena una palla persa in sei giornate di campionato, dopo aver stabilito il record di zero perse nelle prime cinque, con 21 assist e 79 punti.

    Tra gli innesti di maggior impatto c’è l’ex Olimpia Armoni Brooks, in grande crescita nelle ultime partite. Buoni gli avvii di Corbalan e Cardenas, alla prima esperienza europea: Cardenas era già a Valencia nel finale della scorsa stagione, ma senza scendere in campo in Europa.

    Tra i reduci dell’anno scorso, degno di nota l’avvio di Sako. Il pivot francese, in costante miglioramento, è determinante sotto canestro: nell’ultimo match contro Andorra ha catturato il 34,5% dei rimbalzi disponibili. Fatica invece a carburare Taylor, pilastro su cui i taronja hanno deciso di puntare per costruire la squadra di quest’anno. Altalenante il rendimento di Moore.

    Saranno assenti Mirotic, altro ex Olimpia, e Reuvers, mentre resta in dubbio la presenza di Gueye. Una situazione che complica le cose sotto canestro per gli spagnoli, costretti ad affidarsi a Sako, Rivero e a un Ostetkoswi che fatica a convincere. Sfida dunque apertissima quella di domani all’Unipol Forum, con l’Olimpia chiamata a reagire e il Valencia a consolidare un ruolo importante nella massima competizione europea.

  • Cinque considerazioni su Cantù-Olimpia Milano | Rimbalzi e approccio il problema, Ricci e Thompson sorridono
    L’Olimpia Milano si prende il derby con la Pallacanestro Cantù, e ci mancherebbe altro. Soprattutto, mangia 2 punti alla vetta

    L’Olimpia Milano si prende il derby con la Pallacanestro Cantù, e ci mancherebbe altro. Soprattutto, mangia 2 punti alla vetta. Andiamo su cinque considerazioni su Cantù-Olimpia Milano.

    L’approccio

    L’Olimpia Milano ieri sera è partita con il sesto starting five diverso in sei giornate, ma i primi 10’ restano un problema. O, se non un problema, non certo l’occasione per mettere subito le cose in chiaro. -2 con Trieste, pari con Verona, -1 con Treviso, -7 con Napoli, -4 con Cantù. C’è solo il +2 con la Virtus nei primi 10’ delle sei gare di LBA.

    Le scelte di Peppe Poeta

    Fuori Alec Peters, ed era prevedibile, fuori Devin Booker, ed era inevitabile, e fuori Garrison Mathews. Meno ipotizzabile, ma il tendine dell’ex NBA ha consigliato la scelta. Una cosa è certa, non sarebbe toccato a Marko Guduric, come da noi ipotizzato, stare fuori con Cantù. Ma a Devon Hall, ieri decisivo nel finale, ma in chiara flessione di prestazioni.

    Rimbalzi

    Dopo le dure lezioni con Virtus Bologna, Panathinaikos e Olympiacos, con le greche in avvio e nei momenti chiave, anche ieri Milano è andata sotto a rimbalzo. 13-6 nei primi 10’ con Cantù. La fisicità sotto il ferro pare essere rivedibile, anche in LBA.

    Darius Thompson

    Andiamo con le buone notizie. Ad un livello indubbiamente relativo, si è visto un buon Darius Thompson. Con volontà, e giocate di classe. Resta la necessità che Moses Wright porti un blocco e rolli. Questo aiuterebbe l’ex Brindisi. E la colpa non è sua, ma di Wright.

    Pippo Ricci

    Pippo Ricci entra in campo e segna 8 punti per iniziare. In settimana ha toccato le 400 presenze in biancorosso. E’ arrivato da capitano della Virtus Scudettata, oggi è capitano biancorosso e simbolo di impegno, dedizione, e continuità. Una storia meravigliosa, degna di nota.

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