Altro giro, altro regalo: Olimpia facile anche a Torino

5 su 5 e rivali che, di turno in turno, sembrano ridursi alla sola Venezia.

Milano gioca una partita normalissima a Torino imponendo la legge di chi è più forte senza dover ricorrere a sforzi particolari. Equilibrio, almeno apparente, fino alla fine del terzo quarto, poi la svolta con un parziale clamoroso che chiude la gara con grande leggerezza.

Passare dalle emozioni di Eurolega a quelle di LBA (quali…?) è difficile per chi prova a commentare, figuriamoci per i protagonisti stessi, cui va dato il merito, in questo casi, di prove assai serie e di buona applicazione.

Altro discorso quello della qualità, non certo eccelsa quella di ieri sera. Le parole di Sandro De Pol, uno che ha giocato “vero” come pochi, sono le più condivisibili: nulla di esaltante nella sfida del PalaVela.

  • 36-14 è il parziale dell’ultimo periodo. Il trentello sta diventando abitudine abbastanza costante nella Milano d’Italia. Senza che che l’avversario faccia cose particolarmente terribili, in un amen, la gara si chiude. In genere accade alle squadre più forti, quando si ripete è perché il divario è addirittura esagerato. In ogni zona del campo l’Olimpia ha troppe soluzioni perché una Fiat spesso troppo “soft” possa cercare di competere. Il 62,1% da due ed il 43,8% da tre sono i dati che rendono meglio l’idea del risultato finale, insieme ai 26 assist contro 13.
  • Arturas Gudaitis sta crescendo in maniera esponenziale. E’ già diventato fattore in Europa, non ha la minima parvenza di un rivale in Italia. 16 punti ed 8 rimbalzi in 25 minuti, con un solo errore, ma dalla lunetta, sono numeri sufficientemente chiarificatori. L’età, laddove 25 anni per un lungo sono ancora pochi, ora richiede uno sforzo per costruire almeno un paio di movimenti accettabili spalle a canestro. Qualcosa si intravede, mentre siamo ancora all’anno zero dal punto di vista di una conclusione frontale, assolutamente necessaria se il ragazzo vuole provare il salto oltre oceano.
  • Venezia e Milano, Milano e Venezia. Ad oggi, con Avellino che pare ancora troppo incostante, nonostante un roster che nei primi sette uomini può competere con chiunque, la rivalità italiana è solo questa. 97,6 segnati ed 81,4 subiti per Pianigiani, 90,2 e 69 per De Raffaele: non serve commentare, ma solo attendere il 18 novembre al Taliercio per capire se vi sono,  e quante sono, le differenze a favore di Milano. Si gioca realmente per il secondo posto? La nostra opinione è quella, ma forse è più logico dire che si giochi per il terzo, con le prime due a battagliare.
  • In una gara gestita con tranquillità dall’Olimpia, in cui i 26 assist contro sole 10 perse direbbero di notevole qualità, ci sentiamo di andare un filo controcorrente. Non è eccelsa la pallacanestro milanese, come non lo è stata, di recente, contro Khimki ed Efes. Sono arrivate due W importantissime, ma è bene ricordare il come, perché la prestazione vale sempre più del risultato. Rimane rebus irrisolvibile la situazione del “4”, un ruolo che diventerà tra poco una sorta di maledizione se si continua così. Bruciati in quello spot più e più giocatori di buono ed ottimo livello. Pare non sottrarsi a questa situazione Jeff Brooks, che continua ad essere assai marginale a livello di coinvolgimento, mentre svolge sempre un ruolo importante a livello difensivo e dei cosiddetti “intangibles”. Ma non può essere solo quello, così come l’equivoco del ruolo di Kuzminskas resta palese. Fischiamo le orecchie dei Melli e dei Pascolo, ma forse basterebbe ragionare su un concetto chiarissimo: tra Luca Banchi e Simone Pianigiani, i cui sistemi di matrice comune sono assai simili, proprio quel ruolo è il meno coinvolto a livello di gioco, se non come terminale sugli scarichi ed a livello difensivo. Ed allora non è una provocazione pensare che chi ha reso di più, tenendo ben presente il rapporto talento/aspettative, è stato Kangur. L’eventuale grandezza o meno dell’Olimpia, quando le cose conteranno davvero, passerà attraverso questa situazione. Da risolvere.
  • Le 13 squadre che ambiscono ad un apposto Playoff in Eurolega (escludiamo solo Buducnost, Gran Canaria e Darussafaka che paiono non proprio lì per caso, ma quasi, e sono, in totale, 6-10 anche in patria) hanno un record totale di 63-5 sinora nei propri campionati e sono tutte in cima alle rispettive classifiche (persino in Spagna, dove ovviamente potrebbe primeggiare una sola, Real, Barça e Baskonia sono a 6-1). Le cinque sconfitte totali sono maturate per vere e proprie distrazioni per Zalgiris (vs Klaipeda), Efes (vs Sakarya), Real (vs Andorra), Barça (vs Fuenlabrada) e Baskonia (vs Burgos). Percorso netto per le altre. E’ evidente come il divario si stia ampliando, alla terza stagione del nuovo formato. Se è vero che 30 gare “ammazzano”, come sottolineano spesso gli allenatori (Pianigiani per primo), è altrettanto palese come, dopo due anni di rodaggio in tal senso, gli staff abbiano elementi maggiori per poter gestire al meglio la situazione. Nonché, fondamentale soprattutto per chi ha licenze decennali, le entrate finanziarie e la possibilità di programmare sul lungo periodo, diano quella tranquillità e quelle possibilità che le altre non hanno.  Tale situazione non farà che sminuire sempre di più il valore dei tornei nazionali, riducendoli, per questi club, ad impegno reale solo nelle ultime due-tre settimane di stagione.
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5 pensieri su “Altro giro, altro regalo: Olimpia facile anche a Torino

