Banchi passeggia sulle rovine attuali di Milano

La decima di campionato sancisce la crisi di Milano, da qualunque punto di vista la si voglia analizzare. Una Fiat Torino determinata ma ben lontana dai valori espressi ad inizio stagione dispone con un certa facilità di una squadra che oggi è disastrosa tecnicamente, mentalmente e, di conseguenza, come risultati. Siamo a dicembre, ovvio e ragionevole che non si debbano trarre conclusioni definitive, tuttavia lo spettacolo offerto dai milanesi è veramente desolante e lo è almeno per la quarta gara consecutiva: Efes, Reggio Emilia e Khimki sono state l’ovvio e scontato prologo cestistico alla gara di Torino. Le stesse parole di Pianigiani in sala stampa palesano, forse per la prima volta, un grande imbarazzo di fronte ad una situazione che, principalmente in Italia, il coach di Siena non aveva mai “vissuto”. Benvenuto a Milano, nel tritacarne (“friggitoria”, la definizione di un coach di Eurolega) che non risparmia nessuno.

Pressoché inutile parlare di una partita dalla cifra tecnica decisamente bassa, in cui sin da subito è emersa la maggiore voglia sabauda di mettersi alle spalle il periodo nero, quello in cui Milano pare invece affondare, firmandosi giustificazioni che una volta si chiamano mancanza di energia, una volta infortuni, una volta calendario ed un’altra inserimento di troppi nuovi giocatori. Praticamente situazioni con cui convivono la stragrande maggioranza delle squadre europee.

I numeri hanno detto due cose fondamentali: 20 su 60 al tiro (6 su 30 dall’arco) e 46-35 Fiat a rimbalzo. Di fronte a tali statistiche passa quasi in secondo piano l’ennesima prova in cui le perse sono più degli assist per i biancorossi: il fatto di aver perso nettamente contro chi è stato, da questo punto di vista, perfino peggiore (13-17 il dato dei padroni di casa) la dice assai lunga su quanto visto in campo.

Entrando nel dettaglio, è vero, sempre secondo quanto appreso dall’allenatore della squadra sconfitta, che molti tiri da 3 sono stati “buoni tiri”, ma sarebbe forse giusto sottolineare che questi benedetti tiri escono troppo spesso poiché le gambe e la testa non ci sono. Manca l’appoggio fisico che dà, di conseguenza, la tranquillità mentale. Il tredicesimo posto in #LBA col 30,1%, tra l’altro su 22,9 tentativi a serata, ovvero con solo tre squadre che ne tentato di meno (AV-TO-PT), accompagnato dal decimo posto in Eurolega col 35,29% (23,1 le alzate di mano dall’arco di media, qui sul settimo gradino della voce statistica), parrebbero un controsenso nell’analisi dell’esteso momento no milanese. In realtà il problema è che la soluzione dalla lunga distanza è più che fondamentale per un attacco che gioca su pochi possessi (solo Capo tira di meno in A ad esempio), poiché molti dei 24 secondi vengono sprecati con palleggi inutili, dopo un primo “pick and roll” ininfluente, con tutti gli altri a guardare. Ovvio che, in totale mancanza di altre soluzioni plausibili, se non fai canestro dall’arco sei offensivamente a pezzi. E se il dato dei tiri tentati globale è migliore contro le squadre più forti, ovvero in Eurolega, è chiaro che vi sia una maggiore attenzione e concentrazione sul palcoscenico europeo, nonché l’incidenza del ritmo più adeguato quando nelle operazioni è coinvolto Mantas Kalnietis. Il che, francamente, viste le prestazioni non eccelse ed almeno altalenanti del lituano sinora, è tutto dire.

