L’Olimpia di Pianigiani cade miseramente a Varese: è lecito mettere in discussione la guida tecnica?

Se è “inaccettabile” per lo stesso Pianigiani, si può tranquillamente dire che quello messo in scena  ieri sera dalla squadra milanese è uno spettacolo indecoroso per lunghissimi tratti della gara.

Vi sono francamente poche giustificazioni per la prova di Masnago, così come ve ne erano poche in precedenza per il salvataggio miracoloso con Cremona piuttosto che per tante altre occasioni. E ciò che allarma di più è che, fatta salva la prova di Vitoria, il lato squisitamente tecnico del gioco biancorosso è in costante peggioramento dall’inizio della stagione, quando qualcosina si era visto, sebbene regolarmente accompagnato dalle ormai risibili “belle sconfitte”. Sul piano della “garra” meglio soprassedere, guardando alla faccia di molti giocatori.

La consuetudine dell’analisi in 5 punti meriterebbe una sana eccezione oggi, poiché quanto emerso nel posticipo di Varese richiederebbe un’edizione speciale di un’enciclopedia degli orrori cestistici, tuttavia provo a separare ciò che mi pare più vistoso nel desolato quadro della non pallacanestro espressa. Partendo dal presupposto che Attilio Caia e la sua squadra meritano un grande applauso e tanto rispetto, poiché con molto poco in termini di talento, sono riusciti ancora una volta a fornire una prova di valore.

  • Sgomberare il campo dagli equivoci è la cosa principale, quindi giusto dire che il tiro da tre non sia  entrato mai, nemmeno in almeno dieci occasioni ben costruite. 10 è poi anche il numero delle conclusioni dall’arco entrate, ma 36 il numero della discordia e della pochezza milanese. Continuare a tirare dall’arco senza mai attaccare il ferro e sfruttare una prevedibilissima, netta superiorità nel pitturato è colpa non più casuale. Semplicemente, ad oggi, Milano non sa andare in area con costruzione e continuità tecnica: ciò che di buono, direi ottimo, hanno fatto sinora in stagione Gudaitis e Tarczewski, se lo sono ricavato da soli con applicazione e lavoro sporco, totalmente dimenticati da un’organizzazione inesistente e da piccoli che nemmeno li guardano. Ma questi piccoli non li guardano perché non ne sono in grado oppure perché il piano partita prevede questo? Il basket, da sempre, è equilibrio tra dentro e fuori, ciò che l’Olimpia non è.
  • A livello fisico è da inizio stagione che ci sentiamo ripetere che mancano energia e lucidità per i troppi impegni. Se qualcuno lo avesse dimenticato, questa è Milano e gioca l’Eurolega:  aveva una previsione tra le 61  e le potenziali (ora non più…) 89 gare. Se non si è in grado di gestire questa cosa e la si considera un limite invalicabile è bene farsi da parte, chiunque sia il responsabile. Intanto sarebbe finalmente ora che ci venisse chiarito perché troppo spesso i giocatori sono stremati (“cotti” nelle parole del coach stesso): il tutto, magari, con la panchina che vede regolarmente più di un uomo non utilizzato, anche in contesti perfettamente adatti al proprio livello. O si sono scelti atleti fisicamente limitati nelle loro possibilità, oppure sono gestiti e preparati male.
  • Dal punto di vista squisitamente tecnico la pallacanestro di Milano è pessima, molto vicina ad essere inguardabile. Che scegliendo un determinato coach, e parlo solo di profilo tecnico, non di altro, si sapesse a che tipo di gioco si andasse incontro avrebbe dovuto essere noto a tutti. Ma che si giocasse in modo così monodimensionale, scontato e prevedibile, francamente era impensabile. Le partite di basket vere si contano sulle dita di una mano, nemmeno quello forse. Se ti serve il 62,5% da tre per battere Malaga, è chiaro che ti manca molto, quasi tutto, ed allora è quasi normale che tu possa rischiare tantissimo con Cremona e perdere con Varese. Con l’aggravante di un contesto di #LBA che è sì leggermente migliorato nella media rispetto agli anni scorsi, ma resta quello di una sorta di D-League europea, ben lontana dai tornei che contano. La Siena di Pianigiani, al netto di ciò che la storia ha detto, era squadra di energia, di difesa, di ritmo: tutto ciò che oggi non esiste. Non è accettabile che non si possa vedere un taglio fatto bene, che sia un backdoor od un flash dal lato debole, che i blocchi siano portati con sufficienza e tanta morbidezza, che sul lato debole vi sia solo staticità che aiuta le difese a lavorare meno. Ed allora? Allora questa guida tecnica può essere messa in discussione, eccome se è possibile, anche da chi odia per principio i cambi di allenatore. Guida tecnica che oggi mi pare molto inadeguata. Capita a tutti noi nella vita quotidiana, non vedo perché non sia lecito porsi delle domande  di fronte ad uno spettacolo così misero. Perché un triennio può essere lungo…
  • Abass e Pascolo non sono due fenomeni, penso sia chiaro a tutti. Non fai i Playoff di Eurolega con loro, è altrettanto certo, e non vinci nemmeno dieci gare in quel torneo. Ma che non possano dire la loro in Italia è una sacrosanta bestemmia. L’utilizzo ed il pronto accantonamento, che si susseguono ormai in forma nevrotica,  hanno il solo effetto di “bollire” ulteriormente un roster che parte da mille giocatori per ridursi a poche certezze, che diventano automaticamente “non certezze”. Se c’è altro, tipo problemi fisici etc, che si utilizzi una buona forma di comunicazione per renderne edotti noi comuni mortali. perché il silenzio comunicativo di Milano è un’altro fattore largamente incomprensibile. Di fronte alla trasparenza, la gente capisce, fa quadrato e non svuota il Forum.
  • Energia, come detto, mancanza di vissuto (basta ve ne prego, si è perso o vinto poco gloriosamente anche con chi ha cambiato pure il custode della palestra…), infortuni (chi non li ha?), calendario (torniamo a quanto già sottolineato?) e progetto triennale. Il mantra di quanto ci è stato detto in 5 (!) mesi è riassunto in questi concetti, che ormai anche i bambini delle elementari considerano noiosetti. E’ ora di dire basta e di svoltare. Questo “maniavantismo” è il miglior modo per preparare la propria squadra a perdere la prossima gara. Nulla di peggio che giustificare continuamente prestazioni del genere. perché si può perdere, è sport, ma non lo si può fare rendendo sul primo passo Ruzzier uguale a Norris Cole o Tambone pressoché simile a De Colo. Con rispetto e realismo verso tutti. Il tempo stringe, ma è tale la profondità del roster milanese che, se sfruttato ed utilizzato a dovere, può dare soddisfazioni e risultati sia nel breve, leggi Coppa Italia, che nel medio periodo, tradotto in Scudetto. Tutto il resto sarebbe il nulla, come è oggi.

