Daniel Hackett: Non ci sono parole per descrivere la classe di Giorgio Armani

Alessandro Maggi

Daniel Hackett, ora stella del Cska, nella sua intervista concessa al sottoscritto per il QS ha anche parlato di Giorgio Armani e Olimpia Milano

Daniel Hackett, ora stella del Cska, nella sua intervista concessa al sottoscritto per il QS ha anche parlato di Giorgio Armani e Olimpia Milano:

Non ci sono parole per descrivere la sua classe, e le sue azioni. Giorgio Armani è sempre in prima fila

Interessante il progetto di Ettore Messina di ripartire da un leader come Sergio Rodriguez. Dovranno forse fare ancora qualche aggiustamento in estate da quel che leggo, ma stanno facendo le cose giuste per puntare ai playoff di EuroLeague

  • Maurizio Buscaglia: Ettore Messina è il maestro che entra in classe

    Maurizio Buscaglia, protagonista con la nazionale olandese e con la Germani Brescia, parla anche di Ettore Messina su La Gazzetta dello Sport.

    «Il ritorno di Ettore è un passaggio fondamentale per tutto il movimento. È come il maestro che entra in classe. Complimenti a lui per come sta vincendo in Italia e per la grande Eurolega di Milano. Ettore è un’importante fonte di ispirazione».

  • Sandro Gamba: Tarczewski non è mai affidabile al 100%. Speriamo in Evans

    Nella giornata di ieri Sandro Gamba ha firmato su Repubblica-Milano il consueto editoriale «Tiro libero» dal titolo «Se Tarczewski rimane questo, avanti con Evans». Ecco il suo pensiero.

    Sconfitta, dunque, e pazienza. La seconda consecutiva in trasferta, e ancora pazienza. La seconda di fila contro una squadra che difende fisicamente, che sa mettere le mani addosso, scivolando nel finale. E qui abbiamo ancora scorte di pazienza, sapendo dei problemi recenti, soprattutto di infortuni, della squadra di Messina. 

    Che ha sempre punti nelle mani, ma in questi due viaggi si è limitata a segnarne 69 e 70 punti. Manca, in assenza di LeDay, un uomo sicuro cui dare la palla spalle a canestro, sapendo che produrrà qualcosa, un tiro ad alta percentuale, un buon passaggio sul raddoppio o due tiri liberi. 

    Manca esattamente quello che ha garantito Gudaitis allo Zenit ieri sera, e il lituano noi lo conosciamo bene. 

    Manca, in fin dei conti, ancora una volta l’apporto di Tarczewski: che già sparisce dalla partita troppo presto, visto che va a sedersi in panchina con due falli dopo 1 minuto e 13 secondi, e poi non riuscirà mai a rientrarci, nemmeno dando una mano a rimbalzo ai compagni, con il solo Hines a dar battaglia a tutti. 

    Purtroppo, sul buon Kaleb l’Olimpia non può mai fare affidamento al 100%. Ad alto livello è un buco che non puoi permetterti. Speriamo che questo Evans riesca a dare il contributo di atletismo che tutti sperano. 

    La squadra, anche ieri sera, ha difeso bene per buoni tratti di partita, pur non essendo mai aggressiva, ma ha saputo coprire gli spazi con intelligenza finché non è calato il fiato. 

    Non so se avrebbe potuto far ricorso a qualche minuto di Cinciarini o Moraschini a pressare la palla, o di Biligha che è comunque uno dei suoi migliori saltatori. Forse sì, ma sappiamo che le migliori squadre di Messina hanno una rotazione a otto-nove giocatori, che le sue scelte dipendono dalla fiducia che ha nelle varie alternative in quel momento e sicuramente avrà scelto conoscendo la situazione meglio di tutti. 

    Ad ogni modo, serve tornare a consolidare la striscia di cinque vittorie interne al Forum: in casa non si può perdere più, se si vuol rimanere ai piani alti dell’Eurolega. Guai a sottovalutare o a giocare una partita presuntuosa con il Khimki, giovedì.

  • Vlado Micov: Voglio giocare ancora per tanto tempo

    Il professore, Vlado Micov, ospite di Luca Chiabotti nella rubrica “Uomini e Canestri” di Repubblica-Milano. Ecco alcune sue dichiarazioni.

    SULLO STOP PER COVID-19

    «È stato un periodo molto duro, soprattutto le 5 settimane di stop per il Covid: non ero mai stato fuori così tanto tempo in tutta la mia carriera. È stato difficile più mentalmente che fisicamente perché quando non giochi fai fatica a liberare la testa dalle tante cose che ci girano».