  1. Corretta valutazione sul fatto che la qualità del gioco milanese si sia abbassata nelle ultime tre partite dopo le prove notevoli di inizio stagione. Difficile pensare che ciò non dipenda in larghissima parte dall’assenza di Nedovic, che in campo oltre a creare numerose soluzioni per sé e per i compagni può anche consentire di togliere un po’ di pressione a James, permettendogli una gestione più lucida dei possessi. Fondamentale recuperarlo per il CSKA se si vuole avere almeno un 35% di chance di vittoria. Concordo anche sui due 4, bisogna trovare il modo di sfruttarli di più e meglio, per reputazione (ed immagino stipendio) dovrebbero essere due giocatori che fanno la differenza e non semplici comprimari. Se Brooks in termini di intangibles fa sempre il suo, e in carriera raramente è stato un terminale offensivo notevole per la propria squadra, Kuzminskas andrebbe sfruttato meglio, servendolo di più in post creandogli situazioni di mismatch dove è bravo a prendere fallo o avvicinarsi al ferro per sfruttare il suo gancio. Oltre tutto dalla lunga distanza sono entrambi tiratori discreti ma non irresistibili, a maggior ragione sfruttarli solo per quello sugli scarichi è un po’ uno spreco.

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  2. C’è una specie d’idea fissa, ripetuta anche qui sopra, che bisognerebbe dare più palloni a Brooks in attacco.
    Non capisco perché intestardirsi su quest’idea.

    Brooks è in quintetto e sembra molto felice, finora, gioca bei minuti, è apprezzato, non mi sembra che subisca alcuna pressione.
    Non mi pare abbia manifestato in alcun modo il desiderio di segnare più punti, di tentare più conclusioni.
    Quindi perché ostinarsi in quell’idea?

    Oltretutto bisognerebbe guardare l’immagine più ampia.
    Brooks gioca nel quintetto con James, Nedovic, Micov e il centrone di turno, serve davvero un altro realizzatore in quel quintetto?
    A me non sembra.
    Serve uno che faccia bene le cose che fa Brooks, e che quando ogni tanto gli arriva il tiro aperto, la metta dentro come fa lui.
    Mi pare che finora vada benissimo così.

