La fortunata gestione del caso Goudelock. Antologia di un confronto che ha portato in finale scudetto

Olimpia Milano alle finali scudetto. Prima di parlare del percorso di redenzione, reso possibile dal confronto con l’Aquila Trento nell’ultimo atto, ritorniamo alla serie con Brescia. L’analisi, per molti versi, è semplice. In gara-1 l’Olimpia Milano si è arenata su un ostacolo annunciato anche da Google Maps: la zona 3-2 di Brescia. In gara-2 l’avversario ha rifiatato, e il dominio è stato consequenziale. In gara-3 Andrea Diana ha prodotto il «piano partita» estremo per mettere l’Olimpia spalle al muro in caso di sconfitta: la soluzione sono stati i 14 punti di Andrew Goudelock nel quarto quarto. Parlare d’altro sarebbe retorica cestistica da due soldi. Gara-4 è stato una sapiente gestione di un avversario che non aveva la forza per un «piano B».

Dunque, Andrew Goudelock. Dunque, giusto ribadire la fortunata gestione di un caso che poteva avere effetti devastanti.

L’Olimpia Milano di inizio stagione pareva essere una squadra con due stelle, il «Mini Mamba» e Jordan Theodore, e nessuna alternativa, in attesa del recupero di Patric Young. Eccellenze e gerarchie riconosciute, ma assenza di opzioni alternative.

Patric Young non ha mai visto il campo, Jordan Theodore è stato estromesso dalle rotazioni dopo l’infortunio delle Final Eight di Firenze, e Andrew Goudelock… in aprile ha augurato «buona fortuna» a Nemanja Nedovic su Twitter (a commento di un articolo di Sportando) prima di attaccare la società il 6 maggio dopo i rumors sulle chiusure delle trattative con il serbo di Malaga e Amedeo Della Valle.

Il mercato esiste ovunque e si fa per tempo, solo a Milano pare elemento di disturbo per i giocatori e fattore di colpa per la società (che sarebbe addirittura inetta nel non saper nascondere le sue mosse…). Tuttavia il caso esiste, e per alcune ore il destino di Andrew Goudelock pare in bilico, visto che qualche incomprensione (anche a causa dell’intervento dell’agenzia del Mini Mamba, la YouFirst) era già sorta il 7 gennaio dopo una conferenza stampa di Simone Pianigiani.

Ma qui, il club, non agisce di impulso come accaduto in passato. Il giocatore viene multato ma al tempo stesso gestito, ascoltato, sostenuto e rivendicato. Il risultato sono la serie con Cantù, i 14 punti in gara-3 con Brescia, e un approccio nuovo. Oggi Andrew Goudelock è giocatore che difende, che ringhia su ogni pallone a prescindere dai suoi limiti. E quando un «campione» combatte in difesa, il segnale per i compagni è fragoroso, l’invito ad uno sforzo d’insieme raccolto. Probabilmente con Theodore l’accoppiata era impossibile, ma è l’approccio ad essere cambiato.

Il «Mini Mamba» non è, e non sarà mai, un «go to guy». Ma oggi, Andrew Goudelock, è una parte di un «qualcosa». E il merito è suo, di Olimpia Milano, e di Simone Pianigiani. E, per questo, i biancorossi sono in finale.

Alessandro Luigi Maggi

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palmasco
palmasco
2 anni fa

L’organizzazione di una buona squadra è fragile e complessa, più arte che scienza, certo non solo soldi, chiedere a Mosca… Pianigiani va ascoltato e creduto, secondo me, quando dice che nel corso della stagione ha dovuto cambiare troppi assetti, e questo ha nuociuto in alcuni momenti della stagione. Ci sono stati errori nella scelta dei giocatori, Jefferson, Theodore (un errore per questa specifica squadra, un ottimo giocatore, peraltro), e scommesse sfortunate come quella per Young. Qualche risultato sfiorato e poi perduto in Eurolega, qualche delusione che non ha aiutato. È il primo anno di un progetto, ci sta che ci… Leggi il resto »

GZ
GZ
2 anni fa

Ma la domanda è: “l’anno prossimo Goudelock sarà ancora con l’Olimpia?”

alek80
alek80
2 anni fa
Reply to  GZ

Ad oggi, yes

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