La (dubbia) legge del mismatch, l’arrogante lettura di Jasikevicius, il silenzio stampa dei giocatori. Insomma, Kaunas

Olimpia Milano che cade a Kaunas, giocando 28’ di ottima intensità, e venendo meno in maniera abbastanza netta negli ultimi 12’. Tre punti un po’ diversi dal solito per raccontare una “strana” serata, che consegna i playoff alla squadra lituana, seppur non matematicamente.

«Creano molti mismatch» dice Simone Pianigiani, per raccontare quella che lui ritiene una difficoltà “originale” per la sua Olimpia nel confronto con i lituani. Guardando il parziale decisivo, ovvero il 12-0 a cavallo tra terzo e quarto quarto del match, Jasikevicius presenta in campo Pangos, Milaknis, Toupane, White e Jankunas. Ovvero un quintetto atipico, senza un centro di ruolo, ma con fisicità e atletismo negli spot di tre e di quattro. Tuttavia, non può essere solo mismatch se Jerrells non tiene Pangos sul primo palleggio dopo il secondo blocco, e se a rimorchio White si “divora” il ferro milanese. Di fatto, l’unico vero mismatch nell’attimo culminante è un blocco che porta White ad essere servito in profondità con Bertans alle sue spalle;

«Non sono mai stato preoccupato, la mia squadra ha controllato il match dall’inizio». Dichiarazione ardita di Sarunas Jasikevicius, da cui ci permettiamo di dissentire. Certo: quando ti basta dare una spallata per battere una Milano che produce poco offensivamente, tutto concorda con la frase finale: «abbiamo fatto quanto avevo richiesto prima della gara». Ma dove sta la normalità negli zero punti di Goudelock e Micov? Si potrebbe allora dire: «Abbiamo poi continuato a sbagliare tiri aperti, e per vincere qui con la loro fisicità e aggressività devi essere in grado di fare canestro e segnare i buoni tiri che crei» citando Simone Pianigiani. Milano ha difeso, combattuto, e creato i presupposti per vincere. Se i due migliori realizzatori di squadra (in assenza di Theodore) producono zero, anche con tiri aperti e ben costruiti, non può certo essere merito del disegno pre-gara del coach avversario;

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Post-gara. L’attendibilissimo giornalista lituano, Donatas Urbonas (colui che annunciò la firma di Mantas Kalnietis a Milano, ndr) annuncia su Twitter la decisione del gm di Olimpia Milano, Flavio Portaluppi, di non concedere alla stampa locale i giocatori lituani, Arturas Gudaitis e Mindaugas Kuzminskas, dopo la sirena. Come precisato poi dal sito 24sek, il club non ha concesso a NESSUN GIOCATORE di rilasciare dichiarazioni (come previsto da EuroLeague), riservando ogni dichiarazione al solo Simone Pianigiani in sala stampa. In Lituania il basket è religione, i giornalisti numerosi, la necessità di informazione pari al nostro mondo calcistico. Kuzminskas e Gudaitis sono stati così al centro del mirino dal loro arrivo a Kaunas, con l’ingombrante “fantasma” di Mantas Kalnietis alle loro spalle. La domanda su play lituano ha solo sfiorato alla vigilia Arturas Gudaitis («Non commento, è una decisione del club»), mentre ha trovato una posizione più definita in Mindaugas Kuzminskas (sempre molto disponibile con la stampa): «Da amico mi dispiace. Potremmo trovare un buon feeling in campo». Nel dopogara, commenti ulteriori sul “caso Kalnietis” sarebbero stati superflui, ma un’”entità” che chiameremmo “nervosismo” ha prodotto una scelta di silenzio globale. In sala stampa, Simone Pianigiani, ha poi preferito non andare oltre: «Kalnietis? Scusate, la gara è appena terminata. Parlo di chi era presente». Ecco, chi scrive ritiene Kalnietis un sacrificio necessario, e un prodotto negativo delle sue stesse prestazioni negative, considerate tali anche nel giorno del suo addio allo Zalgiris Kaunas. Ma al 21 marzo, con il non tesseramento in Italia, e le due non convocazioni in EuroLeague, certamente un: «Mantas Klanietis non rientra più nei piani della società per scelta tecnica» non farebbe male a nessuno. Anzi. Perché, se ancora non è chiaro, Mantas Kalnietis non vestirà più la casacca di Milano, a meno di colpi di scena, leggasi infortuni gravi.

Ps. Il silenzio stampa post-Zalgiris è stato una scelta improvvisa, almeno per i giocatori. Lasciando il palazzo, Kuzminskas si è detto dispiaciuto: «Parlerei sempre, ma è una scelta del club», mentre Gudaitis è stato netto: «Scusatemi, ma mica posso farmi multare».

Alessandro Luigi Maggi

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11 pensieri su “La (dubbia) legge del mismatch, l’arrogante lettura di Jasikevicius, il silenzio stampa dei giocatori. Insomma, Kaunas

  1. Inizio a pensare che il fallimento potrebbe essere meno deprimente di questa Olimpia Milano. Per essere felice devo in ogni caso andare con la memoria a D’Antoni, Djordjdevic, Gentile, Gallinari, molto indietro nel tempo. E il nostro livello di gioco rimane, allenatore dopo allenatore, da Prima Divisione.

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    1. Non posso certo influenzare i tuoi gusti e le tue ambizioni. Certamente sono tre anni buoni che non ci si diverte davvero. Ma qualcosa sta società l’ha anche vinta. Non siamo fermi, sbagliamo tanto, ma non siamo fermi.

