In LBA la musica è diversa: Milano impone la legge del più forte ad Avellino

Vittoria importante per la classifica e per i modi in cui è arrivata quella dell’Olimpia in Irpinia. La squadra di Pianigiani resta a contato per 29′, poi mette la freccia e non si volta più. Segnale di un certo peso per la classifica, in una domenica in cui solo Brescia tiene il passo tra le prime, nonché messaggio interessante in ottica Playoff: al netto della stagione di cui si può e si potrà discutere in eterno, Milano resta la più forte del lotto e toccherà alle altre provare a ridurre un gap numerico e di talento che è notevole.

Le pessime percentuali meneghine dei primi due quarti permettono ad un Sidigas in netta crisi di mantenere qualche punticino di vantaggio che è tuttavia gloria assai effimera: pare evidente da subito che una minima accelerazione biancorossa potrebbe creare un divario incolmabile per Sacripanti. esattamente come accade appena la retina inizia a frusciare con discreta continuità.

  • 10 uomini di questo valore, quasi totalmente intercambiabili senza alcun livellamento verso il basso del tasso di talento, in LBA non li ha nessuno. E’ sufficiente ruotarli con una certa saggezza e le vallate altrui si oscurano.  L’undicesimo è Marco Cusin, giocatore che in tutte le contender avrebbe a disposizione almeno 15-20′. La differenza, ad inizio stagione come oggi, sta tutta lì. Una volta eliminate le scorie dell’ennesima stagione europea non all’altezza, Pianigiani potrà concentrarsi sul campionato, dove, anche in ottica Playoff, la cifra tecnica necessaria al successo è molto più bassa di quanto richiesto per solamente competere in Eurolega.
  • Le percentuali, come già accennato. Dopo un primo quarto da 3/15 da due e 2/4 da tre, anche la seconda frazione non brilla: 6/13 ed 1/5. Cambia la musica dopo l’intervallo, quando si passa ad un 6/10 e 2/4 prima di chiudere l’ultimo periodo con un significativo 7/9 ed ancora 2/4 dall’arco. Quello che è realmente cambiato, da metà gara in poi, è la qualità dei tiri, soprattutto nell’ottica dell’alternanza delle minacce presentate alla difesa avversaria. Essere pericolosi al ferro come sull’arco, nonché in quella zona tanto dimenticata a 3-4 metri dal canestro, rende assai complicato il lavoro delle difese avversarie. La crescita di Curtis Jerrells in questo senso è fondamentale.
  • Dada Pascolo, MVP o meno che lo si voglia considerare, in Italia fa la differenza eccome, e lo fa ormai da anni. Tralasciando la tripla che spacca la gara, quasi due se non avesse toccato la linea nella seconda occasione, è evidente come si tratti di giocatore con caratteristiche che, ad un livello dove la perimetralità del 4 non è necessità assoluta come in Europa, diventano letali per la maggior parte dei pari ruolo. Da non trascurare la capacità che ha, dopo il rimbalzo, di partire in palleggio educatamente e garantire un possesso che inizi sulla base di quel ritmo che troppo spesso manca a Milano.
  • Avellino è in crisi nera e questa gara lo conferma. La quinta sconfitta in otto gare, intervallata dall’eliminazione in Coppa Italia che ha seguito una Champions League da dimenticare, è chiaramente un segnale da non sottovalutare. Dal 21 gennaio ad oggi, gli irpini hanno battuto solo Brindisi, Pistoia e Torino, quest’ultimo unico successo esterno. Fitipaldo si conferma la brutta copia di quello ammirato la scorsa stagione a Capo ed a tratti anche al Galatasaray, Filloy pare spesso molto sotto il suo livello, Wells è un pesce fuori dall’acqua del gioco mentre Jason Rich, fino ad un mese fa in lizza per l’MVP del torneo, gioca da solo, senza alcun contatto col presunto sistema dei suoi. Discorso  parte per Fesenko, acciaccato come spessissimo accade: ha 10-15 minuti di pallacanestro dominante, poi il suo livello crolla. In mancanza di un cambio di valore, come possono essere N’Diaye o Lawal, se starà bene, con Milano non te la giochi. Il nervosismo palesato da Sacripanti durante un paio di timeout è l’immagine perfetta di un ambiente che sta palesemente soffrendo. O se ne esce a breve, oppure quel ruolo da protagonista nei Playoff potrebbe essere molto a rischio.
  • La LBA, in una giornata come ieri, fa ricredere tutti quelli che parlavano di una crescita di livello rispetto alle scorse stagioni. Milano era ed è stra-favorita, ma se le presunte contendenti lasciano partite come quella di Venezia a Pistoia, è chiaro che diventa dura parlare di un torneo aperto. La stessa Torino, dopo la Coppa Italia, è stata risucchiata nel gruppo che lotta per i Playoff, mentre Sassari, partita con ben altre ambizioni, dopo aver mancato Firenze, si conferma in grave difficoltà. Ma ciò che fa riflettere di più è un dato statistico notevole: dopo 23 giornate, le prime quattro della classifica hanno perso già la bellezza di 26 gare (Brescia ne deve giocare ancora una). In Liga ACB, con un turno in più giocato, Real, Baskonia, Barcellona e Valencia ne hanno perse in tutto 25. Quel tanto sventolato livellamento è quindi verso il basso o verso l’alto? Sono le sfidanti che si avvicinano alle migliori o sono le migliori che scendono di livello? Il finale di stagione ci chiarirà questo e tanti altri dubbi.
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4 pensieri su “In LBA la musica è diversa: Milano impone la legge del più forte ad Avellino

