Il ritorno da Istanbul: il record, la panchina, la dipendenza dall’arco e la difesa

L’Olimpia Milano di giovedì sera lascia dietro di se molteplici, e al tempo stesso contraddittori, pensieri. In una breve analisi dopo le pagelle di ieri, cerchiamo di analizzare alcuni aspetti sostanziali.

– Il record. 5-2 è qualcosa di unico, soprattutto per un club reduce da due ultimi posti, e da un penultimo. La crescita di valori è innegabile, così come la qualità del lavoro di Simone Pianigiani, perchè l’Olimpia di oggi più che figlia dell’investimento (certamente, sostanzioso più di altri in Europa), è una creatura in divenire con due centri diventati certezze, e tre stelle (James, Nedovic e Micov) valutate diversamente in altri lidi;

– La panchina. Tuttavia il percorso è solo agli inizi, e il rendimento a medio-lungo temine non può oggi essere pronosticato. Ci sono vari mezzi per contribuire alla crescita di un’idea positiva, e tra queste l’ampliamento delle rotazioni. Simone Pianigiani, come noto, ama cavalcare a lungo pochi cavalli, ma 30 gare stagionali (parlando solo d’Europa), con un doppio turno in arrivo, non possono negare la necessità di ampliare gli orizzonti. Delle rotazioni in LBA, ben diverse rispetto ad un anno fa, abbiamo già parlato. A Istanbul, si sono visti nove giocatori sopra i 10’ di utilizzo, e un Christian Burns da 7’ (oltre ai 4’ di Cinciarini). Un bel salto di qualità rispetto all’ultima uscita al Forum contro il Cska (7 giocatori sopra i 10’), che se non modifica più di tanto i 36’ di Mike James e i 29’ di Vlado Micov, permette di gestire meglio le forze di Dairis Bertans (sceso a 19’, ecco il 4/4 da 3),  e registra una crescita d’impatto di alcuni elementi a prescindere dalle naturali differenze di valenza degli avversari. Fondamentale il segnale di Curtis Jerrells, 7 punti nell’ultimo quarto. Notizia pessima lo stop di un mese di Amedeo Della Valle, che garantiva 18’ di media in LBA;

– Il gioco. La novità di casa Olimpia Milano è la capacità di dare sempre la sensazione di poter cambiare e vincere una partita. Una primizia in Europa, vista soprattutto nelle trasferte di Podgorica e Istanbul, ma apprezzata anche nella crescita vertiginosa della ripresa al Pireo. Questo è segnale di forza, compattezza e certezze condivise, da ascrivere al talento dei giocatori, alla continuità del progetto avviato un anno fa, e al lavoro di coach e staff tecnico. Tuttavia, come naturale a novembre, ci sono ancora alcuni punti di domanda. Tra questi, la dipendenza dal tiro da 3. A Istanbul, l’Olimpia ha tirato 35 volte da 2, e 33 volte dall’arco. Senza quest’ultimo fattore, la vittoria sarebbe stata impossibile, e lo si comprende dall’andamento stesso del match: 18/32 complessivo, 3/7 nel terzo quarto dove il Darussafaka rientra e mette la freccia del sorpasso;

– La difesa. Ma la crescita del gioco di questa Olimpia Milano doveva passare per la transizione, dunque per la difesa. L’assenza di Nemanja Nedovic, abbinata alla sovraesposizione di Mike James, ha inevitabilmente abbassato la pressione in fase di non possesso, ma il calo di Milano in questo fondamentale è evidente: dopo i 71 punti concessi al Buducnost, e i 75 all’Olympiacos, sono arrivati anche i 90 del Cska e i 92 del Darussafaka. Senza difesa, utile ribadirlo, non si va lontani in Europa: l’attacco può essere soluzione nei primi round, quando i sistemi delle varie squadre sono ancora in fase di rodaggio. Ma quando ogni tassello va al suo posto, il gioco si complica. Capitò due anni fa alla Milano di Repesa, ma se il tempo è alleato degli avversari, deve esserlo anche di questa Olimpia.