    Altra cosa è Kuzminskas, che infatti gioca in un quintetto diverso, dove le sue doti di realizzatore sono necessarie e utili, e infatti Kuz finora non ci ha fatto mancare i suoi punti, le sue corse, il suo gioco, il suo peso sulla partita.
    Tutto però parte dalle necessità della squadra e dai quintetti utilizzati.
    E funziona bene. Perché allora ripetere ogni volta che Brooks dovrebbe essere coinvolto di più in attacco?
    E poi: togliendo palloni a chi? A Nedovic? A Micov? E perché?

    Che poi i 4 a Milano siano spesso morti è vero, ma è un’altra storia quella.
    E a guardare bene, neanche tanto scontata come sembriamo pensare.
    Chi erano i 4 falliti da noi? Kleiza? Per favore.
    C.J. Wallace? Mah…
    Lo stesso Pascolo, col bene che gli vogliamo noi tifosi dell’Olimpia per le vampate che ci ha regalato, sembra in lento declino anche a Trento, dove sicuramente lo aspettano, lo rispettano, lo adorano, gli danno fiducia, gli danno quasi venti minuti a partita. Però…
    I risultati non sono degni di nota.

    L’unico vero rimpianto, l’occasione perduta è Melli.
    Ma Melli di quei tempi era molto immaturo, non era nemmeno lontanamente il giocatore che è diventato.
    E anche la proprietà Armani era immatura a quei tempi, l’ha lasciato andare perché non l’ha visto, accecati com’erano dal virus Nando Gentile interno alla società – che ha fatto mandare via Banchi, il più brillante allenatore che abbiamo avuto fino a Pianigiani.

    Insomma, io non vedo che Brooks sia sacrificato, e sto ripensando seriamente a questo luogo comune, diventato ormai luogo comune, che da noi i 4 muoiano.
    Non so se sia tanto vero.

    (palmasco)

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  3. Concordo su Arturas: e’, tra quellj che ho visto giocare di recente, quello piu’ migliorato! Godiamocelo: l’anno prossimo schiaccera’ in nba.
    Il quattro…. vero che Nrooks non sembra patire troppo la situazione. Vero che in “quel” quintetto non ha senso dargli troppi palloni per toglierli ai nostri finalizzatori migliori. Tuttavia credo anche io che nei momenti chiave della stagione potremmo trovarci un giocatore un po’ demotivato. E se smettesse di applicarsi cosi’ tanto sarebbero dolori.
    Milano – Venezia. Sinceramente i lagunari sono una buonissima e solida squadra. La Milano di quest’inizio di stagione pero’ e’ altra cosa. Magari a meta’ novembre si puo’ anche perdere lo scontro diretto ma restiamo, secondo me, inavvicinabili. Poi si play off tutto puo’ succedere e molto dipendera’ anche dalli stato psicofisico.
    Pianigiani ha un lavoro difficile.in lba DEVE dare piu’ spazio agli italiani (Burns, DellaValle, Cincia e Fontecchio) ma non e’ facile lasciare troppo fuori i campioni, anche quando, come James ieri, giocano con supponenza e scarsa applicazione difensiva. Del resto non si puo’ nemmeno pretendere che si “accendano” a comando solo in eurolega.
    Insomma: difficile trovare l’equilibrio giusto.
    Quanto al gioco: non siamo scintillanti ma non dimentichiamo che molti giocatori sono nuovi e che ci vuole tempo per integrarsi. Qualcuno poi, come Jerrels, ha saltato tutta la preparazione pre-stagione. Ma arrivera’.

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  4. Vorrei Brooks e Kuz più coinvolti in attacco semplicemente per avere più opzioni offensive, in modo che le difese non prendano troppo le misure a James e Micov per ritrovarsi con gente poco abituate a tirare. Poi qualche tiro in meno lo potrebbe fare James (20 tiri con l’Efes) ….non però l’uLtimo

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