Il giorno dopo Milano-Trento: la certezza Gudaitis, la palla che si muove e qualcosa su cui interrogarsi. Con un occhio alle avversarie.

Che Milano batta Trento non può e non deve essere una notizia. Che lo faccia la Milano di quest’anno, in fondo un po’ notizia lo può essere. Se poi pensiamo a quanto siano costate le sfide con la squadra di Buscaglia negli ultimi due anni, allora il successo assume importanza ancor maggiore.

Ovvio che non si tratti in alcun modo di impresa, basta dare un’occhiata a talento profondità dei due roster per ricavarne le chiare differenze a favore dei biancorossi, tuttavia è partita sempre complicata poiché l’Aquila è la squadra meglio allenata in Italia, e questo parere, assolutamente personale, ci vorrà della gran bella pallacanestro da parte di altri per scalfirlo.

  • Controbattere la ferocia con cui Sutton e compagni vanno a rimbalzo è sicuramente difficile ed avere un dato finale di quasi sostanziale parità dimostra che ci si è applicati bene. Milano ha molta più stazza, ma a dimostrazione del fatto che andare a rimbalzo è prima di tutto questione di mentalità, cosa nella cui trasmissione coach Buscaglia non è secondo a nessuno,   i vari Hogue, Sutton, Beto e Shields riescono ad imporsi su qualunque tipo di corpi debbano affrontare. Brava l’Olimpia.
  • La palla, per almeno metà gara, si muove meglio rispetto al periodo chiusosi con la prestazione allucinante di Firenze. Facile tornare sulla relazione tra quella maggiore condivisione e l’assenza di Theodore. Non può essere solo così, ma è chiaro che gli inizi si moltiplicano e ragionarci non è un delitto. Ed è altrettanto chiaro che una serata come quella di Micov aiuti a dare lustro a questa circolazione, che piacerebbe di più se fosse dello stesso livello durante 40 minuti in cui il tiro dall’arco non entra.
  • Arturas Gudaitis, come già in stagione, riesce a dominare le partite anche quando le sue statistiche non brillano di luce propria. Se in attacco si guadagna da sempre occasioni di realizzazione con mezzi propri, visto quanto e come è trascurato dal sistema dei suoi, in difesa sta assumendo le caratteristiche del totem intorno al quale è meglio non farsi vedere. Protegge il ferro come nessuno in Italia e pochi in Europa: non è una bestemmia vederlo oggi come risorsa addirittura maggiore dietro piuttosto che davanti. E non è bestemmia pensare che quella “NBA escape” non sia per  nulla qualcosa di impensabile.
  • Trento, tornando ai pareri personalissimi, farà i Playoff e li farà per tre motivi. Nessuna squadra rifiuta di farsi battere in 1 vs 1 dagli avversari come questa. Via Craft dentro Gutierrez,  era chiaro che si perdesse tanto, ma chi allena sa andare oltre: detto, fatto, la difesa oggi è quasi come quella degli scorsi Playoff. La seconda ragione è pura resilienza. Parola che piace tanto, assai di moda: se vogliamo capirne il completo significato basta guardare questa squadra. La terza ragione si chiama, come già accennato, Maurizio Buscaglia. Allenare è questo, allenare è utilizzare il materiale a disposizione al massimo, allenare è lottare senza mai piangere, allenare è dare armi alla tua squadra di ogni tipo,  tiro dall’arco come post bassi. Allenare è quello che sta facendo lui da anni, con risultati che, commisurati a quanto a disposizione, sono straordinari. La ferocia è quella del Billy di Peterson.
  • La questione primo posto, dopo il pomeriggio della domenica, parrebbe essere rimasta questione riservata a Milano e Venezia. La spallata definitiva ad Avellino potrebbe essere data proprio col prossimo turno. Inspiegabile quanto accaduto negli ultimi due mesi alla squadra di Sacripanti, passata da una pallacanestro dominante alla fragilità totale di oggi. Venezia è contender seria, come sempre negli ultimi anni attenta ad inserire i tasselli giusti per il mosaico. Visto che è domenica di pareri personali, ecco l’ultimo: Austin Daye, se trova atteggiamento e collocazione giusti, in questo torneo non ha eguali.

OFF TOPIC – Non è nemmeno pallacanestro, non si dovrebbe nemmeno parlarne. Lo show di personalismi degli arbitri di ieri sera meriterebbe più di un provvedimento. Le regole ci sono e vanno rispettate. Farle rispettare col paraocchi e la totale incomprensione di quel che accade in campo dimostra semplicemente la totale incapacità a svolgere un ruolo.

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Un pensiero su “Il giorno dopo Milano-Trento: la certezza Gudaitis, la palla che si muove e qualcosa su cui interrogarsi. Con un occhio alle avversarie.

  1. Concordo su tutto, specie sulle considerazioni relative alla bravura di coach Buscaglia. Mi permetto solamente di far notare che Sutton e’ spesso irrequieto e nervoso e palesa in maniera evidente il suo disaccordo con gli arbitri e cio’, a lungo andare, puo’ nuocergli. Putroppo non e’ sempre facile per gli arbitri trovare un compromesso tra regolamento ed elasticita’. Certo e’ che sabato ne ha perso la bellezza del match.

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