  1. Milano resta sempre la favorita d’obbligo, visto il rooster e le difficolta’ degli avversari. Peccato pero’ che questa “superiorita’” sara’ il problema principale perche’ quando hai tutto da perdere ti trema la mano, ti si annebbia la vista. Milano e’ ancora incompiuta nel gioco e se verra’ a mancare anche la solidita’ mentale allora il rischio di clamorosi e rumorosi scivoloni sara’ elevatissimo. Vedremo sexquesto mese e mezzo di relativa tranquillita’ (eurolega finita) compattera’ l’ambiente o il rientro tra gli effettivi di Theodors diventera’ la “grana” tecnica che blocchera’ Milano. Ciao

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    1. Credo che JT possa essere più risorsa. Ma parto da un dato di base: in Italia con i playoff parte un’altra stagione. Negli ultimi anni è sempre stato così, anche quando Milano ha vinto

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  2. Quello che m’è piaciuto di Milano contro Avellino è stata la durezza di non scomporsi troppo quando Fesenko imperversava, sia segnando sia costringendo al fallo i nostri lunghi. Loro andavano a canestro facile, e a noi entrava molto poco, ma non abbiamo mollato – una bella conferma della qualità trovata dopo Firenze.

    La crisi di Goudelock fa abbastanza impressione, due partite e mezzo a zero punti, 0/20 al tiro. Anche ieri nel primo tempo non gli entrava niente, neanche il suo floater classicissimo, che esegue meccanicamente alzando il pallone oltre i lunghi avversari, un tiro che, sono sicuro, può fare bendato.
    La sola spiegazione che posso trovare per la rottura di una meccanica così perfetta e così oleata, è lo stress.
    Non lo stress della settimana che va da Trento ad Avellino, con le due partite d’EL immezzo, e il viaggione a Kaunas, stress e stanchezza alle quali la squadra ieri ha reagito bene, ma lo stress dell’ambiente: evidentemente c’è qualche pressione di troppo nello spogliatoio, o attorno alla squadra, non so.
    Certo è che l’attuale difficoltà di Goudelock, che pure gioca e trova il modo di essere utile, segno che mentalmente è disposto verso la squadra (basta vedere ieri le buone occhiate che scambiava con Jerrels), l’attuale difficoltà di Goudelock si spiega solo con lo stress.

    La squadra s’è compattata ed è stata capace di fare la partita di ieri. Certo Avellino non è al meglio, ma una prova della forza di Milano è di far sembrare che le squadre che battiamo non fossero mai al meglio. Pascolo finalmente è tornato. Micov è il faro nella tempesta. Bertans a me piace molto. Kuzminskas è troppo un campione per non tornare anche lui, basta aspettarlo, come abbiamo aspettato Jerrels che è tornato anche lui. Il Cincia non lo vedevo giocare così da anni. Tarc e Guda sono il fiore all’occhiello.
    Il reinserimento di Theodore a questo punto diventa pericolosissimo. Bisogna ammettere che di certo non aggiunge niente di particolare alla squadra, mentre purtroppo può togliere parecchio in fluidità e circolazione della palla, e questo tanto più quanto più lui crede, come crede, che la sua prestazione venga giudicata dai punti che fa, da come gioca l’ultimo possesso, da quante volte riesce ad andare al ferro in modo spettacolare.
    Tutte cose che sa fare, ma che forse non sono strettamente necessarie a questa squadra. Difendesse piuttosto…
    Il suo inserimento sarà quindi la chiave, perché purtroppo ha la potenzialità di rompere più di quanto ne abbia di portare valore, secondo me.

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