Ed è altrettanto inutile parlare di singoli, perché l’onda anomala della situazione milanese sta travolgendo tutto e tutti, con la sola eccezione di Tarczewski e Gudaitis, che stanno globalmente facendo bene, tuttavia eternamente in lotta col problema dei falli. Una cosa, però, si può dire: se l’anno scorso in panchina a Torino fu vergognosa l’immagine di due giocatori che se la ridevano e, come scolaretti “beccati” a copiare, interruppero la risata alla vista della telecamera, le facce di ieri, come di tante delle ultime gare, trasmettono un messaggio di sfiducia e tristezza infinite. Ragazzi, giocate nell’Olimpia, fate il lavoro più bello del mondo ed in condizioni assai privilegiate: forza e coraggio, ci son cose peggiori nella vita. Provate ad aver voglia di competere sul campo, con un sorriso che sia feroce, con un tuffo su una palla vagante che vale più di un “tweet”.

In America direbbe senza mezzi termini che coach Banchi ha “outcoached” il suo rivale Pianigiani, soprattutto dal punto di vista mentale della preparazione alla sfida. Può accadere, nulla di strano, tuttavia al coach dell’Olimpia oggi vorremmo solo porre qualche domanda, chiara e condivisa da quasi tutto il popolo biancorosso, riguardo quello che vediamo in campo. Ed allora gli abituali 5 punti della nostra analisi si trasformano in quesiti: sia mai che ne possiamo capire qualcosa pure noi.

  • Perché sono due mesi che sentiamo il disco rotto della mancanza di energia? Tradotto, perché la squadra non sta in piedi?
  • Perché in totale assenza di difensori sul perimetro e visto il non utilizzo di Abass, Zoran Dragic viene ceduto?
  • Perché non vi è alcuna alternativa al “p&r” in attacco?
  • Perché anche quando quel “p&r” viene ben eseguito vi sono almeno due giocatori immobili sul perimetro che non si adeguano a quel che accade sul campo?
  • Perché, in una gara abbondantemente persa ad inizio ultimo periodo, Micov sta in campo 33 minuti?
  • Perché Tarczewski improvvisamente esordisce in campionato? E’ cambiato qualcosa nel futuro, se ve ne è uno, di Patric Young?
  • Perché Davide Pascolo ha il minutaggio di un esordiente in A? Non sta bene oppure non è pedina valida nello scacchiere tecnico previsto?
  • Perché il contropiede non esiste strutturalmente, né come esecuzione, né come regole?
  • Perché la transizione offensiva ha gli aspetti della transumanza?
  • Perché quasi tutte le squadre hanno problemi (soprattutto in Eurolega) simili, ma solo a Milano vengono utilizzati per giustificare prove inadeguate?

Domande normali, domande lecite: una semplice risposta chiarirebbe tante cose e potrebbe ridare fiducia ad un ambiente che non si può pensare al capolinea dopo soli tre mesi.

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8 pensieri su “Banchi passeggia sulle rovine attuali di Milano

  1. Io non ho capito una cosa: ma voi a quello che scrivete ci credete? Come fate a non vedere che la squadra NON LOTTA mai. Come fate a non scrivere che la cessione di Fontecchio è stato un errore? Ma voi, la partita Torino – Milano l’avete vista oppure no?

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    1. Certo che ci crediamo e mi pare che la disamina sia abbastanza chiara. Se non è evidente quello che si pensa di questa squadra dopo quanto scritto negli ultimi giorni, non saprei proprio cosa potrebbe esserlo. Su Fontecchio credo personalmente sia stato un errore, ma non certo, oggi, quello più marchiano.