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  2. Nella partita di andata a Milano , jasi aveva detto ad alcuni media lituani che siamo la barzelletta d’Europa da anni , giustamente , e pensi che fosse preoccupato di vedere una banda di scappati di casa , guidati da un pregiudicato incompetente ???
    Poi la perla finale di NON permettere ai tuoi lituani di parlare coi loro media , chapeau !!

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    1. Anche Bartzokas non era preoccupatissimo, e si è visto com’è finita. E i lituani in Lituania hanno parlato, più e più volte. E’ quello che ho cercato di raccontarti. Grazie per il commento ovviamente

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  3. Con l’assurda regola dei 16 tesseramenti, ci sta che finora Kalnietis non abbia giocato in Italia pur dovendo registrare almeno un paio di tesseramenti davvero sprecati. Un po’ meno comprensibile l’averlo messo fuori squadra. Ha ragione Kuzminskas (da sempre un 3 con occasionali apparizioni da 4, per l’allenatore un 4 e stop…) quando dice che avrebbe buon feeling con Mantas, entrambi amano il gioco in velocità, si è visto anche a Kaunas un Minda che cercava la transizione a costo di portare lui palla in attacco anzichè lasciarla alla flemma di Jerrells. Ci sono 3 lituani che si conoscono, assurdo non sfruttare questo plus. Da Firenze Theodore è fuori, era l’occasione per riattivare Mantas ma dietro questa scelta della società c’è sicuramente dietro qualcosa che non sappiamo; dare fiducia a Cinciarini (inadeguato in EL) e provare Jerrells come play come test in caso di emergenza nei playoff è una bella scusa per coprire altro. Kalnietis non è Westbrook ma piuttosto che vedere Cinciarini con i difensori che passano in quarta forse era meglio schierare colui che a tutti gli effetti è ancora il playmaker titolare della Lituania. Il fallimento totale di pianigiani, gioco, risultati e gruppo è sotto gli occhi di tutti. Se ha un briciolo di coerenza si dovrebbe dimettere ieri.

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  4. Il bavaglio messo ai lituani post gara è qualcosa che nel 2018 è incomprensibile. La risposta di pianigiani ad una scontatissima domanda su Kalnietis qualcosa di poco rispettoso nei confronti degli addetti ai lavori, dei tifosi e popolo lituano. Io mi chiedo perchè in conferenza stampa in Italia nessuno fa domande a pianigiani riguardo il suo operato e quello della società. Hanno paura di qualcosa?

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  5. Pianigiani non ha convinto: e’ chiaro a tutti. Ora, prima del match con Valencia, si lamenta della stanchezza e di qualche infirtunio. E’ tutta la stagione che cerca scuse ma non ha mai presentato le sue, di scuse per il non gioco, i risultati, la mentalita’. E noi tifosi gia’ a febbraio pensavamo gia’ alla prossima stagione… qualcosa non quadra!

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  6. Un po’ di delusione ci sta, l’assalto a Pianigiani secondo me no.

    Ci sono chimiche che riescono subito, altre che richiedono tempo. Questa è una squadra molto giovane, non ha nemmeno un anno, deve ancora trovare il suo clic – e non è escluso che la presenza ingombrante di Theodore abbia impedito lo svolgimento di molti processi di crescita collettiva.

    Un po’ di delusione per non aver veramente significato in EL, ma siamo comunque migliorati rispetto all’anno scorso, fatto qualche bella partita. Non basta, certo, ma alcune squadre hanno bisogno di tempo, per crescere, a volte non bastano i mesi.

    In campionato siamo al primo posto, forse in modo non esaltante, ma sempre il primo posto.
    Lo staff ha permesso la valorizzazione di Gudaitis e Tarczewsky, che lavorando da noi sono molto migliorati, e non è un risultato da poco, anzi è un bellissimo successo.
    Perché messa a posto la questione del play-making, possono davvero spostare le partite.

    Un po’ di delusione ci sta, è evidente, perché questa non è una squadra esaltante, però a guardare bene non lo è per colpa della sua discontinuità, perché qualche partita esaltante l’ha fatta, qualche bella vittoria, qualche punteggio esagerato, qualche rimonta emozionante, tutte punte che mostrano ancora un potenziale.
    Poi ci sono state le cadute, e c’è l’incertezza costante del rendimento, anche se ultimamente si vede una certa maggiore durezza mentale.
    L’incostanza di rendimento è il tipico difetto di gioventù, come infatti questa è una squadra giovanissima.
    Pianigiani un po’ ha deluso per non averla saputa quadrare prima, ma in fondo ci sta: difetti di gioventù, possono svanire in un attimo.
    L’assalto a Pianigiani quindi secondo me non ci sta. E di certo non può essere il campo la sua fonte.

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  7. In eurolega difficilmente avremmo potuto fare peggio dello scorso anno. Comunque non credo potessimo aspettarci molto di piu’ di quello che abbiamo raccolto. La classifica mi sembra veritiera. Quello che manca e che imputo al coach e’ “la squadra”, l’insieme, il gioco, la voglia di piegare le gambe in difesa. In Italia siamo primi ma stentiamo un po’ troppo, secondo me. Il nostro roster dovrebbe farci dominare ma cio’ non accade perche’ manca l’aspetto “mentale”, l’approccio. E questo deve venire dal coach ed i giocatori lo devono veicolare come un contagio. Ciao

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