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Olimpia Milano vs Barcellona | Il Dossier di una gara da vivere

Alessandro Maggi

Olimpia Milano vs Barcellona, è tempo di Dossier per RealOlimpiaMilano: parleremo di storia, report, Svetislav Pesic e potenziali armi milanesi

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Palla a due alle ore 20, domani, per Olimpia Milano vs Barcellona. E’ tempo di Dossier per RealOlimpiaMilano: parleremo di storia, report, Svetislav Pesic e potenziali armi milanesi. Buona lettura.

Olimpia Milano vs Barcellona, la storia

Nella storia moderna di EuroLeague il confronto dice 7-5 per il Barcellona, 3-3 a Palau Blaugrana. Tempio datato 1971 con poco più di 7.500 posti a sedere. L’ultimo successo milanese in trasferta è datato 1 febbraio 2018. 81-83 il finale per gli uomini di Simone Pianigiani con 20 punti di Andrew Goudelock e 16 con 9 rimbalzi di Arturas Gudaitis.

Memorabile anche il 75-77 del 2 febbraio 2006 firmato Sasha Djordjevic. 27 i punti di Massimo Bulleri, 15 per Dante Calabria

Tra le connection, le più importanti sono quelle di Dejan Bodiroga e Gregor Fucka: campioni d’Italia nel 1996 con l’allora Stefanel, sul tetto d’Europa in blaugrana nel 2003.

Lo scout di Sportando

La corazzata è servita, ma per diventare squadra ci vorrà tempo, e qualche discesa a patti di coach Pesic. Polso, sì, ma anche dosi minori di integralismo per guidare il maggior coacervo di talento del panorama europeo. 

Roster e scadenze contrattuali

Nomi? Reparto play con Malcolm Delaney al fianco di Kevin Pangos per attendere Thomas Huertel. In guardia il potenziale mvp della passata stagione Cory Higgins, tanto per dimenticare che in backup si ritrovano il tiratore Kyle Kuric e un certo Pau Ribas. In ala piccola il miglior esterno difensivo d’Europa, Adam Hanga, con il cavallo di ritorno Alex Abrines, tiratore mortifero. 

In “4” il giocatore più atteso della stagione, Nikola Mirotic, e il durissimo Pierre Oriola. E poi centri, o quanto meno lunghi, con Brandon Davies a far dimenticare l’esistenza di backup come i vari Ante Tomic e Victor Claver

C’è potenziale offensivo, talento, alternative, presenze difensive, conoscenza di EuroLeague… e anche la pressione di non avere alternative alla vittoria all’ombra ormai insopportabile del Real Madrid.

Il personaggio: Svetislav Pesic

Per capire Svetislav Pesic bisogna affidarsi ad un attuale collega, un tempo suo giocatore: Sarunas Jasikevicius. E’ la stagione 2002-2003, e nel libro «Vincere non basta» il genio lituano racconta così l’uomo di Pirot, nella Serbia Centrale:

«Con Pesic di libertà non ce n’era, la palestra vuota era un concetto impossibile. Quella squadra era totalizzante. Bodiroga proveniva dal Panathinaikos, dove aveva giocato per Obradovic, e cercava di mediare con Pesic perchè ci desse un attimo di respiro almeno dopo le partite»

Di fatto Zeljko Obradovic sapeva quando far rifiatare i giocatori, non solo fisicamente, ma anche mentalmente. Non Pesic:

«Non voleva sentirne parlare, e litigarono anche di brutto. “Coach, ho giocato 35’ ieri, non ce la faccio più”. “Giochiamo tra due giorni, ora ti alleni e a casa ti riposi”»

E quando arrivò il giorno della finale di EuroLeague:

«Lo stress era assoluto, di dormire non se ne parlava. Quanto a Pesic… non era cambiato. La mattina della finale, ad esempio, ci buttò fuori dalla palestra perchè non ci vedeva seri e abbastanza motivati. L’allenamento fu dunque più corto e andammo a mangiare»

Quella finale sarebbe stata contro la Benetton Treviso di Ettore Messina

E in estate fu rottura:

«Il punto è che Pesic non mi voleva e basta, e lo disse chiaro e tondo durante una riunione. Ok. Questo l’avrei potuto accettare più serenamente. Quando però lui dichiarò ai giornali che io non volevo accettare meno soldi, fregandomene della situazione del club, per non assumersi la responsabilità di quella scelta, non potei accettarlo»

Anche se arriva la carota:

«Dopo un anno di lavoro con Pesic, dal punto di vista fisico ero in gran forma»

Di fatto la rivalità tra i due è rimasta. Vedremo come e quando. 