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    2. Io credo che la disanima sia corretta.
      Le mie domande:
      Se Jerryls, Micov e Bertrans sono stanchi perche’ Cinciarini non gioca 30-35 minuti? Perche’ Abbas dorme in panca? Perche’ Fontecchio non c’e’ piu’?
      Ma soprattotto: perche’ al 10 dicembre son gia’ tutti stanchi??
      Perche’ Pascoli gioca cosi’ poco quando l’altro 4 e’ praticamente nullo?
      Ma sporattutto: non e’ per caso un rapporto guasto tra coach e giocatore?
      Cosa abbiamo preso a fare un lungo come Cusin, uno dei piu’ “limitati” visti negli ultimi 20 anni? E soprattutto: perche’ abbiamo preso Young se e’ rotto?
      Abbiamo ottimi tiratori da tre (Goudelok, Bertrans, Micov): perche’ non vi e’ un gioco con due o tre blocchi o un ribaltamento per farli tirare con un po’ di liberta’?
      Ma soprattutto: abbiamo 4 play. Perche’ tutti palleggiano e basta per 20 secondi ad azione?
      Ma la domanda piu’ importante e’ legata all’atteggiamento dei giocatori. A parte il Cincia e i due lunghi, nessuno si sbatte. Il mon verbale e’ eloquente: paura, non voglia, pigrizia. Perche’?
      Nessuno che incita i compagni, nemmeno i lungodegenti in panchina. Figure come quella di ieri sono indegne! La risposta a tutti questi quesiti, per me, e’ che lo spigliatoio e’ gia’ rotto, la squadra non c’e’. E il testo della stagione si preannuncia cupo: schiafgoni in eurolega e faticaccia in un campionato di livello sempre piu’ basso. Via coach e dirigenza. Creiamo un ciclo con giocatori italiani respinsabilizzati e stranieri non mercenari e soprattutto un coach degno di questo nome!

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  2. Le domande da porsi sono, in ordine:
    – Perchè Milano l’anno scorso ha comprato Tarzchewski (o come diavolo si scrive), un giocatore che gioca bene, ma poi nel momento della battaglia sparisce?
    – Perchè Milano ha confermato questo Tarzchewski?
    – Perché i giornalisti che seguono l’Olimpia lo esaltano?
    – Perché i giornalisti che seguono l’Olimpia difendono sempre e comunque il club?
    – Perché è stato messo sotto contratto un allenatore (Pianigiani) che vince solo quando ha in mano una squadra stellare?
    – Perchè i gionalisti RAI che ieri sera hanno fatto la cronaca diretta della partita non hanno detto chiaramente che l’Olimpia Milano NON LOTTA MAI?
    Finisco con il punto fondamentale della questione: Milano non è una squadra, è un’accozzaglia di buoni giocatori guidati da un tecnico inadeguato e seguita da un gruppo di giornalisti il cui spirito critico è peri a ZERO.

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    1. Tarczewski è stato uno dei migliori giocatori di questa prima parte di stagione a Milano. E’ il terzo rimbalzista di EuroLeague. E’ il centro di riserva. Che con Young potrebbe diventare il terzo centro della squadra. Ecco perchè è stato confermato. Le partite, ogni tanto, bisognerebbe guardarle. E non una, ma più partite.

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  3. Su Tarczewski aggiungerei due cose: la prima che finalmente abbiamo un giovane che stiamo sviluppando noi, che è sempre un risultato importante per una squadra che vuole essere grande. Lo staff ci lavora parecchio e la crescita individuale del giocatore è evidente, e il ragazzo lavora sodo ed entra in campo dando tutto con personalità… La seconda è che con un play più aperto a pescare i compagni, Tarc che è un rollatore naturale – da quando è arrivato – potrebbe incidere ancora di più. Vederlo sbracciarsi nel cuore dell’area, spessissimo in posizione di vantaggio, a volte fa male. Se continua a crescere come sta facendo, e il raddoppio delle partite giocate lo aiuterà di certo, sarà difficile tenerlo – da un punto di vista contrattuale dico, che le offerte impareggiabili non gli mancheranno

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  4. Vi seguo assiduamente e mi piacerebbe avere un chiarimento in riferimento al passaggio “Domande normali, domande lecite: una semplice risposta chiarirebbe tante cose”:
    sono i giornalisti che non hanno il coraggio di porre queste domande a Pianigiani, o è Pianigiani che non risponde a queste domande?
    Grazie,
    Manuel

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