    SULLA STAGIONE

    «Quest’anno siamo più forti e migliorati in attacco avendo più armi e modi per segnare e, nello stesso tempo, c’è Hines che in difesa fa tante piccole cose nascoste ma fondamentali che ci permettono di avere i vantaggi dei quintetti piccoli senza subirne le conseguenze. Il basket è uno sport di squadra, conta il sistema. Se sapremo gestire a questo livello l’ultima parte della stagione, cosa che non siamo riusciti a fare in passato, anche in virtù di alcuni scontri diretti positivi, faremo i playoff dopo 7 anni, che era l’obbiettivo del club. Poi si vedrà»

    SULLA SUA CARRIERA

     «So che non potrò tornare giovane. Ma quando sono in campo non mi sento vecchio, sto benissimo, il mio gioco non è cambiato col passare degli anni anche se mi trovo spesso in situazioni non usuali per me, giocando molto da ala forte dove il fisico è più importante. Le lunghe settimane passate fuori squadra mi hanno solo spinto a lavorare, lavorare e lavorare ancora di più per tornare nella migliore condizione. Voglio giocare ancora, per tanto tempo».

  • Kyle Hines: Armani ci ha detto che le aspettative, ora, saranno più alte. E’ quel che vogliamo

    Kyle Hines intervistato in Israele nel giorno di Olimpia Milano vs Maccabi. Ecco le sue dichiarazioni.

    «Le aspettative da parte nostra crescono con ogni vittoria, con ogni trofeo che conquistiamo. Il giorno dopo la vittoria in Coppa Italia abbiamo pranzato con Giorgio Armani. Ci ha detto che le aspettative saranno solo più alte. Più vinci, più le aspettative crescono. È qualcosa a cui dobbiamo abituarci. E qualcosa che vogliamo».

    Quindi la rivelazione. Nell’estate 2013, quando lasciò l’Olympiacos, fu asta tra il Cska e il Maccabi Tel Aviv. Ettore Messina, contro David Blatt.

    «Era sempre più probabile che andassi al CSKA, ma stavo ancora cercando di capire tutte le offerte in gioco. Poi mi arrivò la chiamata di David Blatt. Del Maccabi. Fu una grande emozione. Mi chiese di aspettare 24 ore prima di prendere una decisione per dargli il tempo di capire se ci fossero margini di manovra con il club. Da lì, tuttavia, non si arrivò a nulla. Il CSKA ha deciso che mi voleva davvero e ho deciso di andarci».

    «Il Maccabi Tel Aviv è una squadra di fama mondiale. Conoscevo il Maccabi Tel Aviv prima di conoscere l’Eurolega o il basket fuori dagli Stati Uniti in generale. Ho molti amici che hanno giocato lì. E’ un onore essere stato considerato per questo club. Giocare a Tel Aviv è un’esperienza straordinaria. Questo è uno dei miei palazzetti preferiti in cui giocare, l’atmosfera è fantastica. Oltre a questo, a Tel Aviv conoscono il gioco. Purtroppo, senza tifosi, non sarà ovviamente la stessa cosa».

    Chiare le idee anche su questo Maccabi.

    «Questa è un’ottima squadra. Certo stanno vivendo una stagione di alti e bassi, ma hanno tanti giocatori di talento e sono ben allenati. Siamo nel momento in cui i playoff sono vicini, e dobbiamo ottenere vittorie, soprattutto in casa per migliorare la classifica».

    «Il Maccabi Tel Aviv è una squadra affamata. Non ha giocato nelle ultime due settimane a causa di limitazioni di viaggio, quindi arriveranno affamati e pronti per la partita».

  • Ettore Messina: Torchietto? Di certo questi ragazzi stanno bene insieme

    Roberto De Ponti firma sul Corriere della Sera l’articolo dal titolo: «Stare bene insieme, il gruppo: l’idea vincente di Messina». All’interno, anche alcune dichiarazioni di Ettore Messina.

    SUL RIFERIMENTO DEL GIORNALISTA AL TORCHIETTO

    «Certo, magari non lo scomoderei, però è un fatto che questi ragazzi stiano bene insieme. Altri tempi. E paradossalmente era più facile trovarci a cena lo scorso anno, prima che esplodesse il Covid. Ora pranziamo insieme quando andiamo in trasferta, ma vedo ragazzi che hanno piacere di rimanere in gruppo e chiacchierare anche dopo il caffè, senza nascondersi dietro a uno smartphone o sotto cuffie giganti».

    SULLA SQUADRA

    «Quando dico che questa squadra mi rende fiero e orgoglioso dico la verità. Per usare una frase alla Popovich: questi ragazzi mi permettono di allenarli. Mi danno fiducia, accettano le mie decisioni, capiscono che sono per il bene della squadra. Nessuno conta iminuti in cui resta in campo o i palloni che tocca, tutti lavorano per un obiettivo comune».

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