Tra Trento e Venezia: l’individualismo di Goudelock, il controllo del ritmo e l’assenza di circolazione di palla

Ore 18, con diretta su Eurosport 2 e Eurosport Player. L’Olimpia Milano gioca la sua quarta finale di Supercoppa in fila, che tra i confini nazionali diventa l’ottava nelle ultime dieci competizioni. Appuntamento a Forlì ovviamente, contro Venezia, ma ripartiamo dal 74-65 con Trento di sabato pomeriggio.

Avversario in divenire, molto più di Milano, che conosceva per la prima volta il nuovo playmaker Jorge Gutierrez, per poi perderlo dopo appena 12’. Gomes e Flaccadori non pervenuti, l’Aquila resta così in gioco con la fisicità di Behanan, Sutton e Shields.

Ritmo. L’Olimpia dice no a qualsiasi transizione, imponendo un ritmo da «piccolo trotto» al match. Trento domina a rimbalzo (l’Olimpia coglierà il primo offensivo solo nel terzo quarto) ben oltre il dato finale (31-39 per l’Aquila), meglio riflettere su ogni tiro per evitare facili transizioni agli avversari. E’ soprattutto Theodore a predicare calma palla in mano, ma in un gioco a metà campo manca totalmente l’appoggio sui lunghi in post;

Attacco. Tutta da costruire, come normale sia. L’attuale mediocrità non sta tanto nell’abuso del p&r centrale, quanto nell’incapacità di dare il via ad una confidente circolazione di palla dopo il primo blocco. Si leggono quindi soli tre assist per i rollanti (due giocate di Gudaitis, una di Cusin), e tante creazioni dall’uno contro uno figlie del talento, e della rapidità, di Theodore e Goudelock. I due piccoli firmano 34 dei 74 punti di squadra, 24 su 39 nel solo primo tempo;

Andrew Goudelock. 24 punti e 5 rimbalzi con 17 conclusioni tentate. L’Olimpia ritrova quel realizzatore che aveva smarrito dall’estate 2014, e questo era risaputo dal giorno della firma su un contratto biennale. Tuttavia, l’appellativo di «stella» è ancora là da venire: l’individualità era cosa riconosciuta a Istanbul (Fenerbahce) come a Tel Aviv (Maccabi), ma il tutto non è mai stato messo al servizio del collettivo. Basta guardare all’albo d’oro personale. L’obbligo, ora, è fare quell’ultimo passo.

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Simone Pianigiani, dunque, nuovamente all’opera. Le scelte della semifinale hanno confermato gli ultimi passi di preseason, con Mantas Kalnietis, Zoran Dragic e Kaleb Tarczewski seduti in tribuna. Da comprendere se la batteria esterni di Venezia, o la scarsa condizione di Bertans e Micov (e le difficoltà di Cinciarini) possano imporre qualche cambiamento…

Alessandro Luigi Maggi

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