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4 pensieri su “Il ritorno da Istanbul: il record, la panchina, la dipendenza dall’arco e la difesa

  1. Sono d’accordo. Ammetto, mio malgrado, che coach e staff stanno lavorando bene. Le rotazioni in europa sono un po’ risicate ma e’ tipico del gioco di Pianigiani. A mio giudizio il Cincia meriterebbe qualche minuto in piu’. Altro segnale importante e’ che in lba le rotazioni ci sono e, in effetti, l’infortunio di ADV sara’ un problema.
    Quanto alla difesa confermo che e’ fondamentale, specie nel prosieguo del cammino.
    Il tiro da tre? Con questi interpreti e’ difficile non abusarne. Nedovic-James-Micov-Bertans e anche Jerrels (e Della Valle): chi puo’ dirgli di non tirare? Nel bene e nel male. Senza dimenticare che una importante attenzione degli avversari sul perimetro puo’ liberare qualche spazio nel pitturato.
    Insomma: stiamo andando bene ma c’e’ tanto da lavorare e, soprattutto, si puo’ migliorare ancora. Il tempo e’ anche amico nostro, a condizione di saperlo sfruttare.

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  2. Darussafaka ha difeso a lungo a zona, e quando non l’ha fatto spesso intasava l’area, tant’è vero che perfino un mago come Mike James tutto sommato ha provato poche volte ad andare al ferro (solo 8 liberi per lui, che per lui sono pochi – e 3 tiri liberi erano su fallo da 3, quindi in realtà 3 falli).

    Le due cose combinate, difendere a zona e chiudere l’area, ovviamente aprono per il tiro da 3 – e va notato quanto fossero comodi quelli che abbiamo preso, tant’è vero che abbiamo chiuso quasi col 57%…
    È vero che Milano tende a tirare da 3, ma ha anche grandi specialisti: in questo caso davvero non mi spiego la strategia del Darussafaka, che direi suicida – offrire il tiro da 3 a Milano???

    Piuttosto io noto la dipendenza della squadra da MJ, e ci starebbe anche, ma mi comincia a sembrare che i nostri alti e bassi – +16 e poi pari nella stessa partita in relativamente pochi minuti – dipendono dal suo livello di energia.
    Quando sclera andiamo sotto, poi si riprende e facciamo parziali incredibili.
    Va bene, perché il conteggio alla fine è sempre positivo, certo, almeno finora, ma francamente secondo me James ha una comprensione del gioco superiore a chiunque altro, quindi mi fido più di lui che di qualsiasi altra persona, incluso me stesso.
    E poi noto che a parte il suo carattere accentratore, anche i compagni, verso il finale, quando le energie cominciano a mancare, gli danno subito la palla invece di provare prima a far qualcosa loro.
    Se proprio dovessi correggere qualcosa, interverrei su questo punto.

    Continuo a vedere negli articoli e nei commenti l’insistenza sulle rotazioni.
    Beh, Pianigiani a Istanbul le ha fatte, e abbiamo preso 30 punti nel secondo quarto…
    Una squadra è una squadra, e questa squadra in particolare è fatta così, la solfa delle rotazioni mi pare non le si addica.
    E poi guardiamo gli altri: Shved quanto gioca? E Huertel? eccetera eccetera (la classifica si può vedere qui http://www.euroleague.net/main/statistics?mode=Leaders&entity=Players&seasonmode=Single&seasoncode=E2018&cat=TimePlayed&agg=Accumulated – James e Micov sono i primi due, ma i primi 5 non sono lontani da loro). Forse solo il CSKA cambia di più, però lì quando esce De Colo entra El Chacho, mica Fontecchio.
    Quindi non so, non insisterei troppo.
    Ricordiamo anche che nelle nostre rotazioni è mancato Nedovic per tre partite e Jerrels, di cui Pianigiani si fida, è entrato in condizione tardi.
    Quindi qualcuno ha fatto gli straordinari.

    L’EL è fatta così. Gli altri magari non fanno le punte di minuti individuali che facciamo noi con quei due campioni che abbiamo, ma nel complesso ruotano pochi giocatori anche loro, e di certo adesso che torna Nedovic, tutto si riequilibra.

    Burns in campo ha mostrato di saperci stare anche in EL, secondo me, non serve che cambi i due lunghi, ma forse potrebbe cambiare, non so, non so, forse Kuzminskas?
    Perché per quanta stima per la sua carriera, non mi pare che Mindaugas abbia trovato il filo, neanche quest’anno, tranne qualche partitella, ma mai quando conta veramente…

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  3. In tutta sincerita’ mi era sembrato un po’ affrettato il rientro di Nedovic. Evidentemente lo staff medico non ha valutato benissimo la situazione. Speriamo non sia il segnale di una stagione per lui sfortunata.
    Peccato: con due fuori contemporaneamente non sara’ facile affrontare Venezia (ma in lba si puo’ tranquillamente perdere qualche partita senza avere troppo danno) e soprattutto le prossime di eurolega. Incrociamo le dita….

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