 

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3 pensieri su “L’Olimpia di Pianigiani cade miseramente a Varese: è lecito mettere in discussione la guida tecnica?

  1. Condivido in toto se non nel pizzico di ottimismo espresso in fondo all’articolo. Se si continuano a “bollire” i giocatori, che gia’ scendono in campo con la paura, non si ottiene nulla se non scoppole micidiali. Manca il gioco. Manca la leadership. Manca il gruppo. Manca la forma fisica. Forse forse qualche responsabilita’ di coach e tecnico deve pur esserci….

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  2. A questo punto ci sta qualsiasi sospetto, anche sul tecnico, non discuto. A me però l’osservazione del campo dice che dipende tutto dai tre americani, gli esterni. Se giocano si vince, se fanno come a Varese si perde in modo desolante. Ieri Micov, Pascolo, M’Baye e Gudaitis hanno giocato e non male. Non so cos’abbiano i tre americani, ma è difficile accettare che tutta una squadra e un pubblico debbano soffrirne i capricci. I gesti prima disperati e poi di stizza di Gudaitis in area, che chiede il pallone, si rispecchiano, secondo me, anche nella giornata opaca – credo per frustrazione – di Bertans, che ha sempre ricevuto la palla nei tempi sbagliati, fino a innervosirsi e quindi sbagliare tiri che lui mai nella vita. Sembra che Theodore e Goudelock giochino solo tra loro due. Questo si è visto in campo, ed è difficilmente negabile. La responsabilità dell’allenatore semmai, se ne vogliamo discutere, sta nel lasciarli in campo quando fanno così. La correzione da fare sta nell’atteggIamento di quei tre, nelle ragioni del loro evidente scontento, e nelle soluzioni che il team saprà trovare. Noi pubblico non abbiamo occhi in spogliatoio. (Palmasco)

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