Ex playmaker come Zeljko Obradovic, Svetislav Pesic da giocatore vinse solo a fine carriera nel Bosna di Bogdan Tanjevic. Successore di Boscia in quella piccola realtà di Sarajevo, da allenatore vincerà tutto, conquistando l’EuroLeague nel 2003 con il Barcellona, e dando il via reale al basket tedesco, conquistando l’EuroBasket del 1993 con la Nazionale e la Coppa Korac del 1995 alla guida dell’Alba Berlino. Quest’ultima proprio contro l’Olimpia Milano, allenata da Franco Marcelletti

Profeta in patria, sarà campione del Mondo nel 2002 a Indianapolis. Nel decennio successivo è pietra angolare della fondazione della sezione basket del Bayern Monaco. Ancora in Germania. Il figlio Marko è GM, il suo comando è assoluto, nel 2014 è titolo nazionale, ma la crescita si rompe d’improvviso dopo l’addio del play Malcom Delaney in direzione Krasnodar.

Il rapporto termina nel 2016. Pare la fine di una carriera, o il via di un deciso declino. Niente di drammatico per un classe 1949. Non per lui. 

Nel 2018 torna al Barcellona. Chiusa l’era Pascual la gestione del rilancio di Rodrigo de la Fuente si è rivelata un disastro, e il successore Nacho Rodriguez non ha saputo invertire la rotta di un club che ha smarrito la via. Dopo Georgios Bartzokas salta anche Sito Alonso, ma nessuno avrebbe pronosticato una simile successione. 

Vince la Copa del Rey, non può nulla in campionato, il club pare intenzionato a non prolungare il contratto e torniamo a Sarunas Jasikevicius. Il popolo blaugrana lo vuole, il condottiero lituano non disdegna la chance, anzi, ma evidentemente Pesic sa di avere parte della dirigenza con lui, e rilascerà una dichiarazione che rimarrà nella storia:

«Se viene qui sarà per farmi da terzo assistente»

Questo è Svetislav Pesic. Un uomo tutto d’un pezzo, senza peli sulla lingua, impossibile da influenzare nelle sue opinioni, e nelle sue militaresche convinzioni. Lo sanno bene a Roma, e ora lo sa bene anche il sindacato dei giocatori di EuroLeague. Componente sostenuta in queste ore da Nemanja Nedovic.

Olimpia Milano vs Barcellona, le chiavi della partita

Il Barcellona è oggi la favorita per il titolo. Real Madrid e Fenerbahce vivono una netta crisi di risultati, il Cska è ancora distante dai fasti delle ultime stagioni, il boom dell’estate Nikola Mirotic viaggia oltre i 19 punti di media con 6 rimbalzi. 

E’ una squadra profondissima, con elementi devastanti nello spot di 3, massima sofferenza per Olimpia Milano in questi anni a livello difensivo. Qualche nome? Il difensore Adam Hanga, il tiratore Alex Abrines e soprattutto l’ex Cska Cory Higgins.

Nonostante un disegno ancora da assemblare, e che peraltro ha comportato due ko in ACB, il Barcellona ha saputo prendere le giuste scelte nei momenti chiave di molti match. In tutto questo, Brandon Davies è un centro in grado di essere letale dalla media (dunque arduo da seguire per Gudaitis e Tarczewski).

Insomma, il Barcellona ha tutto, o quasi. Perchè Milano può alzare la voce in regia. Thomas Huertel è fuori fino al 2020, Kevin Pangos ha avuto un avvio di stagione difficile e ora è out per un problema al dito del piede e anche Malcolm Delaney ha saltato le ultime due gare. In stagione si è visto il talento del classe 2000 Leandro Bolmaro, ma chiaramente molto passerà per un’eventuale nuova assenza dei giocatori sopraddetti. 

Ecco quindi l’importanza di Shelvin Mack. Sergio Rodriguez può fare il vuoto contro una squadra senza regìa al momento attuale, ma un secondo violino risulta fondamentale anche in difesa sui vari Higgins, Kuric e Hanga.

E’ una gara in cui servirà durezza, aggressività e un pizzico di spregiudicatezza per punire gli eventuali errori avversari. Ma l’Olimpia potrebbe prendere in mano la regìa, dunque il ritmo del match. 

Da valutare quelle che saranno le rotazioni di Ettore Messina. Dato al rientro Jeff Brooks, oltre a Shelvin Mack, difficile credere in una terza gara nel giro di sei giorni per Nemanja Nedovic, per quanto il suo talento sia stato fondamentale a Berlino. Arturas Gudaitis, invece, potrebbe essere chiamato al «back to back» prima di un turno di riposo in campionato. 

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